Cosa ci dice la micro-resistenza urbana delle Fosse?

È uscito diversi giorni fa un articolo su Cronache Maceratesi in cui si riportava la storia di alcuni ragazzi del quartiere Borgo San Giuliano, che hanno occupato il piazzale retrostante la scuola Fermi denunciandone lo stato di abbandono. Divenuto un parcheggio de facto, lo spiazzo è da sempre utilizzato dai bambini e ragazzi per giocare o incontrarsi.

Diffusasi la notizia della simbolica occupazione, con rifacimento delle righe del campo ed esposizione di un cartello rivendicativo (che riproponiamo qui accanto), ha colpito la spontaneità di un’iniziativa sollecitata “dai giovani della parrocchia S. Michele & S. Maria della Pace”, come scrive Ilenia Vitali.

Ma cosa ci racconta questo episodio?

Ci mostra l’esistenza di uno spaccato di città e di società che è messo in ombra dall’appeal della cronaca nera di cui si riempiono i giornali, dalle chiacchiere dei politicanti nostrani o dalle “grandi questioni” della mobilità o dei finanziamenti, per non dire dei giochi di alleanze e accordicchi.

All’ombra di tutto ciò, un tessuto urbano lacerato produce meccanismi di resilienza, riadattamento, nuove alleanze sociali e qualche resistenza. Anni di devastazione urbanistica e grandi opere si declinano micrologicamente nella perdita di spazi (anche piccoli, piccolissimi) di socializzazione, di gioco, di riappropriazione di una ricchezza d’esistenza che altrimenti si vuole dedicata al consumo e al guadagno (o profitto, fate vobis). Se “la grande città” discute delle auto in Piazza della libertà (giustamente, per carità), ovunque vengono fagocitati da auto ed edifici spazi comuni, oasi nel deserto.

In tutto ciò, di straordinaria importanza è la presa di parola di bambini e ragazzi, i più silenti nelle dinamiche urbane, i senza voce dei piani edilizi, i fuggitivi dei luoghi chiusi e opprimenti. Ripartire da là, da quel non-parcheggio di Borgo San Giuliano, affermarlo come “zona protetta” è l’unica soluzione, magari interrogandosi su cosa quegli stessi ragazzi del quartiere possono fare quando piove e in quel parcheggio non si può stare.

Ribaltare il discorso, insomma. Partendo da chi ha avuto il primo, timido coraggio, di prendersi un pezzo di presente.

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