Circolando – il DAM

IL DAM: dal cuore del centro storico il racconto di un tentativo di cambiare le cose
Con questo articolo inizia il nostro viaggio all’interno dei circoli maceratesi e delle realtà associative che in essi insistono: l’altra faccia del vivere Macerata. Il circolo DAM, si trova in Corso della Repubblica, nel vivo del centro storico della città. In questo circolo si fondono ritmi underground a suoni blues rock e suggestioni della “Swinging London”: tra foto di Jimi Hendrix, copertine di album dei Led Zeppelin, stampe a forti tinte “seventies” e rappresentazioni di George Best, i soci del circolo trascorrono le loro serate tra Dj set, concerti, cineforum e partite di calcio. Pur conservando quindi la sua identità revival, il circolo non rinuncia ad una vocazione generalista, mantenendo sempre sullo sfondo i riflessi della cultura pugliese: la terra d’origine dei tre soci fondatori. Il DAM da un anno a questa parte ha rappresentato un importante esperimento nel contesto del centro storico, un luogo quest’ultimo che sembra afflitto da un progressivo svuotamento: “un palcoscenico sempre più vuoto”. Sicuramente al centro storico di Macerata ha giovato la crescita di questa e di altre realtà associative, che, al di la della mondanità, hanno saputo farsi centri di aggregazione, e hanno permesso a molti giovani fare comunità.

Oggi incontriamo Matteo Scistri, il Presidente del circolo DAM, che si è intrattenuto gentilmente con noi per discutere del fenomeno dei circoli e della situazione del centro storico.

Matteo, come nasce un circolo come questo che nel giro di un anno si è guadagnato una centralità consolidata nel panorama della vita notturna del centro storico di Macerata, divenendo un punto di riferimento per i giovani e in particolar modo per gli studenti universitari?

L’idea viene da lontano, dall’amicizia tra 3 ragazzi pugliesi (Donato, Antonio e Matteo appunto NDR) che hanno studiato qui e, pian piano, vivendo a pieno questa Città e conoscendone sempre meglio la realtà, hanno concepito l’idea di dar vita ad un circolo, un circolo che innanzitutto ha la sua ragion d’essere nella volontà di rispondere ad un’esigenza di aggregazione: abbiamo dato vita a questo circolo per tentare, nel nostro piccolo, di dare uno spazio a tutti coloro che hanno voglia di esprimere qualcosa, di “dire la loro” e contribuire quindi alla rinascita del centro storico di Macerata. Non pensavamo che le cose andassero subito così bene, ma poi la popolarità e la vivacità del circolo hanno raggiunto un livello tale che, in tutta onestà, non ci aspettavamo neanche noi.
Abbiamo scelto di stare proprio nel centro storico, il luogo dove, appunto, più si sente l’esigenza di fare movimento, un movimento che per noi non è solo “movida”, ma è “movimento produttivo”, un movimento che è anche cultura e scambio di idee, un movimento capace di farsi anche pensiero critico. Ci sono addirittura dei gruppi musicali che sono nati qui dentro, nonostante esistiamo come circolo solo da un anno o poco più: se stai a contatto con le persone, e sei disponibile verso di loro non solo come “colui che sta dietro al bancone”, prima o poi il riscontro arriva.
Il nostro “successo”, se così vogliamo definirlo, secondo me viene un po’ dal

un momento ludico al DAM

fatto che siamo tre ragazzi tranquilli, umili e disponibili, e che, anche per il fatto di aver sempre lavorato nella ristorazione, sono abituati a stare a contatto con le persone. In ultima analisi credo che l’affezione verso questo circolo nasca dal fatto che abbiamo tenuto sempre le porte aperte rispetto a tutti coloro che hanno qualcosa da esprimere o da manifestare, attraverso concerti, mostre fotografiche, presentazione di libri, “reading”, senza mai sindacare la qualità o il merito delle rappresentazioni artistiche di cui ci siamo fatti promotori nel corso di questo anno.

In questi giorni su tutti i mezzi di informazione locale si legge di un malcontento che va crescendo tra i commercianti e gli esercenti del centro storico , legato alla decisione del consiglio comunale di vietare tendenzialmente il parcheggio nell’area interna alle mure urbane. Considerando anche i riflessi della crisi generale in cui versa il Paese, che hanno toccato anche l’economia e il tessuto sociale maceratese, quali pensi possano essere le risposte che la comunità dovrebbe dare per invertire questa tendenza al declino del centro storico di Macerata?

Premesso che in merito alla questione della pedonalizzazione del centro storico la nostra posizione è del tutto favorevole, credo che occorra prima tracciare un quadro di quello che rappresenta un centro storico.
Centro Storico significa, come ci dicono le stesse parole, innanzitutto “centro” della città, inteso questo come cuore pulsante di una comunità, un centro culturale, commerciale, di accoglienza, un centro che qui a Macerata, da questo punto di vista, è profondamente in difficoltà. “Centro”, dunque, e “storico”, inteso come un patrimonio culturale ed umano della Città: un patrimonio di cui occorre prendersi cura, occorre alimentarlo, stimolarlo, renderlo vivo.
La cittadinanza non è più attratta dal centro. E il declino del centro storico non può essere un problema di parcheggi, o di negozi, ma è un problema generale legato all’offerta che lo stesso propone. Il problema dei commercianti non sono i parcheggi, ma è il proliferare di centri commerciali ed ipermercati che ormai si sprecano nella provincia di Macerata: è rispetto a questo che il centro storico deve dare una risposta, una risposta di qualità, una risposta collettiva che tenga conto delle esigenze di tutti. La vita si è spostata verso le periferie industriali, i complessi commerciali, e quindi l’amministrazione, le attività commerciali e non, i cittadini e tutti coloro che hanno a cuore le sorti della comunità devono dialogare e, insieme, far si che la cittadinanza possa tornare a frequentare e ad amare il nostro centro storico: bisogna avere sempre rispetto per le proteste, ma soprattutto si deve salvaguardare ciò che rappresenta un bene comune, perché se muore il centro storico muore la collettività, e con essa tutti gli interessi particolari che ne fanno parte.

Spesso siete stati intervistati e citati su diversi quotidiani per motivi legati alle lamentele degli abitanti del centro per gli schiamazzi e il rumoreggiare dei vostri avventori o dei vostri soci. Come rispondete a chi vi accusa di essere la causa dei “trambusti” notturni che turbano la quiete di questa pacifica cittadina?

La risposta è semplice. Dal momento in cui siamo partiti, sapevamo che avrebbero potuto esserci delle lamentele, delle criticità, magari anche un po’ per una nostra inesperienza iniziale. Ma credo che dopo questo fisiologico “caos” iniziale abbiamo cominciato ad individuare e comprendere gli atteggiamenti dei nostri avventori e dei nostri soci, ed anche a contenere alcuni “eccessi” goliardici. Quindi adesso invito chiunque nutra dei sospetti su di noi a passare una serata qui al DAM in compagnia dei nostri soci e a constatare il clima tranquillo ma al tempo stesso brioso del circolo. Credo che come tutte le novità anche noi, inizialmente, abbiamo fatto paura, e molte delle cose che sono state dette o scritte derivino proprio da questo: penso però che quella fase sia ormai superata.

Siete tre ragazzi pugliesi, come molti degli studenti della nostra università. Cosa ne pensate del rapporto che negli anni si è andato sempre più consolidando tra la Puglia e la città di Macerata?

Questo “feeling” secondo me deriva un po’ da quel “vivere con lentezza” che è una delle caratteristiche dei pugliesi e dei meridionali in generale, uno stile di vita che anche qui a Macerata può essere condotto alla luce delle caratteristiche di questa città, una città a misura d’uomo, non frenetica, dove tutto è facilmente raggiungibile e dove ci si conosce un po’ tutti. Io, Donato e Antonio ( gli altri soci fondatori, NDR) siamo arrivati qui nel 2000, come studenti, ma poi anche dopo la laurea abbiamo scelto di restare a Macerata, di vivere qui, perché ci siamo trovati bene e oggi siamo ancora pugliesi, ma anche un po’ “maceratesi”. Dopo 15 anni ormai si è creata una sinergia positiva tra noi e questa comunità, come in generale qui si verifica tra coloro che vengono da fuori e quelli che sono originari del posto.

Qui siete a contatto con molti giovani: studenti, precari e anche disoccupati. Cosa hai imparato dal confronto quotidiano con questa realtà che è fatta anche di disagio?

Qui siamo tutti i giorni a contatto con le persone, quelle vere, e posso dire che la situazione non è buona: la gente non ha molto da spendere. Ma al di la di questo, le persone vivono una condizione precaria, e questo le avvilisce, le deprime: non si può vivere in una continua e vana ricerca di lavoro, se i giovani perdono anche la speranza di trovare una sistemazione non c’è futuro per questo paese. La politica, le classi dirigenti, dovrebbero adottare delle misure volte nello specifico a incentivare la voglia di mettersi in gioco dei giovani, stimolandoli a cimentarsi anche in cose che vanno al di la del loro percorso di studi o delle loro inclinazioni personali. Non sono i ragazzi ad essere “choosy”, ma è la società che spesso li abbandona e non crede in loro.

Roberto Nappi
Roberto Viviani

Comments

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *