Il maschilismo delle quote rosa

Riporto di seguito un articolo di Cecilia Calamani di Micromega, del quale condivido ogni singola parola, inerente la recente presunta “sconfitta” di tutte le donne a seguito della bocciatura delle quote rosa. Di fatti, come molte/i di noi, credo che la vera emancipazione femminile non passi attraverso l’imposizione di un qualcosa a favore di un qualcuno in quanto, appunto, qualcuno: i traguardi vanno raggiunti in base alle reali capacità dell’individuo, non in base a cosa abbia sotto l’ombelico. La verità è che se mancano ancora le donne ai posti di potere ciò avviene a causa della spaventoso deficit culturale del nostro Paese, non di certo risolvibile con una semplice operazione matematica. Senza contare, inoltre, il contraddittorio principio che sta alla base delle quote rosa: tentare di favorire le donne in questo modo significa, innanzitutto, inglobarle in un unico calderone, come se noi donne facessimo tutte parte di una categoria omogenea di persone, differenziata rispetto al resto  (uomini). L’idea mi rimanda tristemente all’immagine di un gregge. In secondo luogo, come logica conseguenza, penso alla perdita di individualità: ogni persona ha le sue peculiarità ed i suoi limiti, a prescindere dal sesso. Purtroppo, siamo ancora lontani dal liberarci dallo stereotipo di donna-vittima o comunque da proteggere, sostenere, aiutare. 

 

IL SESSIMO PASSA (ANCHE) DALLE QUOTE ROSA

In un suo post di qualche giorno fa, Giovanna Cosenza denunciava il sessismo del governo Renzi attraverso una lucida definizione: «Fare sessismo significa guardare una persona, e cioè valutarla, giudicarla, fotografarla, riprenderla in video, in una parola “definirla” (con parole e/o immagini), per il suo sesso, punto e basta. Non per ciò che sa, pensa, dice, sente. Non per quel che ha fatto o potrebbe fare. Non per la sua storia personale e/o professionale. Ma solo per il sesso che le si attribuisce, con tutti gli stereotipi che si porta dietro: vestiti, posture, comportamenti, tic vari. Ed è sessismo, attenzione, anche quando lo sguardo – il giudizio, la valorizzazione, la definizione – sono positivi, non solo quando sono negativi».

L’appello bipartisan delle nostre parlamentari per inserire nell’Italicum la parità di genere ha lo stesso sapore strumentale dello scegliere metà dei ministri donna (e sventolarlo come “progresso”). Parlare di necessità delle quote rosa nella rappresentanza politica è un boomerang che invece di favorire la parità dei sessi ne rimarca la disparità. Crea una specie protetta, da riserva indiana, che è propria del sessismo, non della parità. Che una donna valga in quanto “donna” e non in quanto “capace” cos’è se non sessismo?

In tutto ciò, poi, emerge un ulteriore controsenso. Con le liste bloccate dell’Italicum si costringono i cittadini a fidarsi delle scelte di partito senza poter esprimere le proprie preferenze. Le parlamentari promotrici dell’iniziativa, invece di battersi affinché gli elettori possano scegliere i loro rappresentanti (anche donne, s’intende), chiedono di aggiungere un’altra forzatura – ossia l’alternanza uomo-donna nelle liste e la parità numerica di genere dei capilista – a un sistema che già è antidemocratico. In questo modo non sarebbero discriminate le donne, ma lo sarebbero tutti gli elettori attraverso una doppia imposizione. Non solo non possono votare un candidato o una candidata, ma il loro voto andrà a un uomo piuttosto che a una donna seguendo una rigida regola numerica che prescinde dai meriti politici dei candidati, rosa o celesti che siano.

Curiosità. Tra le firmatarie dell’appello c’è l’ex ministro Stefania Prestigiacomo, che in un’intervista al Corriere dichiara che «a Berlusconi si deve riconoscere di avere avuto, nei confronti delle donne, in politica, un’apertura forte e concreta: nell’ultimo suo governo c’erano sei ministre». Ma ora, aggiunge Prestigiacomo, «lo dico con grandissimo dispiacere, però davvero Berlusconi deve fare i conti con un partito che su questi temi mostra ancora, dopo tanti anni, atteggiamenti gravemente retrogradi». Cioè colui che ha normalizzato la mercificazione femminile in politica sarebbe un cultore della parità tra i sessi. Chapeau.

Cecilia M. Calamani

(10 marzo 2014)

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/03/10/cecilia-m-calamani-il-sessismo-passa-anche-dalle-quote-rosa/

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