Cultura come valore

La visione della cultura come sapere accademico fatto di biblioteca polverose o di tradizioni corali da tramandare sta lasciando il posto a un’economia della cultura, in grado di generare valore per le nostre città.
Con l’obiettivo di garantire l’equilibrio ottimale fra crescita economica, libertà politica e coesione sociale un’occasione può essere quella di scommettere sulla conoscenza e sulla ricerca per creare un modello economico che guidi la ripresa dello sviluppo del Paese.

La soft economy come economia basata non solo sull’innovazione ma anche sull’ identità, la storia, la qualità, la creatività, la storia dei luoghi: non cercare nuove terre delocalizzando le produzioni industriali ma una nuova prospettiva per avere profitto durevole nel tempo partendo dai saperi tradizionali.
Motore della nuovo modello di sviluppo è la capacità di far incontrare campi che finora erano separati, unire il concetto romantico di creatività individuale al concetto di sistema: il legame tra Università e impresa; la creazione di una rete fra le realtà della soft economy, sul modello dei distretti; l’incentivo a innovazioni continue e diffuse non solo nel prodotto ma in ogni parte del processo produttivo e dell’organizzazione; promozione di approcci culturali innovativi.
Nel collegamento tra cultura e sviluppo, l’economia “morbida” non intende rinunciare al progresso tecnologico e allo sviluppo industriale, ma propone il passaggio da un modello quantitativo a un modello qualitativo, legato alla dotazione di servizi e di terziario, al turismo, alla presenza di sapere e tecnologia.

Attraverso la mappatura della geografia sociale e culturale si riesce a creare un apparato conoscitivo di tipo non tradizionale, in cui l’approccio culturale consente di cogliere identità, aspetti innovativi, ambiti segreti o trascurati di una collettività, risorse, diversità: non più solo una raccolta di dati statistici sugli andamenti socio-economici e espansivi della città, ma la cultura come indicatore di qualità della vita e soprattutto come strumento multidisciplinare della conoscenza.
La conoscenza come leva per lo sviluppo è alla base della strategia nazionale e europea, come evidenziato agli Stati Generali della Cultura dal 2012 in Italia e nel programma per la cultura Creative Europe e quello per la ricerca Horizon 2020, a cui vengono destinati gran parte dei fondi della programmazione 2014-2020.

In una realtà in cui il concetto di slow viene utilizzato per esprimere l’approccio etico a temi come il turismo, l’agroalimentare, l’economia locale e le risorse rinnovabili è proprio la velocità, intesa come coraggio di sperimentare e anticipare i cambiamenti, il fattore discriminante che può incentivare la crescita. La velocità che viene data dalla rete, dallo scambio di dati e informazioni, dalla possibilità continua di dialogo e confronto.
Affinché un nuovo modello di sviluppo sia possibile la sperimentazione e l’investimento si rivelano fondamentali. Nelle aziende il valore aggiunto potrebbe rivelarsi investire non solo nell’abbattimento dei costi di produzione, ma nella formazione delle risorse umane, nella tecnologia e nell’internazionalizzazione, nella gestione del processo di gestione aziendale.
Per superare la distanza spesso esistente tra forma e sostanza; la direzione delle amministrazioni pubbliche e private dovrebbe essere non solo quella di trovare e creare degli spazi fisici, ma investire sulla gestione di contenitori produttivi (incubatori d’impresa, spazi coworking…), sociali (gestione dell’housing sociale, residenze speciali…) e culturali affinché diventino elementi identitari per la comunità.

Il valore aggiunto che può fornire un approccio culturalmente orientato è costituito dalla adesione al territorio, dalla conoscenza dei luoghi che non si traduce più in una rappresentazione statica, ma, al contrario, come il risultato stratificato e complesso di un processo evolutivo dinamico.
In questo modo si può affermare che per accrescere la competitività e la credibilità locale e nazionale, è necessario costruire un sistema resiliente in grado di adattarsi ai cambiamenti, superare la frammentazione interna e operare secondo processi integrati e condivisi nel lungo periodo.

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