Il sonno dell’educazione sessuale genera Sensual Coach

Vorrei provare, in questo piccolo e veloce articolo, ad unire una riflessione relativamente seria e una annotazione più leggera ma non meno importante.

È da alcuni mesi, infatti, che sul blog de Il Fatto quotidiano compaiono gli interventi di Bettina Zagnoli, reperibili all’indirizzo http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/bzagnoli/. La Zagnoli si definisce Sensual Caoch, organizza Dildo Party e tiene corsi di “educazione all’erotismo perduto” i quali, a quanto pare, insegnano alle donne cosa sia un “Magic Rabbit” o come si usino le “Boule de Geisha”. Per ulteriori informazioni sull’attività della Zagnoli, rimandiamo al suo blog http://www.bettinazagnoli.com/.

Ora, parafrasando una lettera di Steinbeck al proprio figlio adolescente ed innamorato che recita “esistono due tipi di amore: uno che rende liberi ed uno che rende schiavi”, esistono due tipi di educazione: uno che rende consapevoli e l’altro che rende idioti. Non voglio esprimermi sul lavoro della Zagnoli – ci mancherebbe, non ne ho le competenze – né vorrei commentare dell’utilità o meno di alcuni interventi del suo blog – l’ultimo, per esempio, ci illustra che alcune persone ascoltano musica mentre fanno sesso e, caso strano, non esiste una musica più indicata di un’altra perché essa dipende dalla propria sensibilità (osservazione a cui in pochi sarebbero arrivati senza una adeguata illuminazione professionale). Più che altro, vorrei far notare come l’attività della Sensual Coach sia la testimonianza più forte della situazione italiana nei confronti dell’educazione sessuale: grave, ma non seria.

Il lavoro di Sensual Coach, così come indicato nel titolo dell’articolo, è possibile solamente per la nostra completa analfabetizzazione rispetto al sentire ed al godere, che tanti danni ha provocato e continua a provocare. È proprio questa ignoranza nei confronti del piacere e della scoperta di sé, la radice della nostra incapacità di comprendere l’amore o di concepire l’atto sessuale non come fosse un mero bene di consumo (sostituendo, di fatto, il possesso alla passione). Quante violenze potremmo risparmiarci se fossimo stati adeguatamente guidati nell’età in cui non solo scopriamo la nostra razionalità, ma prendiamo anche possesso del nostro sesso?

In Italia, infatti, l’educazione sessuale è stata eliminata secondo una logica assolutamente miope, la quale preferisce non vedere e non sentire, salvo poi essere pronta subito a puntare il dito senza alcuna pietà o compassione. Insomma, un forte moralismo ha prevalso in un campo dove ambiguità ed incomprensioni possono generare non solo spiacevoli inconvenienti ma veri e propri drammi.

Invece, io credo, sarebbe ora di prendersi la responsabilità di educare in modo serio e sereno al piacere e alla scoperta del proprio e dell’altrui sesso, visto che la conoscenza di sé e degli altri passa, in primo luogo, per la consapevolezza profonda del proprio sentire e del proprio godere. Una consapevolezza che matura educando, in primo luogo, alla responsabilità nei confronti del proprio corpo, contro una società che ha fatto, della pura libertà, un imperativo categorico.

In primo luogo, quindi, abbiamo bisogno di essere seri e di ripulire la nostra morale da ogni macchia di moralismo. In secondo luogo, abbiamo bisogno di educatori capaci di far comprendere il valore del proprio sesso, il riserbo che dobbiamo avere per il nostro intimo, la gioia dello sperimentare (educare, in primo luogo, significa proprio dis-orientare) e la cura verso la propria dignità. Fare educazione sessuale non significa celebrare il funerale della passione, né sdoganare un godere lascivo ma apprendere e far comprendere il senso del nostro esser-qui come corpi, come animali gaudenti e razionali, come spiriti incarnati (se mi si passa l’espressione).

In conclusione, inseriamo ben volentieri il riferimento alla lettera del grandissimo Steinbeck (l’originale è reperibile all’indirizzo http://www.brainpickings.org/index.php/2012/01/12/john-steinbeck-on-love-1958/ ma online se ne trovano molte versioni tradotte) la quale, nella sua disarmante semplicità, illustra in modo assolutamente profondo cosa significhi rapportarsi con l’amore e con l’altro sesso. Questa lettera, rivolta al proprio figlio adolescente che per la prima volta sente dentro di sé qualcosa che si arrischia a definire amore, mostra molto bene cosa possa significare educare alla consapevolezza dell’amore e alla consapevolezza di sé nei confronti dell’altro. Dovessi iniziare una lezione di educazione sessuale, partirei proprio da qui.

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