Legge elettorale e post-democrazia italiana

Due settimane fa la Corte Costituzionale ha definito l’incostituzionalità del Porcellum, dichiarando illegittimi sia il premio di maggioranza che le liste bloccate. Una decisione che per quanto largamente prevista sconvolge il quadro giuridico e politico del nostro Paese.

Nei giorni immediatamente successivi si è aperta un’aspra discussione attorno agli effetti della sentenza; una lunga intervista uscita su Repubblica a Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Corte Costituzionale e “neo-saggio” della sinistra italiana, sembra aver chiuso il discorso attorno alla legittimità dell’attuale Parlamento italiano, in particolare dopo l’immediato beneplacito espresso da Napolitano a riguardo.

Con ordine: cosa sostiene Zagrebelsky? Il giurista ritiene che per il principio di continuità dello stato la sentenza non stravolga ex post 7 anni di storia costituzionale italiana: insomma, l’incostituzionalità della legge non può giuridicamente agire in maniera retroattiva su quanto avvenuto dalla sua pubblicazione, proprio perché non si può “sospendere lo stato” sostenendo che “tutto ciò che è avvenuto non vale”.

La non-retroattività della sentenza della Corte implica che essa sarà effettiva solo dal momento in cui usciranno le motivazioni in Gazzetta Ufficiale: da allora “la legge dichiarata incostituzionale non potrà più essere applicata”.

La conseguenza di questo ragionamento viene tratta a fine intervista: esiste il problema degli attuali eletti? “Si può ragionare così: l’elezione di febbraio è un fatto concluso, sotto la vigenza di quella legge. Quindi la giunta per le Elezioni non dovrebbe fare altro che trarre le conclusioni di quella elezione. Portando a termine la vicenda elettorale, secondo la legge vigente allora”.

I parlamentari hanno dunque piena legittimità formale, in barba alle accuse di Forza Italia e Movimento 5 Stelle. Non a caso, proprio all’autorevole commento di Zagrebelsky ha fatto riferimento Napolitano, dichiarando il giorno stesso: “Io la penso come Zagrebelsky, il Parlamento è legittimo”.

Tuttavia, la sensazione è che anche attorno alla sentenza si stia montando un velo ideologico (tutto italiano e coerente con 20 anni di protagonismo giuridico di magistrati e pseudo-tali) che non permette di leggere la realtà dei fatti: si confonde infatti il piano tecnico (la legittimità formale degli eletti) con quello politico (la legittimità politica di fare le leggi da parte degli eletti).

Si può condividere largamente il discorso di Zagrebelsky e il principio della continuità dello stato: il Parlamento non può formalmente essere sciolto e agisce nel pieno delle sue funzioni. Come nel pieno delle loro funzioni sono il Presidente della Repubblica (eletto due volte da un parlamento iniquo a causa del premio di maggioranza e composto da “non-eletti”) e la Corte Costituzionale (a sua volta composta da membri scelti da quello stesso presidente).

Ma la legge, soprattutto nell’ambito del politico, si nutre di sovrastrutture emotive, morali, culturali che la rendono efficace e rispettabile, “resa oggettiva della volontà soggettiva”[1].

È quindi della legittimità politica che si dovrebbe discutere: può da oggi in poi legiferare un Parlamento eletto con una legge incostituzionale? Le leggi fondamentali dello stato possono essere da oggi in poi votate da deputati e senatori non scelti dal popolo? La stessa legge elettorale può essere ripensata da questi non-rappresentanti?

Mentre Zagrebelsky riconosce il problema (“ci dobbiamo tenere istituzioni parlamentari che solo un cieco non vedrebbe quanto la attuale vicenda abbia delegittimato dal punto di vista democratico”), salvo bypassarlo con la logica emergenziale della salute pubblica, Napolitano continua a sostenere un gioco sporco: in nome della legittimità giuridica conferma e sostiene istituzioni politicamente illegittime. Niente di nuovo, se consideriamo l’insieme di atti con cui ha sostanzialmente stravolto la volontà popolare e condotto la nostra quotidianità politica ben fuori dai cardini delle leggi costituite e costituenti.

Il totale sovvertimento delle regole democratiche liberali e il loro asservimento alle logiche mercantili europee si fonda su bugìe e slittamenti semantici come quello appena descritto: “siamo nel mezzo di un processo di corruzione morale: coloro che detengono il potere stanno letteralmente cercando di spezzare una parte della nostra ossatura etica, di attenuare e dissolvere ciò che rappresenta probabilmente la più grande acquisizione della civiltà, la crescita della nostra sensibilità spontanea” [2]. A noi svelarne la realtà.

[1] G.W.F. Hegel, Fenomenologia dello spirito

[2] S. Zizek, In difesa delle cause perse

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