Erasmus ad Aveiro [intervista e video]

Aveiro è un comune portoghese di 73.335 abitanti, capoluogo dell’omonimo distretto. È situato nella parte ovest del Portogallo, e si affaccia sull’Oceano Atlantico; la sua particolarità è di presentare delle discontinuità territoriali, poiché comprende anche alcune isole, e grazie ai numerosi canali che la attraversano viene spesso definitala Venezia portoghese. La sua Università è una delle più importanti e frequentate del paese.
Abbiamo intervistato Giorgia Capretti, studentessa di Scienze del Turismo, che ha trascorso un anno in questa splendida cittadina grazie al programma Erasmus.


Cara Giorgia, come mai hai scelto il Portogallo, e in particolare Aveiro come meta Erasmus?

La scelta è stata abbastanza obbligata, visto che tra le opzioni della mia facoltà, come mete Erasmus, oltre al Portogallo, c’erano solol a Spagna e la Polonia.  Non parlo lo spagnolo e volevo cercare di migliorare il mio inglese, quindi ho messo come prima scelta Aveiro.

Com’è stato l’impatto con la città? Come ti hanno accolto?

L’impatto iniziale è stato buono, anche se sinceramente non è stato facile; ad esempio per trovare casa ci ho messo quasi una settimana, quindi ho dovuto dormire in un ostello. Però non è stato nemmeno eccessivamente difficile perché mi hanno accolto tutti bene, soprattutto all’Università: appena sono arrivata mi sono presentata all’ufficio Erasmus e tutti mi hanno dato una mano.
La città è piccola, quindi mi muovevo fin dall’inizio a piedi, non ci sono difficoltà negli spostamenti, e inoltre tutti parlano inglese, anche nei locali e nei negozi.

Com’è il sistema universitario? In cosa si differenzia dal nostro? Come sono a  livello burocratico?

L’Università è bellissima: è un campus enorme in stile americano dove sono raggruppati tutti i dipartimenti, e in qualunque momento della giornata vai trovi sempre qualcuno che conosci, non sei mai da solo. C’è la mensa, e una biblioteca bellissima e molto fornita, a 4 piani, dove trascorrevo i miei pomeriggi. L’Università è molto attiva anche nell’organizzazione di eventi, settimane accademiche, fiere.
Per quanto riguarda la burocrazia, sono abbastanza pignoli, ma anche disponibili: basta andare in segreteria e ti spiegano tutto perfettamente. C’è anche una segretaria che parla italiano, quindi questo mi ha aiutato molto.
Il piano di studi lo crei da solo, scegliendoti sia i corsi che gli orari: per lo stesso esame ci sono più corsi ad orari diversi. Per quanto riguarda le lezioni all’inizio non è stato facile, dato che vengono impartite solo in portoghese: il primo semestre andavo a lezione ma non capivo una parola, e a casa cercavo di tradurre le spiegazioni in inglese, perché gli esami erano in inglese.

Con la lingua quindi hai avuto molti problemi?

All’inizio qualche difficoltà c’è stata. Poi però ho iniziato il corso di portoghese, pagato dall’Università, che è stato utilissimo, e nel secondo semestre ho frequentato un corso supplementare di sessanta ore pagato da me, e da quel momento nell’arco di due settimane ho iniziato a parlare portoghese abbastanza bene.

E i portoghesi, come sono?

Sono molto aperti, umili e modesti, e anche calorosi con noi studenti stranieri. Mi sono trovata molto bene, non solo ad Aveiro, ma in tutto il Portogallo in generale.

Parlaci un po’ della città: costo della vita, clima, offerta. 

Il costo della vita non è alto, soprattutto per i nostri standard. Ovviamente la borsa di studio non basta per mantenersi, ma io ci pagavo l’affitto in pieno centro (180 euro con spese incluse), e mi rimaneva anche qualcosa per la spesa.
Il clima è molto piovoso, perché ci sono le correnti atlantiche, quindi bisogna abituarsi alla pioggia, ma le temperature sono miti!
Ad Aveiro ci si diverte molto. C’è una sede Esn, che è la più grande del Portogallo, che organizza molte feste e soprattutto molti viaggi economici, come ad esempio a Salamanca, in Spagna. Hanno organizzato anche un meeting nazionale di studenti Erasmus ad Algarve, nel sud del paese, che è stato fantastico.
Inoltre da Aveiro ci si sposta molto comodamente con il treno. Con un ora si arriva a Porto, che è molto bella, poi nel nord consiglio anche Braga, Guimarães, e, scendendo verso il sud,  Fatima, e ovviamente Lisbona.

Se uno studente dovesse scegliere, gli consiglieresti di partire nel primo o nel secondo semestre?

Consiglierei di partire il primo semestre, perché si può approfittare del mare fino a metà ottobre. Inoltre  il primo semestre passa più velocemente per chi sente la mancanza di casa, perché ci sono le vacanze di Natale in mezzo. Poi, se ci si trova bene si fa sempre in tempo a chiedere il prolungamento. L’Università ha sempre accettato tutte le richieste.

Molte persone non partono per paura del distacco da casa, dai familiari e dalle relazioni. Tu come lo hai vissuto?

Per come sono fatta io e per il mio carattere, allontanarsi da casa non è stato un peso. La mia vita in Erasmus è cambiata molto in meglio, ho anche trovato l’amore. Il distacco non l’ho sentito anche perché i miei familiari sono venuti a trovarmi, e durante le vacanze di Natale sono tornata a casa io. Da gennaio a luglio invece non sono più rientrata in Italia perché  mi sono trovata molto bene: ho conosciuto molte persone con cui ho legato parecchio e sono diventate la mia seconda famiglia. È una vita parallela in cui non c’è la tua vera famiglia ma comunque non ti manca il calore.

Nella cultura di un paese la gastronomia è sicuramente qualcosa da scoprire. Qualche suggerimento di piatti tipici e di posti dove assaporarli?

Molto famoso è il bacalhau com natas (baccalà con panna), che ho apprezzato moltissimo nonostante non fossi solita mangiare il baccalà a casa, e poi il pesce in generale. C’è un ristorante molto carino in piazza con vista sul canale, mentre per una cena un po’ più informale con gli amici c’è un posto  che si chiama Ramona, con prezzi abbordabili. Noi andavamo a cena fuori ogni martedì, che è la serata Erasmus, e con dieci euro mangiavamo a sazietà.

Tu dove abitavi, e dove consiglieresti di abitare?

Consiglio ovviamente di cercare un appartamento in centro, dove vivevo io, oppure nel quartiere Bairro do Liceu, un quartiere di studenti. Si trova a 10 minuti a piedi dall’università e dal centro, per uscire la sera.

Che consiglio ti senti di dare a chi sta per intraprendere o vorrebbe intraprendere questa avventura?

Consiglio di partire, perché anche la persona più timida, più chiusa, cambierà  carattere in positivo e si aprirà anche ad altre culture. Non abbiate paura e di rischiare perché è un’esperienza che può  essere solo positiva!

Come arrivare ad Aveiro: partenza da Roma: volo Ciampino-Porto con ryanair; poi a Porto prendere la metro fino alla stazione, e da lì c’è il treno regionale per Aveiro, che costa solo 3 euro.

Video https://www.youtube.com/watch?v=UWr0tT43ogE

 

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