Maxiprocesso NO TAV: la cultura emergenziale nei Tribunali.

Dopo la rabbia e l’incredulità scaturite dalle vicende giudiziarie del movimeno NO TAV, ben evidenziate dell’incontro del 22 febbrario presso il CSA SISMA di Macerata, (http://www.csasisma.org/2014/02/la-magistratura-creativa.html) s’impone a mente fredda una riflessione da avvocato e, soprattutto, da cittadina.

Come hanno s0ttolineato più volte gli Avv.ti  Paolo Cognini ed Aurora D’Agostino durante l’incontro, nello svolgimento del processo di Torino contro gli imputati coinvolti nelle proteste in Val di Susa, emerge in maniera inquietante un disegno politico da parte della magistratura. Molti sono gli elementi che depongono a favore di questa tesi: a partire, innanzitutto, dalla contestazione per alcuni imputati, del reato di attentato con finalità di terrorismo ed eversione in relazione a fatti che, al di fuori del contesto NO TAV, si  inquadrerebbero pacificamente nelle fattispecie di lesioni e di resistenza  a pubblico ufficiale.

Assistiamo, dunque, ad un rovesciamento della prospettiva: le proteste contro la prosecuzione dei lavori, espressione della sacrosanta facoltà di ognuno di noi di manifestare il dissenso,  principio cardine delle democrazie moderne, vengono addirittura mostrate come nemiche della democrazia stessa. In nome di un bizzarro concetto di  democrazia, si perseguono condotte che sono, invece, la reale essenza di essa.

Concetto bizzarro e pericoloso di democrazia, perché sottintende un giudizio di esclusività statale del diritto, sempre più spesso propugnato con sicurezza dalle parti politiche, che sottrae alla collettività qualsiasi azione di dissenso. Come a dire: solo ciò che proviene dallo Stato, inteso come complesso amministrativo, ed è quindi legittimamente approvato dagli suoi organi (si badi, “legittimamente” non è sinonimo di “lecitamente”) può far parte a pieno regime dell’ordinamento democratico; contestare la legge in maniera evidente diventa, per forza di cose, eversione. La stessa distorsione si presenta in relazione, ad esempio, al problema delle c.d. occupazioni abusive (abbiamo già trattato il tema: http://www.vialiberamc.it/2013/12/31/casa-de-nialtri-insieme-per-costruire-un-nuovo-immaginario/;  http://www.vialiberamc.it/2013/11/20/diritto-e-legalita-una-domanda-a-partire-da-una-occupazione/).

Anche gli organi giudiziari, a quanto pare, adottano questa visione, agevolati da un codice penale di stampo fascista, (il codice risale al 1942, non è mai stato riformato seriamente) e dalla cultura dell’emergenza che gravita attorno alle azioni del movimento NO TAV. Il conflitto sociale viene dunque rimosso dalle piazze, l’ambiente naturale in cui deve evolversi e suscitare dialogo e riflessione, bollato come eversivo e spostato nelle aule di Tribunale, luogo simbolo della repressione.

Tutto ciò che riguarda il movimento No Tav puzza di criminale. O meglio, è questo il modo in cui spesso i media e l’autorità giudiziaria coinvolta nel processo hanno deciso di mostrare la vicenda. Si è detto del disegno politico della magistratura coinvolta: come definire altrimenti il trasferimento del processo dalla sua sede naturale, ovvero il Palazzo di Giustizia di Torino, presso l’aula bunker del Carcere delle Vallette? O, ancora, la successione ravvicinata delle udienze nel tempo, tale da imprimere al processo un ritmo incompatibile con lo svolgimento sereno del lavoro dei difensori? Sottolineo che tali problematiche, seppur gravi, non hanno mai avuto la ribalta mediatica che, invece, è destinata ai fatti di resistenza incriminati. Eppure, si tratta di lamentele legittime, sollevate non già da manipolo di pericolosi terroristi, ma dai professionisti  del collegio di difesa che cercano, tra mille ostacoli, di lavorare nel pieno delle garanzie stabilite dal codice di procedura penale (qui, http://www.notav.info/post/gli-avvocati-dei-notav-cosi-e-impossibile-garantire-il-diritto-di-difesa/, il comunicato stampa dei difensori del 13 gennaio 2014)

Tra gli ostacoli ricordiamo, anche a giovamento di chi mastica un po’ di diritto processual-penalistico: la contestazione di figure di reato desuete o esageratamente gravi rispetto ai fatti concreti (es. devastazione e saccheggio, terrorismo con finalità di eversione); l‘estensione del concorso di persone oltre i limiti solitamente adottati dalla giurisprudenza; limitazioni varie nello svolgimento del contro-esame testimoniale da parte dei difensori, inesistenti nel codice di procedura penale, ma create da un’ordinanza ad hoc del Tribunale di Torino; la cadenza serrata del ritmo del processo, presumibilmente, allo scopo di arrivare il prima possibile alle condanne “esemplari”. Emblematico è, inoltre, il divieto di utilizzo dei locali del Palazzo di Giustizia per lo svolgimento del convegno forense intitolato “Conflitto sociale, ordine pubblico e giurisdizione: il caso No Tav ed il concorso di persone nel reato”, svoltosi il 2 dicembre, avente ad oggetto le anomalie del maxi processo.

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