Perché Finanza Etica?

Via Libera ha parlato varie volte di Altra Eco, un’associazione nata a Recanati per promuovere sul territorio un’altra economia, votata al bene comune e basata su modalità alternative di produzione, consumo, risparmio e lavoro.

In questi giorni, Altra Eco sta proponendo una serie di incontri di approfondimento ed informazione che ruotano intorno ad un approccio differente al variegato mondo dell’economia.

Perché Finanza Etica?” è il titolo dell’appuntamento che si è tenuto lo scorso venerdì al Salone del Popolo di Recanati.

Oggi la finanza è vista con molto sospetto da una buona fetta della popolazione mondiale. Il sistema finanziario è ritenuto uno dei principali colpevoli della crisi che stiamo vivendo. Ma la finanza è uno strumento di per sé neutro: diviene buono o cattivo in relazione all’uso che se ne fa.

È fin troppo facile etichettare come cattiva la finanza che ci ha portato in questa situazione. È molto più interessante, invece, chiedersi se esista una finanza buona.

La finanza etica è la finanza buona di cui si avverte un gran bisogno e che, nel corso del tempo, sta guadagnando lo spazio e l’attenzione che merita. Si caratterizza perché il suo obiettivo non si esaurisce con la massimizzazione del profitto. Al contrario, rilevano e vengono tenuti in grande considerazione gli effetti che l’utilizzo del denaro produrrà dal punto di vista sociale ed ambientale.

In Italia l’esperimento di finanza etica più interessante è rappresentato da Banca Etica che, tra l’altro, festeggia proprio nel 2014 i primi quindici anni di attività.

Per parlare di tutto questo, Altra Eco ha organizzato un incontro con Paolo Ranzuglia, responsabile della filiale di Ancona di Banca Etica. È stata l’occasione per presentare lo studio realizzato da Altis dell’Università Cattolica di Milano sull’impatto sociale prodotto da Banca Etica e per discutere della finanza odierna e dei possibili rimedi da porre in essere per uscire da questa situazione.

Oggi viviamo in una situazione in cui la speculazione domina la finanza che, a sua volta, controlla l’economia. Uno scenario simile è possibile anche perché una politica sempre più debole non riesce più a decidere quasi nulla, finendo per ubbidire acriticamente ai dettami del mondo dell’economia.

La prima proposta per è la ricostituzione di un presidio di normative pubbliche che indirizzi la finanza verso obiettivi giusti e sostenibili: nel dettaglio, sono auspicabili una diminuzione della leva finanziaria, la previsione della distinzione tra banche commerciali e banche di investimento e l’istituzione della Tobin tax.

Tutto questo non sarebbe sufficiente se non fosse accompagnato da una maggiore attenzione e sensibilità di tutti gli operatori del settore, ad iniziare dalle banche e dai suoi clienti. Banca Etica, in questo senso, si propone come una piacevole novità rispetto alle banche concorrenti. I motivi sono sostanzialmente due. Il primo è costituito dall’istruttoria socio – ambientale che affianca quella tradizionale. Il secondo è rappresentato dalla sua trasparenza, in particolare per quanto riguarda la pubblicità delle realtà finanziate: è sufficiente consultare il sito ufficiale per sapere come viene investito il denaro raccolto tra le fila dei risparmiatori.

Lo studio sull’impatto sociale di Banca Etica (disponibile a questo indirizzo) dice molto sulla realtà di questa banca. Il dato probabilmente più interessante è quello secondo cui un cliente su due entra in Banca Etica dopo essersi rivolto ad almeno un altro istituto di credito. Ma il lavoro di Altis mette nero su bianco che un’altra banca è possibile, esiste, funziona e dovrebbe essere presa ad esempio dagli istituti bancari concorrenti.

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