Il gattopardo e’ vivo e vegeto

di Roberto Nappi.

La notte del 25 maggio una tempesta perfetta si e’ abbattuta sugli equilibri politici del vecchio continente: da mesi, “dal Manzanarre al Reno”, era evidente la crescita di sentimenti di profonda insofferenza rispetto all’UE, alle sue politiche ed alle sue istituzioni economiche. Ma il crollo dei consensi per le forze che incarnano lo “status quo” europeo appare comunque impressionante all’indomani dello scrutinio.

Per molti partiti di ispirazione popolare o socialdemocratica il 25 maggio sarà per sempre il simbolo di una vera e propria Waterloo.

Quello che ha prevalso, nel ventre molle degli europei, e’ un sentimento prepotente, figlio della drammatica condizione economica in cui versano i paesi dell’Unione: il grande freddo delle politiche di austerità ha gettato milioni di famiglie sulla soglia della miseria, ha smantellato diritti sociali e tutele economiche, ha esautorato le prerogative dei parlamenti nazionali. La Troika, la BCE, il Fiscal compact: questi i simboli dell’europa tecnocratica contro il quale si e’ scagliato il voto del 25 Maggio.

Questo sentimento, in maniera superficiale bollato come “anti-europeo”, è stato interpretato, in molti paesi, da partiti legati a posizioni nazionaliste, ultra-sovraniste, xenofobe e di estrema destra: simbolo di questa pericolosa avanzata della “marea nera” è il 25% del FN di Marine le Pen in Francia. Laddove invece i partiti della sinistra radicale hanno saputo tenere un profilo alternativo, conflittuale ed intransigente nella difesa di quella “civiltà europea del lavoro” che l’austerità ha tentato di distruggere, la voglia di cambiamento li ha premiati con percentuali egregie, come quelle di Syriza in Grecia (28%) e Izquierda Unida in Spagna.

Insomma, L’Europa chiede a gran voce di uscire dall’era glaciale dell’austerità: socialisti e popolari vedono i loro consensi crollare dappertutto, e molto probabilmente dovranno allearsi per reggere l’urto delle forze “euroscettiche”, “antieuropee” o “altreuropee”. Forse con questo voto si apre una nuova fase storica per l’UE ed il suo percorso comune.

E in Italia? L’Italia e’ un caso a sé, naturalmente! In direzione ostinata e contraria, nel nostro piccolo mondo antico, con il 40% stravince il partito di governo e perdono le opposizioni “euroscettiche”: il PD di Matteo Renzi riceve un’enorme investitura popolare con un successo di portata storica, nonostante sia questo il partito che più ha pesato nel sostegno alle politiche di austerita’ imposte da Bruxelles e nonostante sia di fatto il pilastro di quelle larghe intese che, in Italia come in Grecia, sono l’espressione di un Europa dove la democrazia vede notevolmente ridotti i suoi spazi.

Un dato, quello italiano, che mette in risalto l‘indole visceralmente conservatrice del nostro paese, specialmente se si considera che l’Italia, come tutti i paesi mediterranei, e’ una delle nazioni che più ha subito le conseguenze di una politica monetaria largamente “filotedesca”: negli italiani martoriati dalla crisi e disgustati dalla corruzione, ha comunque prevalso la paura rispetto all’audacia di tentare un cambiamento radicale. Infatti vince una politica che, pur presentandosi sotto forme rinnovate, rappresenta la continuazione sostanziale delle scelte di Monti e di Letta.

Il risultato formidabile ed in controtendenza assoluta di Renzi si accompagna ad una debacle del M5S, la forza politica che forse più di tutte in questo momento era in sintonia con le pulsioni profonde del vecchio continente, e su cui pesa la responsabilità di aver condotto una campagna elettorale sgangherata, truculenta e lontana dai veri temi europei che, altrove, hanno permesso a forze “euroscettiche” di far breccia anche nell’elettorato moderato.

Dato significativo è il superamento della soglia del 4% da parte della lista Tsipras, che, seppur nel suo piccolo, incassa un risultato positivo, e alla quale va riconosciuto il merito di aver condotto una campagna fatta di contenuti alternativi e di contatto diretto con la gente.

Dunque mentre l’europa trema, in italia tutto tace, e se qualcuno poco tempo fa intitolava un libro sul nostro paese “Ammazziamo il gattopardo” dovrà rivedere oggi le sue analisi: il gattopardo e’ vivo e vegeto.

Il poeta tedesco Rilke scriveva che il futuro entra in noi molto prima che accada. Parafrasando questa frase, direi che in Italia il futuro non riesce ad entrare neanche dopo essere accaduto.

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