Tandem: fusione di fotografia analogica e comunicazione digitale

“A Store” + “Azar”… quando la fotografia analogica e la comunicazione digitale viaggiano in “Tandem”
Se negli ultimi tempi vi è capitato di passare in Corso della Repubblica a Macerata non potete non esservi imbattuti in una stramba bicicletta verde fluttuante a mezz’aria, magari chiedendovi: “e questa che roba è”? La roba in questione è l’insegna di “Tandem”, uno dei negozietti più originali mai visti a Macerata, che ha aperto i battenti un paio di mesi fa e che si sta trasformando settimana dopo settimana. Ma sicuri che “Tandem” sia solo un negozietto? Lo abbiamo chiesto a Francesco Spè e Giovanni Martone che costituiscono metà del progetto in questione.

Allora ragazzi, cos’è questo “Tandem”?

Giovanni – Dunque… “Tandem” è un esperimento di co-working che mette insieme due realtà, il ventennale studio fotografico di Fabrizio Centioni, che si occupa principalmente di fotografia analogica (da lì il nome “A Store” che sta per “Analogic Store”) e il nostro nascente progetto di comunicazione, che abbiamo chiamato “Azar”. Partiamo dalla creazione di siti web per curare poi tutti gli aspetti del comunicare, dai testi ai contenuti prodotti sui social, passando per l’organizzazione di eventi e di corsi di formazione.

Immagino che vi avvarrete di molte collaborazioni quindi?

Francesco – Il nostro intento è di fungere da coordinatori di progetti comunicativi a più voci tra loro intonate. Ci piace mettere insieme idee e lavori di creativi maceratesi e non, specializzati in grafica, illustrazione, marketing, video making… Già varie persone stanno collaborando con noi per i primi lavori che stiamo facendo e per l’autunno contiamo di allestire una piccola squadra di freelance. Chi fosse interessato a farne parte bussi pure alla porta di “Tandem” :).

Vi chiedo subito del nome che avete scelto. Da dove salta fuori questo “Azar”?

Francesco – “Azar” è una parola spagnola di origine araba che ho letto per la prima volta in un libro di Julio Cortazàr (“Ultimo Round!) qualche anno fa. Da allora mi è rimasta in mente sia per come suona che per i suoi sfumati significati. Rimanda al concetto di “caso”, ma anche a quello di “incontro” e di “ventura”. Ho buttato lì questo nome a Giovanni ed ha subito colpito anche a lui. Ci pare simpatico ed evocativo, e, pur per vie laterali ed oblique, ben rappresenta il nostro progetto.

E come è nata invece la collaborazione con A Store?

Giovanni – Lo scorso anno ho lavorato come assistente nello studio di Fabrizio Centioni in Galleria Scipione, portando avanti la mia passione per la fotografia. Nello stesso periodo Francesco ha realizzato per Fabrizio il nuovo sito web e la piattaforma di e-commerce, arrivando a curare tutta la presenza web. Insieme abbiamo ideato anche un contest di street photography molto partecipato, “Riscatti Urbani”, che proprio ora sta vivendo la sua seconda edizione.

Francesco – Quella esperienza è stata stimolante e produttiva per tutti e tre e sarebbe stato un peccato farla finire lì. Era da un po’ che io e Giovanni, amici fin dal liceo, volevamo provare a mettere insieme un progetto di comunicazione a tutto tondo e ci è parso fosse l’occasione giusta, visto che Fabrizio, sempre aperto a collaborazioni e contaminazioni, stava cercando un secondo punto vendita per avere più visibilità e per “liberare” il suo storico studio con camera oscura in Galleria Scipione, ora sempre più adibito al ruolo di laboratorio/atelier, spazio ideale per realizzare workshop sulla fotografia analogica e ritratti in studio.

Ma come funzionano esattamente i rapporti con A Store?

Giovanni – Dal punto di vista “fisico” il negozio è diviso in 3 parti: noi “controlliamo” la situazione ai piani alti nel nostro piccolo ufficio situato nel soppalco, mentre in basso ci sono due sezioni, una prettamente fotografica, l’altra molto eterogenea e ricca di articoli di design e/o fatti a mano, come t-shirt personalizzabili e taccuini artigianali.
Francesco – Per quel che rigurda i servizi invece… funziona che approfittiamo dello spazio comune per collaborare spesso :). Crediamo molto nel co-working come forma creativa per rispondere alla crisi, riducendo i costi e stimolando interazioni.
Del resto la fotografia non può che essere al centro di un progetto di comunicazione, e allo stesso modo, un fotografo non può che giovarsi del contributo in termini di idee e strumenti di “comunicatori” come noi :P.

Vedo che rivendicate il vostro status di “scienziati della comunicazione” 😛

Francesco – Beh, noterai che c’è un po’ di autoironia in tal senso, ma al netto di critiche che si possono fare a questa facoltà (spesso stereotipate) e nonostante siamo i primi a deridere la retorica di (presunti) guru della comunicazione che aprono (presunte) startup “giovani e dinamiche” (argh…) pensiamo di aver ricevuto entrambi tanti stimoli e di aver imparato *qualcosa* nei nostri anni universitari a Scienze della Comunicazione, senza i quali probabilmente Azar non sarebbe mai esistita.

E perché avete scelto Corso della Repubblica come sede del progetto?

Francesco – Ci pare una delle vie più vive di Macerata, e sicuramente quella più nelle nostre corde. La frequentavamo già prima per le tre librerie, i due negozi di dischi, la fumetteria e per locali come il Dam e il Pathos. Insomma ci sentiamo a nostro agio 🙂
Giovanni – E non dimenticare la mitica pizza da Gigi 😛

Da “Tandem” si respira subito un atmosfera vintage. Parlo ovviamente delle Polaroid e delle pellicole, ma anche dei taccuini fatti a mano che vendete. Non è strano per un progetto digitale basato sul web design?

Francesco – Forse ma… noi non cerchiamo di cavalcare la moda “hipster” (altra parola spesso usata a sproposito) né limitarci a spronare forme di collezionismo vintage. Ti faccio l’esempio del prodotto che vendiamo di più, le pellicole Impossibile per le Polaroid. Beh, noi non vogliamo Polaroid da collezione, ma Polaroid che sputino le loro magiche instantanee :P. Un paio di settimane fa è venuto un ragazzo che si era ritrovato in soffitta un vecchia Polaroid che temeva fosse inutilizzabile. Abbiamo verificato funzionasse e con un paio di pellicole ha realizzato un bellissimo progetto per l’esame di Fotografia all’Accademia valso un trenta e lode :). Ci sono poi due nostri carissimi clienti/collaboratori/amici, Matteo e Sara, che con la “manipolazione” di Polaroid creano delle vere e proprie opere d’arte. Non si tratta quindi di una passeggera moda retrò ma della riscoperta di un pezzo di storia della fotografia che ha ancora molto da dire. Uno degli obbiettivi di “A Store” è proprio ridare nuovamente vita a oggetti e pratiche (come lo sviluppo in camera oscura) che molti considerano morte. “Azar” sposa in pieno il progetto, credendo che analogico e digitale debbano integrarsi e non scontrarsi. Non pensiamo che foto a pellicola e taccuini fatti a mano debbono/possano nostalgicamente imporsi a danno di smartphone, reflex e tablet. Tutt’altro. Pensiamo però che svolgano ancora il loro ruolo e che abbiano un fascino non replicabile.

Giovanni – A riguardo ti cito le righe finali con cui descriviamo il progetto sul nostro sito: “noi pensiamo che l’opposizione ANALOGICO-DIGITALE generi mostri. L’INTEGRAZIONE tra queste due tipologie di comunicazione è il nostro approdo. Cogliere la specificità dei due mo(n)di, enfatizzarne le differenze, accorgersi di ciò che li accomuna. I bit e la carta, la rete e la STRADA, l’emoticon e il cenno d’intesa. Al centro del progetto le STORIE e gli incontri. Per creare RETI tra piccole realtà vicine o lontane. QUE AZAR!”
Francesco – Capito come? 😛

Non mi resta che chiedervi come poter seguire le vostre cose in Rete. Immagino siate molti attivi sui social!.

Francesco – Ci tocca 🙂 Abbiamo deciso di lanciare i vari profili in concomitanza con la seconda edizione di #riScattiUrbani, a tutti gli effetti il primo evento di “Azar”. Ci trovate su Facebook, Twitter, Pinterest e Vimeo e presto anche altrove. Ci piace infatti sperimentare social settoriali e anche meno conosciuti. Non posteremo solo cose che ci riguardano direttamente ma cercheremo di diffondere comunicazione “curata”, selezionando contenuti di nostro interesse nel marasma del web, che rilanceremo anche nel nostro blog interno al sito.
Giovanni – Ovviamente anche A Store ha la sua pagina Facebook aggiornata quotidianamente e vari altri social. E su Twitter stiamo cominciando ad usare l’hashtag collettivo #daTandem per raccontare con immagini e parole quello che accade in negozio: nelle 8 ore (a volte 10) che vi passiamo ogni giorno ne passano di personaggi e ne succedono di storie 🙂

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