Sogni di serie A | intervista a Federico Melchiorri

di Stefano Casulli e Michele Verolo

Da Macerata a Padova. Dai dilettanti al professionismo della Serie B.

Nell’estate delle polemiche scatenate dal prossimo trasferimento della Lube Banca delle Marche Macerata a Civitanova, la vicenda di Federico Melchiorri non ha avuto lo spazio che avrebbe meritato.

La sua è una bella storia. Federico, nato nel 1987 a Treia, ma cresciuto a Macerata, esplode giovanissimo nel Tolentino. Lo nota il Siena che, nel 2006, lo acquista e lo fa debuttare in Serie A. Sembra l’inizio di una carriera promettente che, però, viene bloccata da una malattia. Il calcio, ritrova, dopo sette mesi di riposo forzato, un giocatore di grande talento. Due stagioni infarcite di reti a Tolentino lo spingono alla Maceratese, che diviene il trampolino di lancio verso il ritorno nei professionisti: ad agosto firma un contratto biennale con il Padova, con il quale vive una stagione sorprendente e molto positiva, nonostante la retrocessione della squadra.

Abbiamo contattato, e lo ringraziamo per la sua disponibilità, Federico per una piacevole chiacchierata.

Federico, quando ti sei avvicinato al mondo del calcio?

A 6 anni, è stato il primo sport cui mi sono avvicinato per la passione di mio padre.

A 19 anni parti per Siena, dopo diverse ottime stagioni nelle giovanili del Tolentino. Cosa prova un ragazzo che così vicino al grande sogno della serie A?

Stavo facendo un ottimo campionato e molte reti, così i giornali si divertivano a montare storie su un mio possibile trasferimento. Non ci facevo caso, perché non amo stare dietro alle stupidaggini. Un giovedì, però, un mio compagno mi si è avvicinato prima dell’allenamento dicendomi “allora, te ne vai a Siena e nemmeno mi dici niente!”. E io: “Ancora leggi i giornali?”. Peccato che quel giorno entrando in campo mi sia trovato il DS e il Presidente che mi dicono che il giorno successivo mi aspettava il Siena e avrei potuto cambiare il mio futuro. L’indomani firmai.

Federico Melchiorri

Nei mesi difficili della malattia quanto ti ha aiutato la voglia di tornare nuovamente a calcare i campi da calcio?

E’ stato sicuramente un duro colpo e senza dubbio ne sono uscito con la voglia e l’affetto di chi ho avuto accanto.

Nemo propheta in patria”. Mai come nel tuo caso, però, questa affermazione è sbagliata. A posteriori, la scelta di giocare nella squadra della tua città si è rivelata azzeccata. Prima di firmare il contratto che ti avrebbe legato alla Maceratese avevi qualche timore e/o perplessità che avrebbero potuto portarti altrove? O la Maceratese era la tua prima scelta?

Proprio questo motto è stato la mia sfida: rappresentare la città e la squadra che amo. Mi son caricato questa rischiosa responsabilità. Diciamo che alla fine ho avuto ragione. Il mio anno più bello per soddisfazione personale è stato quello alla Maceratese, dove ho incontrato persone eccezionali come la presidente Tardella. Se poi riuscisse a portare la squadra ancora più in alto…

Tornerai alla Maceratese a fine carriera?

L’ho promesso a tutti e a me stesso per primo.

La scorsa estate sei stato contattato da numerose società di Serie B e di Lega Pro. Alla fine la tua scelta è caduta sul Padova. Sei soddisfatto della scelta fatta l’anno scorso?

Sì. Ho toccato con mano cos’è il calcio professionistico e sono soddisfatto perché sono riuscito a tornare al livello cui ero arrivato prima dei miei problemi di salute. È stato un modo per fare un ulteriore salto di qualità, dopo aver già vinto la sfida di giocare con la Maceratese un campionato vissuto come un professionista.

Dopo una stagione del genere, prevale la soddisfazione per una stagione personalmente positiva o l’amarezza per la retrocessione?

Sono molto contento per i miei risultati personali. Ovviamente mi rammaricano molto quelli complessivi della squadra, ma comunque non posso che ritenermi contento per la parte che ho fatto.

Quali sono i compagni di squadra con cui hai legato di più? È vero che ci sono stati problemi con alcuni compagni di squadra?

Osuji e alcuni dei nuovi arrivati a gennaio sono stati i compagni con cui ho legato maggiormente. Non è assolutamente vero che ho litigato coi compagni: queste sono voci che forse i giornali mettono facilmente in giro quando un giocatore meno rinomato si prende la scena.

Melchiorri con la maglia della Maceratese

Le sei reti di questa stagione rappresentano un buon bottino, soprattutto per un attaccante alla prima esperienza in cadetteria. Quale di questi, a tuo avviso, è quello più bello?

Il primo, quello di testa al Varese. Forse non è eccezionale a livello tecnico, ma un gol segnato all’esordio stagionale dà una soddisfazione incredibile.

Hai iniziato il campionato da sesta e ultima punta, riserva delle riserve. A maggio, alla fine di un Bari-Padova in cui eri squalificato, il mister Serena ha dichiarato: “oggi ci è mancato Melchiorri, l’unica punta in grado di farci la differenza”. Come hai ribaltato la situazione?

Il fatto di avere sempre qualcuno di avanti ha rappresentato per me una sfida a fare sempre meglio. Poi avevo ancora tutto da dimostrare, per cui ho lavorato sempre a testa bassa. E in Serie B, un campionato di qualità, non basta avere il nome famoso per vincere.

Quanto c’è di vero nelle voci che ti accostano a Napoli, Parma, Sassuolo o Perugia?

Tutto falso, pura invenzione giornalistica.

E quali priorità ti dai per la prossima stagione? Un Padova con prospettive di risalita in Serie B potrebbe convincerti a restare? Oppure meglio la Serie B?

Se devo stare in Serie C preferisco tenermi vicino casa, dove posso più o meno fare avanti e indietro. Meglio una squadra di Serie B. L’ideale, sarebbe trovare una soluzione di B vicino casa.

E se ti proponessero di fare la punta di riserva in Serie A?

Io gioco a calcio per scendere in campo. Dover andare in un posto per non giocare non mi piacerebbe. Meglio guadagnare la metà ma avere spazio.

Chiudiamo con una curiosità. 7 agosto 2013: il Padova di Federico Melchiorri sfida il Sydney di Alessandro Del Piero. L’ex capitano della Juventus lascia il campo e tu gli dai il cinque. Raccontaci quel momento.

Quella scena è nata dalla mia fortuna di giocare sulla fascia delle panchine, per cui l’ho incrociato quando veniva sostituito. Avrei voluto dirgli un sacco di cose ma non mi sono uscite le parole e mi è stato possibile solo stringergli la mano. Il tuo idolo di una vita ti passa accanto e non trovi nemmeno le parole. Gli dici solo grazie, perché ha ispirato tutta la tua vita.

Grazie Federico della disponibilità, un grande in bocca al lupo

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