La Chiesa cattolica ed il questionario rivelatore.

Giovedì 26 giugno è comparso sul sito del Vaticano l’Instrumentum Laboris, un lungo documento sui delicati temi della famiglia e della coppia che fungerà da base per i lavori del prossimo Sinodo dei Vescovi, previsto per il prossimo ottobre.  Il documento è stato costruito sulla base delle risposte date da fedeli e sacerdoti provenienti dalle diocesi di tutto il mondo al questionario inviato nel novembre 2013 da Papa Francesco. Le 38 domande (più una di carattere generale) riguardano i temi più controversi per la Chiesa cattolica: convivenze, unioni di fatto, contraccezione, aborto, divorzio, omosessualità. Nel presentare il documento, il segretario del Sinodo, il cardinale Baldisserri, ha precisato che le risposte sono state inviate dall’85 per cento delle 114 Conferenze episcopali del mondo.

Nessuno stupore da parte della società civile circa i risultati del “sondaggio”: quella che emerge, infatti, è una realtà ben lontana dai dogmi della Chiesa cattolica, una realtà sempre più variegata ed aperta alle nuove forme di unione e di esperienza della sessualità. I fedeli rispondono al questionario esprimendo la loro frustrazione nei confronti di una Chiesa che avvertono molto lontana dal vissuto quotidiano, di cui forse soltanto i sacerdoti, in prima fila nel rapporto con le persone, comprendono l’evoluzione. Una società che cambia non può (e infatti non è mai potuta) andar d’accordo con la pietrificata dottrina del cattolicesimo romano che, a dispetto del tanto sventolato “cambio look” di Papa Bergoglio, non riesce e non può ammorbidire le sue posizioni ufficiali. Dalle diocesi di tutto il mondo, i fedeli sollevano le loro critiche all’atteggiamento della Chiesa verso i divorziati, gli omosessuali, le unioni di fatto, l’uso del preservativo ed il sesso privo di finalità riproduttive. I vescovi avranno un bel lavoro da svolgere nel tentativo di far passare tali posizioni come accoglienti ed accettabili, anziché escludenti ed arretrate come nella realtà sono percepiti.

Nel documento viene ribadita la visione tradizionale della famiglia cattolica, fondata sul matrimonio tra uomo e  donna, oggi messa in discussione dalla realtà di fatto.  Il concetto di «legge naturale», ossia i principi che derivano dall’ordine naturale delle cose,  «è assai problematico, se non addirittura incomprensibile», percepito cioè dalle persone come «retaggio sorpassato». I responsabili di tutto ciò vengono individuati nella secolarizzazione, l’individualismo, la crisi economica e sociale, ma anche negli scandali sessuali e la pedofilia interni alla Chiesa cattolica. Certamente, non viene menzionata la maggiore libertà di coscienza e di costume che si accompagna alla riflessione razionale sull’umano, questa sì, parte dell’ordine naturale delle cose.  Quello che viene regolato dalla legge civile è invece considerato dai fedeli «moralmente accettabile». Le scelte legislative dei Paesi che cercano di regolamentare le situazioni c.d. controverse, quali la fecondazione in vitro, le unioni omosessuali, l’aborto, sono definite contrarie alla legge naturali e, perciò, alla regola di vita che dovrebbe guidare il perfetto cattolico. Quali siano i contenuti di tale naturalità e dove si collochi il confine tra essa e la libertà individuale non è tema affrontato dal documento.


Risulta però chiaro che, a dispetto delle opinioni raccolte, l’omosessualità non può essere considerata come uno dei tanti modi di esistenza dell’essere umano (se così fosse, rientrerebbe nei disegni della legge naturale), bensì una scelta individuale che deriverebbe da condizionamenti ambientali sbagliati. Il comportamento dei ministri della Chiesa nell’affrontare tali situazioni richiederebbe un  perfezionamento del piano di azione pastorale:  “bisogna distinguere tra quelle (persone omosessuali) che hanno fatto una scelta personale, spesso sofferta, e la vivono con delicatezza per non dare scandalo ad altri, e un comportamento di promozione e pubblicità attiva, spesso aggressiva.” Chi è omosessuale e non si vergogna, dunque, di vivere liberamente la propria scelta senza nascondersi è considerato più gravemente rispetto a chi, al contrario, prova difficoltà ad accettarsi. L’azione della Chiesa dovrà muoversi, da un lato, verso un’ “accoglienza misericordiosa” delle pecorelle smarrite e, dall’altro, un “accompagnamento graduale verso un’autentica maturità umana e cristiana”, anche attraverso l’attività di organizzazioni a ciò preposte (con un richiamo, forse, alle associazioni cristiane nate allo scopo di curare gli omosessuali?).

Il documento affronta con prevedibili esiti anche i temi del matrimonio e del sesso, segnalando costantemente come le posizione di fedeli siano ormai distanti dalla tradizionale visione cattolica della famiglia. Tutto ciò, come già detto, può stupire soltanto il Sinodo dei vescovi, a cui spetterà l’arduo compito di definire un piano di attacco per riportare i cristiani vittime della secolarizzazione sulla retta via dell’obbedienza.

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