Macerata Trashware: intervista a Michele Massetani

Abbiamo intervistato Michele Massetani, co-fondatore del progetto Macerata Trashware, ideato e fondato da Martin Verolo. La loro idea si basa sul riuso di vecchie macchine hardware che la gente normalmente butta. Riteniamo che la questione affronti temi fondamentali quali riutilizzo, responsabilità sociale e civica, innovazione e abbattimento del digital divide.  Di seguito le domande postegli per e-mail.

Cos’è Macerata Trashware? Mezzi, persone ed obiettivi.

Macerata Trashware è un progetto di Risorse Cooperativa realizzato con il contributo del Comune di Macerata in collaborazione con l’Associazione Collettivo CSA Macerata, con il CEA del Parco di Fontescodella e con il Patrocinio della Provincia di Macerata. Attualmente la gestione è affidata ai volontari delle associazioni coinvolte e a un responsabile della cooperativa Risorse che si occupano di promuovere il progetto e di effettuare materialmente il trattamento dei pc. Il primo obiettivo è quello di sottrarre computer ancora potenzialmente funzionanti al circuito dei rifiuti e donarli alle associazioni che ne fanno richiesta. Ma scopo principe del progetto rimane quello di educare ad una corretta gestione dei prodotti informatici volta a diminuire l’inquinamento e lo spreco delle risorse del pianeta.

Ho notato che il progetto Trashware è presente in altre città di Italia. La tua idea è indipendente o hai preso spunto da loro?

Il Trashware nasce da lontano. E’ nato negli ambienti dell’open source e del software libero. L’idea del progetto è stata ripresa da esempi italiani ed esteri già esistenti.

Come vanno le richieste finora? Secondo te siete ben pubblicizzati?

Fino ad ora abbiamo privilegiato la comunicazione via web del progetto, e abbiamo lavorato soprattutto contattando quei soggetti istituzionali che hanno grossi quantitativi di materiale da smaltire. Questa strategia ha funzionato bene. Abbiamo ricevuto molto materiale, e molte richieste di associazioni ed enti che hanno bisogno dei pc recuperati dal trashware. Anche diverse scuole pubbliche ci hanno contattato per richiederci i computer per i loro studenti. Ora vorremmo passare a una comunicazione più tradizionale per cercare di intercettare tutti i cittadini maceratesi, anche quelli che magari hanno soltanto un vecchio pc che non utilizzano più e che noi possiamo sottrarre al ciclo dei rifiuti.

A Macerata sono presenti numerose realtà culturali e associative che si impegnano sul territorio. Ad esempio Gruca rivaluta Ficana, CicloStile si occupa della mobilità in città. A parte Collettivo CSA e CEA Fontescodella, avete in mente collaborazioni che possano dar vita a progetti futuri?

Come hai potuto vedere dai soggetti promotori già collaboriamo con alcune delle associazioni più attive a Macerata. Al centro sociale ad esempio c’è il laboratorio dove i computer vengono trattati. Riteniamo che Trashware Macerata sia innanzitutto un progetto volto all’educazione ambientale dei cittadini maceratesi, soprattutto giovani, per questo è fondamentale la collaborazione con le associazioni che operano sul territorio.

Te pensi all’hardware. Ma chi ci pensa alla banda larga? In italia gli investimenti sulle IT sono quasi nulli. Pensa che in Lettonia, nel villaggio più sperduto del Paese c è la banda larga che va a a palla (vedi puntata di Presa Diretta del 27/01/2014). Non andiamo da nessuna parte. Come la vedi?

La vedo malissimo da questo punto di vista. Prima di tutto voglio raccontarti la mia esperienza: io ero fino all’anno scorso uno dei cittadini di Macerata “affetto” da digital divide (e non stiamo parlando di un paesino dell’entroterra, ma di un capoluogo di provincia). Ora ho una linea ADSL. Sapete come l’ho ottenuta? Cambiando abitazione! Al di la dei casi personali la situazione italiana è drammatica perché lo stato non investe nelle grandi infrastrutture necessarie allo sviluppo del paese. Si incaponisce in opere faraoniche che non servono realmente a nessuno se non a determinati oligopoli economici (vedi il tratto italiano della TAV) e lascia totalmente all’iniziativa privata quelle infrastrutture che realmente sono portatrici di progresso economico e culturale del paese. I cittadini italiani sarebbero pronti a sfruttare le potenzialità della “banda larghissima”, ma in questo specifico settore la sensibilità della classe politica è molto più indietro di quella della media della popolazione del paese.

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