La tagliola alla democrazia

Piaccia o meno, la giornata del 29 gennaio passerà alla storia della giovane democrazia italiana.

Laura Boldrini ha utilizzato, per la prima volta nella storia, la tagliola. È la stessa Presidente della Camera, con un post pubblicato nella sua pagina su Facebook, a spiegare cosa sia: “è uno strumento che consente al presidente della Camera di porre un termine per il voto finale sui decreti-legge (che, come è noto, devono essere approvati entro 60 giorni). Insomma, serve ad evitare che l’ostruzionismo finisca per fare decadere il provvedimento senza che l’assemblea abbia potuto votarlo”.

Sono seguiti episodi che poco e male si sposano con un Parlamento: su tutti, lo schiaffo del questore D’Ambrosuo (deputato di Scelta Civica) alla cittadina a cinque stelle Lupo.

Vorrei subito chiarire una cosa: Laura Boldrini, dal mio punto di vista, ha sbagliato. Non avrebbe dovuto fermare il dibattito parlamentare e procedere alla votazione. L’ostruzionismo è una delle poche forme, probabilmente la più efficiente, che le opposizioni hanno a disposizione per rallentare o impedire l’approvazione di provvedimenti che, a giudizio delle minoranze, risultano particolarmente negativi.

Ma cosa si è votato la settimana scorsa? La risposta a questa domanda mette a nudo tutti i limiti e le difficoltà che sta vivendo la politica italiana. Entro la mezzanotte di giovedì 30 gennaio il Parlamento avrebbe dovuto convertire in legge un decreto contenente disposizioni in materia di IMU e Banca d’Italia.

Ma per quale motivo il governo ha confinato in un unico decreto due provvedimenti tanto distanti tra loro? Qual è il nesso tra l’abolizione della seconda rata dell’IMU e la ricapitalizzazione di Bankitalia? Ed è curiosa, infine, l’improvvisa urgenza di modificare disposizioni ferme al lontano 1936, anno a cui risale la definizione dell’assetto della Banca d’Italia.

Il nesso, in realtà, a dispetto delle parole dei grillini, c’è: la ricapitalizzazione è servita a compensare le mancate entrate relative all’abrogazione dell’IMU. Restano, tuttavia, molte perplessità sull’operato del governo: perché cancellare l’IMU tout court, tagliandola anche a chi, invece, avrebbe la possibilità di pagarla? E perché, soprattutto, cercare denari freschi nelle zone di Palazzo Koch?

Il ricorso alla decretazione d’urgenza (unitamente, aggiungo, al voto di fiducia) è stato più volte denunciato dal Presidente della Repubblica. I fatti, però, dimostrano come i suoi appelli siano rimasti inascoltati.

Anche Laura Boldrini ha preso carta e penna per mettere in guardia Enrico Letta su questo tema.

Una politica debole ha tristemente ridotto il Parlamento ad un passacarte di governi frutti di coalizioni dal più che dubbio consenso popolare. Di più: si può parlare di delegittimazione politica delle camere, quando, per fare un esempio, la legge elettorale che si sta per votare è figlia di un accordo blindato stretto da due persone che, per motivi diametralmente opposti, neanche siedono in Parlamento? E che dire delle vicende relative all’articolo 138 della Costituzione? È azzardato affermare che molti deputati e molti senatori vedono nel dibattito parlamentare un inutile intralcio sulla strada dell’approvazione di riforme che, nel tempo, stanno assumendo un carattere vagamente mitologico?

“Fare qualcosa, purché lo si faccia subito” è il motto che ha portato, da un lato, il Movimento Cinque Stelle a sfiorare il 30% dei consensi alle ultime elezioni politiche e. dall’altro, Matteo Renzi alla segreteria del Partito Democratico.

E non vale, forse, il medesimo discorso quando l’obiettivo ultimo della nuova (?) legge elettorale è la governabilità? L’italicum, da un lato, prevede soglie di sbarramento altissime (ma, su questo, pare che i partiti stiano lavorando) e, dall’altro, offre un premio di maggioranza molto, troppo elevato. Alcune simulazioni prevedono un Parlamento abitato da tre o quattro partiti.

Verso quale modello di democrazia stiamo viaggiando? Oggi le opposizioni trovano il microfono chiuso; domani, invece, rischieranno di trovare sbarrate le porte del Parlamento.

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