Crowdfunding: aziende, ragni ed altri piccoli predatori

In questo primo articolo del 2014, vorrei compiere una piccolissima riflessione su uno dei fenomeni che hanno segnato l’anno appena passato e che, a mio avviso, avrà un peso sempre più preponderante nel prossimo futuro per i motivi che cercherò di illustrare.

Tale fenomeno è il Crowdfunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento) il quale, per chi non lo sapesse, è una modalità di raccoglimento fondi per finanziare idee, eventi culturali o prodotti innovativi “dal basso”, cioè mettendo la propria idea sul web ed affidandosi alle donazioni volontarie degli internauti. Abbiamo già parlato di questo fenomeno su ViaLibera (http://www.vialiberamc.it/2013/11/13/il-crowdfunding-il-prestito-oltre-le-banche/) e abbiamo anche promosso la raccolta di fondi della Bottega di Hamlin (http://www.vialiberamc.it/2013/10/16/la-passione-per-le-arti-la-bottega-di-hamlin/). I prodotti sviluppati tramite crowdfunding iniziano ad essere molti, basti pensare al recente International CES di Las Vegas in cui sono stati presentati moltissimi dei progetti finanziati e che, entro l’anno, verranno commercializzati su vasta scala. Uno su tutti, l’Oculus Rift.

Sembra, quindi, che il crowdfunding sia una allettante ed inedita opportunità per chi è dotato di buone idee – e di buone mani – ma è sprovvisto di moneta per mettere in moto il processo creativo. Infatti, la possibilità di affidarsi alla rete per finanziare il proprio progetto è, senza dubbio, una delle innumerevoli possibilità aperte da internet, una possibilità che in tempi di crisi e di credit crunch è fondamentale per la sua spinta all’innovazione ed alla sperimentazione.

Ora, se per quanto riguarda le iniziativi culturali il ricorso a forme altre di finanziamento è praticamente diventata una necessità – quale azienda o ente pubblico è disposta a “sperperare” denaro in cultura, peggio ancora se si occupa di temi ai margini senza alcun tipo di brand riconoscibile? – altro discorso, a mio avviso, riguarda i prodotti dal forte valore commerciale.

La rete, infatti, si sta trasformando in una enorme divisione globale di Ricerca&Sviluppo in cui sempre più aziende pescano per il proprio business alla ricerca di prototipi, applicazioni e prodotti dall’altissimo valore tecnologico ed innovativo. È proprio questo «lieto fine», però, ad aprire una serie di interrogativi altamente problematici.

Le grandi aziende, infatti, iniziano a pescare un po’ troppo avidamente nel grande bacino del crowdfunding, sottoponendo così questo meccanismo ad una evidente, quanto pericolosa, distorsione. Mi sembra, infatti, che per molte aziende il crowdfunding sia una geniale mossa per non assumersi il rischio di investire tempo e denaro in idee dall’ignoto valore commerciale, lasciando che tale rischio venga pagato da altri salvo poi goderne i profitti una volta acquistata l’idea.

Il crowdfunding, di conseguenza, si sta trasformando in un dispositivo in cui l’onere dell’investimento viene scaricato sulla collettività – attraverso le libere donazioni degli utenti – mentre l’azienda ne gode soltanto gli onori. La scommessa associato all’investimento in Ricerca&Sviluppo dell’azienda viene, quindi, completamente bypassato, massimizzando ancora di più il guadagno che si ricaverà commercializzando l’idea pensata, finanziata e sviluppata da altri (in questo caso, la comunità degli internauti). Minimizzare i costi ed i rischi – meglio ancora, scaricarli su qualcun altro – per massimizzare gli utili. Una strategia che in tempo di crowdfunding sembra più redditizia che mai.

Iniziare a comprendere i rischi e le storture cui il meccanismo di crowdfunding viene piegato è sicuramente la via giusta per ritornare ad appropriarsi di un meccanismo vitale che dal basso vorrebbe promuovere innovazione e che, invece, produce solo nuove occasioni di sfruttamento.

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