Milenkovic e l’Orchestra Filarmonica delle Marche incantano il Teatro Lauro Rossi

di Luca Badaloni

La fondazione orchestra regionale delle marche (FORM) ha proposto per giovedì 20 febbraio, un concerto davvero interessante, per tutti gli appassionati di musica classica della regione, con ospiti e musiche davvero accattivanti. Un’intera orchestra filarmonica pronta a dare spettacolo e a coinvolgere qualunque curioso ascoltatore della zona.

Ospite atteso e rinomato, è sicuramente il violinista virtuoso Stefan Milenkovic; vero e proprio giovane fenomeno serbo della musica classica internazionale, esibitosi, appena adolescente, di fronte a personalità del calibro di Ronald Reagan, Mikhail Gorbaciov e Giovanni Paolo II. L’orchestra è diretta da David Crescenzi, ormai da anni direttore presso il FORM e non nuovo in ambito internazionale. L’inizio del concerto altro non è, se non un omaggio all’operista tedesco Christoph von Gluck, in onore al trecentesimo anno dalla sua nascita. Infatti viene proposta l’ouverture di Iphigénie en Aulide rielaborata da Richard Wagner nel 1847;  e proprio questa introduzione è ciò che rappresenta meglio l’intento dell’operista tedesco ed anche il clima complessivo della serata a venire.

Una fusione tra poesia e musica, una sorta di animo duale, che emerge continuamente durante tutto il concerto, altalenante tra pace e forza. Segue l’ouverture, il Concerto per violino ed orchestra in re maggiore. Op. 77 di J. Brahms, diviso in tre movimenti. L’orchestra sembra quasi preparare il pubblico per l’entrata in scena dell’atteso violinista serbo. Brahms ha scritto questo “concerto” per cambiare il rapporto esistente tra solista e i musicisti di “sfondo” cercando di donare un nuovo equilibrio, ovvero una forma di dialogo che l’arrivo di Milenkovic sembra mettere subito in discussione. Non è difficile notare quanto egli sembri sicuro di sé e pronto a regalare al pubblico una prestazione eccezionale ed egli ovviamente non delude affatto. Di fronte a cotanta abilità tecnica e raffinatezza d’esecuzione, lo scopo che si era proposto Brahms, di coniugare il rapporto solista-tutti,  sembra proprio destinato a fallire, anche se ad un ascolto attento si percepisce comunque la ricerca musicale espressa dall’orchestra. Milenkovic, quasi a fronteggiare il pubblico con la sua possanza, continua la sua prestazione eccezionale anche nelle parti “rallentate” del secondo movimento Adagio e per poi concludere con la rapidità ed i passaggi virtuosi del terzo ed ultimo movimento Allegro giocoso, ma non troppo vivace.  All’esecuzione di Brahms, segue una pausa, dove il bravissimo Milenkovic si mostra disponibile verso i propri “fan”, con autografi e fotografie.

Dopo il breve intervallo, l’Orchestra Filarmonica è pronta a regalare l’ultima grande esecuzione, ovvero la Sinfonia n.8 in fa maggiore, Op. 93 del grande Ludwig van Beethoven. Ovviamente ci si aspetta sempre una grossa carica emotiva da parte del notissimo compositore tedesco, ma questa volta, questa poco conosciuta sinfonia regala emozioni ben diverse. Fin dal primo movimento Allegro vivace e con brio, è possibile ascoltare la profonda influenza di Mozart e Haydn in questa composizione. Il sentore settecentesco continua a ripresentarsi per tutto il tempo dell’esecuzione, quasi in un crescendo continuo durante il secondo movimento Allegretto scherzando per culminare poi nei fraseggi del terzo movimento Tempo di Menuetto. In questa maniera, Beethoven sembra quasi ingannare l’ascoltatore dall’aspettativa romantica; si può percepire il suo tocco unico nei continui passaggi dal piano al forte, del quarto movimento Allegro vivace.

Alla fine del concerto, si è rimasti certamente soddisfatti, ma non appieno. L’esecuzione in sé per sé è davvero ottima da parte di tutti gli interessati, ma a parere di chi scrive è stata discutibile la scelta dei brani proposti. Il Concerto di Brahms per quanto edulcorato dalla presenza del grande Milenkovic, alla lunga manca di mordente e quasi annoia; sicuramente fa da contraltare l’inusitata sinfonia beethoviana, anche se questa non è di certo la migliore  sinfonia del famosissimo compositore tedesco; essa risulta comunque di miglior coinvolgimento rispetto al virtuosismo troppo “caloroso” di Brahms. In ogni caso, il concerto è risultato incantevole grazie al “fenomeno” del violino Milenkovic, ed alla proposizione di pezzi che comunque hanno fatto la storia della musica classica.

Comments

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *