Grillo, Boldrini e Renzi: la costruzione mediatica del nemico

Ora che il clamore mediatico intorno alla affaire Grillo – Boldrini si è concluso, è forse giunto il tempo di ragionare con più calma non tanto sull’evento in sé – che si è già dimenticato nell’enfasi collettiva per il nuovo leader fiorentino – quanto sul suo significato il quale, a mio avviso, nasconde una portata molto più ampia di quello che la stampa nostrana vorrebbe supporre.

Iniziamo con una constatazione, sicuramente non amichevole, in quanto non credo di avere alcuna simpatia per il M5S; tale non-simpatia, però, non mi impedisce certo di osservalo con imparzialità e, quando serve, indicarne le positività e gli elementi di valore.

In questo senso, inizierei subito affermando che ho trovato di cattivo gusto la puntata delle Invasione Barbariche con Di Battista, soprattutto l’atteggiamento provocatorio della Bignardi che pungolava ripetutamente il parlamentare del Movimento sulle simpatie fasciste del padre. Se, infatti, c’è una cosa importante che le tragedie greche ci hanno insegnato è che, forse, è giusto che le colpe dei padri non ricadano sui loro figli e non ne segnino, inevitabilmente, il destino ed il giudizio.

Di Battista, in un modo o nell’altro, non ha alcuna colpa del passato del padre – esistono molti uomini di cultura che si sono affrancati dall’imprinting politico genitoriale, basti pensare a cantautori come Ivan della Mea – e, anzi, dovrebbe essere una cosa positiva l’essere riusciti a liberarsi da una così pesante eredità. A mio avviso, bene ha fatto il portavoce del M5S, Rocco Casalino, a ricordare che con lo stesso metro anche il suo compagno dovrebbe essere additato quale possibile e pericoloso eversivo in incognito, cosa evidentemente stupida da qualsiasi parte la si voglia vedere.

Nello stesso modo, trovo davvero insopportabile il cannoneggiamento quotidiano che molti organi di stampa italiani “riservano” al M5S, trasformando in “caso” qualsiasi sospiro venga proferito dal più remoto dei sostenitori, strumentalizzando qualsiasi argomento al fine di ottenere un sentimento di sdegno da parte dell’opinione pubblica, evitando volutamente ogni coinvolgimento sui contenuti. Siamo d’accordo che la stupidità, di questi tempi, sarebbe un lusso che non ci si dovrebbe più permettere, ma anche esso fa parte dell’umano e ci sarà sempre qualcuno senza l’adeguata misura o l’adeguato contegno.

Ora, il “caso” Boldrini – Grillo. Non vorrei spendere una parola in più sul fatto – il contestato video caricato dallo staff di Grillo sul suo blog – ma indagarne il senso per comprenderne la funzione. È chiaro, infatti, che sarebbe sciocco pensare che Grillo ed il suo staff non immaginassero cosa sarebbe successo nei commenti caricando un video dal titolo «Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?». Tanto meno poteva esserne ignaro Casaleggio, uomo che ha costruito il proprio business personale sul web ed insieme al comico/politico di Genova ha sfruttato la rete fino a imporsi come uno dei tre partiti più votati dagli italiani.

È chiaro, dunque, che si voleva scatenare scientemente una reazione di quel genere e produrre una vasta eco come poi, effettivamente, è successo. Il perché, forse, è altrettanto chiaro: cementificare il proprio elettorato (magari aumentarlo) utilizzando come strumento il nemico esterno che ne minaccia l’esistenza. C’è, dunque, una sorta di costruzione mediatica del nemico, una costruzione che si è avvertita anche nelle consultazioni svoltesi a Palazzo Chigi in cui Grillo ha ulteriormente amplificato la retorica del “noi” contro “loro”, un “loro” talmente alienante verso cui non è possibile alcuna mediazione.

Ora, a scanso di equivoci, non voglio dire che Grillo abbia fatto male né che abbia fatto bene – non è un giudizio che mi appassiona – ma far notare la pericolosità di pratiche così escludenti che possono pericolosamente ritorcersi contro chi si illude di poterle controllare per sempre. Non sempre è possibile tenere sotto controllo un fiume che si è coscientemente portato a saturazione e la alluvione conseguente rischia di portare via ogni cosa, senza più alcuna possibilità di controllare l’onda di piena.

Quello che voglio dire, insomma, è che fomentare il proprio elettorato – o cercare di guadagnarne altro – mediante degli artifizi mediatici/retorici impedisce la creazione di una rabbia “consapevole” in favore di un livore molto pericoloso ed incontrollabile. La rabbia, invece che trasformarsi in azione, diventa semplice urlo, un tweet o, peggio ancora, una invettiva che impedisce il ragionamento e la presa di coscienza. È troppo comodo, poi, dire che tale livore è solo il prodotto di una qualche estremizzazione perché la responsabilità di quella estremizzazione sarà sotto gli occhi di tutti.

Ora, caro M5S, è tempo di diventare adulto e di abbandonare gli strumenti per ottenere un facile (quanto effimero) consenso ma di far valere quei contenuti che molto spesso siete gli unici a far valere e denunciare. Rimaniamo in attesa di questo scatto, altrimenti rimarrete solo un altro tentativo – fallito – di cambiare almeno un poco questo Paese in meglio (visto che i grandi leader, fiorentini o non, non ci hanno mai convinto).

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