Intervista al writer maceratese Morden Gore

F. G. Grazie innanzitutto per averci concesso questa intervista. Partiamo dall’inizio: quando e come ti sei avvicinato al writing e alla street art?

M. G. Ho iniziato a lasciare il mio tag (la mia firma) in giro per la città circa nel 1996, quando avevo 16 anni. Avevo poi un luogo nascosto dove provare a disegnare cose più complesse, era una strada incompiuta, un ecomostro con ponti e cavalcavia nel mezzo delle campagne maceratesi. Anche altri avevano trovato quel posto tranquillo ed iniziavano a dipingere. Era bellissimo andarci e trovare nuovi disegni. Fino al giorno in cui il caso ha voluto che ci trovassimo a dipingere insieme: da lì nacquela R.D.A. crew. Ogni tanto ci ritorno e sono belle emozioni…c’è un mondo sotterraneo là sotto che nessuno conosce. La nascita del fenomeno del writing a Macerata!

F. G. Qual è il tuo rapporto con la città di Macerata e con lo spazio pubblico considerando la tua attività di writer? In altre parole quali sono i “limiti” di uno street artist (ammesso che ci siano) secondo te?

M. G. C’è un discreto rapporto con le istituzioni, in quanto già nel 2000 mi diedero degli spazi “legali” dove dipingere (l’ingresso del PArkSì), poi nel 2012 ho organizzato un grande evento finanziato dal comune chiamando i migliori writer delle Marche per riqualificare la Terrazza dei Popoli.1300 metri quadrati ridipinti in 3 giorni da oltre 60 artisti. Vennero anche Made, Dado ed Axe della EAD crew, una delle più potenti in Europa. Quest’estate dipingerò un grande muro comunale, circa 40×5 con un’unica grande opera. Non vedo l’ora! Il più grande limite delle istituzioni, di Macerata e più in generale marchigiane, è che arrivano sempre tardi, quando ormai un fenomeno è riconosciuto a livello mondiale. Non si osa mai, non si spingono artisti locali, si è legati troppo al passato e a nomi già affermati. E non mi riferisco solo alle arti visive, ma anche alla musica. Blu per la street art, Fabri Fibra per la musica: sono dovuti emigrare per poi affermarsi ai massimi livelli. Ma ci sono tantissimi altri esempi di persone non capite ed apprezzate da noi, una su tutte Dante Ferretti. Quando è tornato poco tempo fa, dopo essere diventato il più grande scenografo hollywoodiano, nonostante avesse dichiarato che Macerata è morta, tutti erano ai suoi piedi….

F. G. Sono totalmente d’accordo con te. Quando si parla di Graffiti è difficile prescindere dall’America e da New York, città nella quale tra la fine degli anni ‘70 e la metà degli anni ‘80 si è diffuso e consolidato il movimento del Graffiti Writing, reso ancor più noto dal film Wild Style del 1983. Gli Stati Uniti continuano ad essere il punto di riferimento più importante per queste culture urbane o ci sono anche altri Paesi dove la street art è particolarmente diffusa e riconosciuta?

M. G. Da quando c’è internet non esistono più confini o limiti che reggano. Fino alla metà degli anni 90 sicuramente N.Y. era il punto di riferimento, esistevano solo fanzine e poco altro per conoscere cosa succedeva al di là dell’oceano. Adesso è tutto condiviso e a portata di click. Chiunque può crescere ed accrescere il proprio stile capendo come si muovono gli altri in giro per il mondo. Per quanto riguarda la street art a mio avviso l’Europa adesso è il centro del movimento.

F. G. La street art ha tante sfaccettature e stili; si passa dal lettering e tagging come mezzo per affermare il proprio stile ed “emergere” nel quartiere, alla guerrilla art fatta di opere a sfondo politico e sociale come sono ad esempio quelle di Banksy. Per te cos’è la street art? Cos’è che ti ispira e cosa ti piace rappresentare?

M. G. Il writing e la street art sono due fenomeni differenti. Il writing è l’arte di lasciare il proprio nome illegalmente con lo stile più potente ed originale possibile. Puoi abbellirlo con disegni, ma il centro del pezzo rimane il lettering. La street art utilizza il disegno come mezzo espressivo e si avvale di diverse tecniche oltre alla vernice spray: gli stencil, gli stickers, pennelli, marker, ecc. Quella che arriva al grande pubblico spesso è legale, autorizzata dalle istituzioni, perdendo quindi la sua natura nativa: non rispettare nessun vincolo. Apprezzo solo chi fa street art o lettering senza scendere a compromessi con nessuno. Sei tu che scegli il dove, il come, il quando e il perché.

F. G. Ti è capitato di entrare in contatto e lavorare con writer di altre città italiane? Come si presenta la scena street art del nostro Paese dal tuo punto di vista?

M. G. quando ero giovane e forte giravo parecchio, in cerca di contatti e di jam di graffiti ed ho scoperto che ci sono tantissime realtà differenti in giro per l’Italia. Come ti dicevo quello che apprezzo di più è Blu, se c’è qualche pazzo che non lo conosce vada immediatamente a vedere il suo sito e lasci perdere quest’intervista!! Per quanto riguarda il writing invece la EAD crew a mio parere la fa da padrone. Hanno sviluppato delle tecniche 3d che non hanno eguali nel mondo.
Gli italiani hanno un gusto che è sempre stato più sviluppato e raffinato degli altri. E credo che anche per questo movimento sui libri di storia dell’arte leggeremo parecchi nomi italiani!

F. G C’è qualche writer (italiano o non) a cui ti ispiri o qualcuno che ammiri particolarmente per le sue opere?

M. G. In passato mi sono ispirato allo stile tedesco per il lettering, poi penso di aver trovato il mio stile personale. Le tecniche della street art si somigliano, ci sono tantissimi “Banksy” in giro per il mondo. Sono pochi quelli che hanno uno stile veramente originale. I miei preferiti tra i famosi sono il cinese DaLeast e la sudafricana Faith47, ma non m’ispiro a nessuno dei due.

F. G. Se da un lato ai graffiti sono stati spesso associati termini come vandalismo o deturpazione, dall’altro, negli ultimi anni, si sono diffusi in misura sempre maggiore spazi appositamente dedicati alla street art. In qualche modo c’è stato un ribaltamento della situazione e le bombolette, prima messe al bando, sono ora utilizzate come mezzo per rivalutare i sobborghi e le aree più degradate delle città.  Cosa pensi di questo nuovo approccio messo in pratica da alcune amministrazioni?

M. G. Da una parte è apprezzabile che venga accettato, che sia incentivato e finanziato. Ma secondo me quando hai a che fare con le istituzioni devi sempre scendere a compromessi. E questo uccide il movimento. Se i graffiti non cambiassero nulla non sarebbero illegali.

F. G. Banksy con i suoi stencil provocatori e con la precisa volontà di rimanere anonimo ha acquisito una popolarità senza precedenti per uno street artist, tanto che alcune delle le sue opere sono state valutate e vendute per centinaia di milioni di dollari. Cosa pensi del fatto che a volte opere di street art vengano “strappate” alla collettività e messe in vendita?

M. G. Banksy è un grande, c’è poco da dire. Ha fatto cose che a nessuno verrebbe neanche in mente. Ogni centesimo che ha guadagnato è meritato. Poi ci sono gli avvoltoi che ne approfittano, come per ogni celebrità. Ti faccio io una domanda: se Banksy facesse un’opera sul portone di casa tua? Lo lasceresti lì, lo metteresti in casa o lo venderesti?

F.G. Bella domanda. Istintivamente ti dico che lo metterei in casa, anche se so che dovrei lasciarlo lì alla portata di tutti! Di sicuro non lo venderei (anche se molti lo farebbero), insomma, abbiamo capito il senso della tua domanda!
Grazie per la disponibilità e complimenti per i tuoi lavori.

M. G. Grazie a voi! Se volete accaparrarvene qualcuno per quest’estate sto organizzando una mostra illegale! Realizzerò 50 opere che appenderò in giro per il centro di Macerata e chiunque potrà prenderle e portarle a casa. Il concetto è che la street art rimane in strada, a disposizione di tutti e tutti possono fruirne, gratuitamente.

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