Il Flauto Magico di Formisano impressiona il Teatro Lauro Rossi

L’orchestra filarmonica marchigiana propone, per la serata del 18 marzo 2014, presso il Teatro Lauro Rossi, un altro appuntamento interessante per la rassegna “Sinfonica 2014” ( http://filarmonicamarchigiana.com/ ). Il tema della serata, principalmente teso verso una sorta di “illuminismo musicale”, ha come titolo “Magic Flute”; in particolar modo è il flauto di Davide Formisano a farla da protagonista, ovvero un musicista affermatissimo che ha ricoperto ruoli di rilievo ( primo flauto solista presso l’orchestra filarmonica della Scala di Milano) ed ha collaborato con celebrità internazionali della musica classica ( Lorin Maazel, Riccardo Muti e Daniel Barenboim).

Il pubblico nella sala è abbastanza numeroso e l’interesse per le esecuzioni da proporre è ancora maggiore. L’inizio del concerto è affidato al Concerto per flauto e orchestra n.1 in sol magg. K. 313, di W.A. Mozart suddiviso in tre movimenti. Già dalle prime note de Allegro Maestoso, è possibile percepire la grandissima abilità virtuosa del flautista ospite di questa serata; la musica si snoda e penetra l’orecchio portando l’ascoltatore all’atmosfera delicata e illuministica di fine settecento. Con il seguente Adagio non troppo, sembra quasi potersi abbandonare alla carica sentimentale, quando invece tutto è stato finemente studiato dall’incredibile vena compositiva di Mozart.  La composizione in questione è frutto di richiesta di committenti, ma non per questo perde in bellezza soprattutto nell’ultimo movimento Rondò: Tempo di Menuetto, vero e proprio tripudio finale per l’abilità formidabile del flauto e del suo intreccio con le linee dettate dagli archi.

La seconda esecuzione è una rielaborazione dello stesso Formisano, cioè una sostituzione dello strumento solista nella Carmen Fantasie op.25 di P. De Sarasate; quest’ultimo, uno dei più grandi violinisti dell’ottocento, in questa composizione ha reso omaggio in maniera personale e virtuosistica alla famosa opera lirica Carmen di Bizet. Sentire le note melodie de l’Habanera o la Seguidilla suonate dal flauto è cosa sicuramente non comune, ma nel complesso la musica non perde espressività, e lo strumento a fiato non ha n

ulla in meno rispetto al violino. Formisano nella sua infinita successione di scale, ritmi e soli di vario tipo, incanta il pubblico maceratese in ogni modo e per farsi gradire ulteriormente prima della sua dipartita, propone un fuori programma, ovvero il movimento Allemande della Partita in la minore per flauto solo BWV 1013 di J.S. Bach. Il pubblico si concede una pausa prima di poter vedere l’orchestra filarmonica in tutta la sua formazione al completo.

L’ultima esecuzione della serata è assicurata alla Sinfonia n.5 in si bemolle magg. D.485 di F.Schubert.  Per il pubblico sembra giunto il momento di godersi qualcosa del periodo romantico, ma l’inganno è alquanto chiaro sin dalle prime note del movimento Allegro, poiché il compositore tedesco nel 1816 con questa sinfonia ha cercato di emulare Mozart e Haydn e vi è riuscito perfettamente. Soltanto nel secondo quarto Andante con moto, si percepisce maggiormente la carica passionale dello “Sturm und Drang“ che andava scemando in quegli anni in Germania per trasformarsi nel romanticismo. Nel terzo movimento Minuetto e ancor di più nel quarto Allegro Vivace, l’ascoltatore viene di nuovo proiettato nel settecento e nell’intreccio musicale fatto di scale e variazioni dinamiche, che si intrecciano e si inseguono senza sosta, lasciando spazio comunque al tocco personale di Schubert.

A fine serata, la soddisfazione permane, per quanto la ricercatezza musicale diretta verso il periodo più “illuminista” potrebbe risultare troppo “pesante” per alcuni, essa è controbilanciata perfettamente dall’abilità incredibile del flauto, in ogni senso “magico” di Davide Formisano.

 

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