Erasmus, un successo a metà

Accolti lo scorso 5 Marzo all’Aula Magna dell’Università di Macerata i nuovi studenti Erasmus arrivati in città per trascorrere un periodo di studi presso l’ateneo maceratese. Il “welcome day” è stato organizzato, come sempre, dal Centro Rapporti Internazionali, in collaborazione con i docenti delegati alle attività per l’internazionalizzazione dell’Università degli Studi di Macerata.
Coinvolte anche le varie realtà associative della città ricreativo-culturali: Esn Macerasmus, Centro Universitario Sportivo, Coro dell’Università e noi di Via Libera. Ogni anno Unimc ospita circa 70 Erasmus provenienti da diverse nazioni europee quali Spagna, Turchia, Polonia, Francia.

Nell’occasione è stato presentato il nuovo programma 2014 – 2020 Erasmus + che prevede contributi fino a 2 milioni di euro a sostegno della sperimentazione di misure politiche innovative nel campo dell’istruzione, formazione e gioventù. Erasmus + mette sul piatto un budget complessivo di 10 milioni di euro ripartito in due settori operativi: 8 milioni per istruzione e formazione; 2 milioni per la gioventù. Per info e scadenze, rimandiamo direttamente al sito della Commissione Europea in italiano http://www.erasmusplus.it/.

Preme di più focalizzarsi sull’essenza di questo progetto simbolo della mobilità dei giovani. Cosa rappresenta davvero lo scambio di cittadini europei per il decisore politico? Cosa rappresenta, invece, per noi fruitori diretti?

In principio fu un italiano.
“C’era un bando dell’università e avevo finito gli esami in anticipo. Non c’era un sistema, non avevamo internet, nulla. Dovevi fare tutto da solo: chiedere a un docente o a un’università straniera di ospitarti. Ma non sapevi come fare. Andai in biblioteca, presi alcuni libri di testo stranieri, a piè di pagina c’erano gli indirizzi degli atenei, mandai tre fax. Mi rispose l’università di Alicante, dissero che mi avrebbero ospitato. Dire che mi ha cambiato la vita è un eufemismo”. Nel 1987, Maurizio Oliviero non sapeva di essere un apripista, e che milioni di studenti lo avrebbero seguito.

Nel 2007 in occasione dei 20 anni del programma all’Università di Bologna Romano Prodi, allora presidente del consiglio,  propose una formula nuova per il progetto Erasmus: sei mesi obbligatori all’estero per tutti coloro che si vogliono laureare in uno stato Ue. Purtroppo la proposta di Prodi non fece i conti con i bilanci sempre in rosso delle università italiane e la proposta finì nel dimenticatoio. Tuttavia furono dichiarazioni forti che svelano lo spirito socialista di colui che condusse il Belpaese all’entrata nell’Euro nel lontano 2001.

“Erasmus è stata una straordinaria idea, il canale attraverso il quale si sono formati addirittura milioni di giovani europei nessuno dei quali ha scordato di essere tedesco, spagnolo o italiano ma riconoscendosi sempre in una comune cultura, identità, visione europea …” queste le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla presentazione della passata programmazione 2007-2013 a Firenze.

Nel 2012, 252 mila studenti si sono mossi per l’Europa. L’Italia è al quarto posto (32 mila), dietro Francia, Germania e Spagna. Nel 1988 erano poco meno di 4 mila. L’obiettivo dei 3 milioni, è stato raggiunto lo scorso anno. Apparentemente un successo, eppure siamo ancora a una piccola minoranza rispetto al numero totale di studenti. Ogni anno in media, gli “erasmiani” si aggirano intorno a una percentuale che va dall’1 al 3 per cento. Nella primatista Spagna rappresentano l’1,8 per cento del totale; in Francia sono l’1,4; mentre l’Italia, dopo essere salita nel 2010 (1,3), nel 2012 è scesa all’1,1 per cento, qualche decimale sopra la Germania (1,1). Non è un mistero che le ambizioni non fossero queste. Una storia di successo lasciata a metà, specchio anche delle contraddizioni europee. “È l’unico progetto politico riuscito di integrazione, capace di costruire un concetto vero di cittadinanza europea – spiega Oliviero, ora docente di diritto pubblico all’Università di Perugia e ambasciatore italiano per la promozione dell’Erasmus – ma è incompleto e soffre terribilmente della carenza di risorse. Mi spiace dirlo, ma allo stato attuale rimane ancora un’esperienza riservata ad una ristretta minoranza, che se lo può permettere”.

La domanda che ci poniamo è: cosa valgono gli sforzi e le energie messe in campo dai vari attori che si prodigano per garantire la mobilità di tutti i giovani europei? Lo European Youth Forum da anni fa’ pressione alle istituzione europee affinché destinino più fondi ai programmi per la mobilità giovanile, per renderli accessibili a tutti realmente. Denunciano, infatti, che l’Erasmus resta ancora in secondo piano, rosicchia gli avanzi del bilancio, concentrato sui fondi per l’agricoltura (40 per cento) e le aree arretrate (30). In media la dotazione è di 400 milioni di euro l’anno (nel 2013 all’Italia sono andati 41 milioni). Di conseguenza le borse restano basse.

E tu cosa fai? Resti o parti?

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