“Sei come sei” o come dovresti essere?

Macerata, a volte,  stupisce per il suo fervore culturale, ideologico e mondano: una città da molti definita sonnacchiosa e monotona, nel giro di poche settimane si risveglia mostrando i tanti mondi più o meno nascosti (forse solo per chi non sa vederli) che la compongono. Un risveglio sicuramente felice, secondo la nostra opinione, ha investito la città con Altrevisioni, il Festival di contro-informazione organizzato da Via Libera (http://www.vialiberamc.it/2014/04/30/altrevisioni-un-bilancio-parziale-personale-ed-entusiasmante/), ma anche con Macerata Racconta, festa del libro e, ad oggi, anche con la Festa dell’Europa organizzata dall’associazione Strade d’Europa.

Nel fermento generale, può capitare anche di passeggiare per il centro storico di Macerata la domenica mattina, domenica 4 maggio per la precisione, di trovarsi a curiosare tra le centinaia di libri in mostra alla Fiera dell’Editoria presso l’Auditorium San Paolo, allestita in occasione di Macerata Racconta, e contemporaneamente chiedersi cosa ci facciano una decina di manifestanti di Forza Nuova in Piazza della Libertà, sotto un cielo grigio e carico di pioggia. Pochi metri più in là, viene spiegato l’arcano: all’interno della Civica Enoteca Maceratese stanno allestendo la sala per l’incontro/dibattito con la scrittrice Melania Mazzucco (nell’immagine in alto) il cui ultimo libro, “Sei come sei” ha scatenato le ire di perbenisti, moralisti, oscurantisti e  famiglianaturalisti vari. Sembra che la scrittrice abbia osato raccontare una storia relativa ad una ragazza, Eva, figlia di due padri. Detto in altre parole, si racconta la storia di una coppia omosessuale che decide di avere un figlio.

Dietro il solito striscione sulla famiglia naturale, sorretto con fierezza nella piazza semivuota, si nasconde in effetti una polemica diretta ad una persona ben precisa, vale a dire l’autrice del libro la quale, serenamente e consapevolmente evasiva in merito alla protesta in atto, discute dinanzi ad una sala gremita della sua ultima opera: una storia che “non ha alcuna pretesa ideologica ma, come tutti i racconti, invita alla riflessione”. Quella di Macerata, però, non è una protesta isolata: pochi giorni fa, al liceo Giulio Cesare di Roma alcuni studenti hanno inscenato una manifestazione con tanto di striscione che recitava: “MASCHI SELVATICI, NON CHECCHE ISTERICHE”, una frase che si commenta da sola. La polemica sarebbe derivata dalla decisione dell’amministrazione scolastica di adottare il testo come libro di narrativa, in adempimento, tra l’altro, alle direttive europee che obbligano gli Stati a predisporre strumenti didattici idonei a sensibilizzare gli studenti sui temi del sessismo e dell’omofobia.

In un’epoca in cui le proteste contro i libri considerati sconvenienti dovrebbe ormai essere un lontano ricordo, Melania Mazzucco invita saggiamente a tralasciare tutto ciò ed a soffermarsi, invece, sui personaggi descritti nel testo e sulle emozioni che muovono le loro azioni. Eva non è un personaggio reale, ma di “Eve al mondo ce ne sono tante: figli e figlie di coppie che, per lo Stato italiano non esistono, appartenenti a famiglie costruite unicamente  con l’amore, prive sia di legami di sangue che di validi legami giuridici.”

Nel racconto, un evento tragico porterà la protagonista ad intraprendere una ricerca per ricostruire il rapporto con il suo padre/non padre Giose,  le cui vicissitudini di vita l’hanno condotto a rifugiarsi in un paesino marchigiano, Visso, per tentare di  riconquistare un equilibrio interiore ormai devastato.

Il contrasto tra la storia dei singoli, fatta di amore, gioie e sofferenze, e la categorizzazione semplicistica con cui la società tuttora si approccia, invece, a tematiche così complesse, lascia ancora increduli. Il libro di Mazzucco, seppure privo di pretese ideologiche, per stessa ammissione dell’autrice, è un libro politico a tutti gli effetti poichè, a modo loro, tutte le opere d’arte fanno politica.

Merita di essere segnalata una curiosità sull’origine dell’idea alla base del libro: la visione di un quadro di Francisco Herrera il Vecchio, pittore spagnolo del ‘600, raffigurante San Giuseppe con in braccio Gesù Bambino, un’immagine che richiama il senso più tenero e pulito di paternità. Contrariamente a quanto siamo abituati a vedere nell’arte italiana, nel quadro di Herrera non c’è traccia di Maria, mentre San Giuseppe è un giovane uomo, è un papà a tutti gli effetti che non ha timore di tenere in braccio il proprio figlio, nonostante Gesù non gli appartenga.

Il messaggio che traccia il libro “Sei come sei” può dunque riassumersi tutto in quell’immagine: a dispetto del sacro e immutabile concetto di naturalità della famiglia, sbandierato dai vari contestatori del romanzo,  la società intera dovrebbe invece aprire gli occhi sulla naturalità dell’amore tra le persone e nel suo essere, per fortuna, immune da  pregiudizi.

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