Arriva il certificato per la pedofilia – ma non per il volontariato

Nel nostro Paese la presentazione del certificato del casellario giudiziario è stata sempre obbligatoria nel pubblico impiego. Ma, per contrastare la pedofilia, si è pensato adesso di renderlo obbligatorio anche per i privati relativamente alle attività a contatto con i minori.
Così, in attuazione della direttiva europea 2011/93, è stato emanato “contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile” il decreto legislativo 39 del 4 marzo 2014, che all’art. 2 prevede:

«I datori di lavoro che intendano impiegare una persona per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori, dovranno acquisire il certificato penale del casellario giudiziale al fine di verificare l’esistenza di condanne che impediscono al lavoratore di esercitare attività che comportano contatti diretti e regolari con i minori». Insomma – precisa ancora la legge – chi abbia carichi pendenti per reati di prostituzione, pornografia minorile e turismo per sfruttamento della prostituzione minorile (Codice penale 600 bis-quinquies e 609-undecies) non può lavorare con i minori.

Nulla da obiettare! Ci mancherebbe!

Un gesto concreto per prevenire l’infiltrazione dei predatori d’infanzia proprio in quelle strutture dove le loro potenziali vittime sono più concentrate: attività educative, oratori, associazioni scoutiste, sportive… e quant’altro.

Ma subito fioccano proteste e richieste di chiarimenti annesse.

Così, il 3 aprile da Via Arenula arriva una circolare a spiegare che l’attività di volontariato concerne «forme di collaborazione che non si strutturano all’interno di un definito rapporto di lavoro». E quasi per fugare i dubbi anche a se stessi, i redattori della circolare si affannano a reiterare l’esenzione dall’obbligo di certificazione giudiziaria, specificando che le nuove norme «valgono soltanto per l’ipotesi in cui si abbia l’instaurazione di un rapporto di lavoro, perché al di fuori di questo ambito non può dirsi che il soggetto, che si avvale dell’opera di terzi, assuma la qualità di “datore di lavoro”».

Insomma il volontariato è una prestazione, ma essendo gratuita formalmente non è lavoro: «Non è allora rispondente al contenuto precettivo di tali nuove disposizioni l’affermazione per la quale l’obbligo di richiedere il certificato del casellario giudiziale gravi su enti e associazioni di volontariato pur quando intendano avvalersi dell’opera di volontari; costoro, infatti esplicano un’attività che, all’evidenza, resta estranea ai confini del rapporto di lavoro».

Un arrampicarsi sugli specchi per cercare di occultare, esplicando, che comunque i volontari sono a contatto con i minori. E per questa ragione il decreto legislativo 39 li aveva inclusi tra i soggetti interessati all’obbligo della certificazione («I datori di lavoro che intendano impiegare una persona per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori, dovranno acquisire il certificato penale del casellario giudiziale al fine di verificare l’esistenza di condanne che impediscono al lavoratore di esercitare attività che comportano contatti diretti e regolari con i minori»).

Ma tanta cura non potrebbe forse essere dettata dal fatto che le attività di volontariato organizzate fanno per lo più capo alle strutture curiali vaticane?

E non potrebbero entrarci in questo le recenti uscite del cardinal Bagnasco presidente della Cei che – discostandosi anche dalle indicazioni di papa Bergoglio a collaborare con la magistratura nel denunciare il clero pedofilo – ha ribadito che sulla questione «i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero»?

Resta comunque inquietante il fatto che lo Stato, proprio su un terreno così delicato come quello della tutela dei minori, favorisca zone franche.

Se la tutela deve essere quella dei fanciulli contro i pedofili non ci si può certo trincerare dietro la noterella che i volontari fanno eccezione perché «esplicano un’attività che, all’evidenza, resta estranea ai confini del rapporto di lavoro».

Maria Mantello

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