Etica e Legalità: Trasformiamo l’economia invece di subirla

di Simona Tiribelli.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”(art. 2 Cost.)

Così, all’indomani della seconda guerra mondiale, i padri costituenti fissavano gli obiettivi programmatici di un Paese dilaniato dal conflitto e diviso da contrasti ideologici, da rifondare “sul lavoro” (art. 1), e riunificare all’insegna di una eguaglianza sostanziale (art. 3, 2° comma).

Sono trascorsi decenni e mutati gli assetti di Governi in rapida successione, eppure la Carta costituzionale appare oggi quanto mai attuale, e una sua attenta rilettura risulta lungimirante, ai fini della riedificazione della democrazia pluralista in piena crisi economico-finanziaria.

Sulla scia di queste considerazioni, è possibile accostarsi alle riflessioni del Prof. Roberto Mancini con la mente sgombra da facili pregiudizi o delle consuete distanze che l’opinione pubblica riserva alle dissertazioni filosofiche. Niente di più pragmatico, infatti, emerge dal seminario tenuto dal docente di filosofia teoretica in una delle giornate che, tra il 15 e il 20 settembre, grazie al fondamentale contributo dell’associazione Libera Marche, ha visto il Dipartimento di Economia dell’Università di Macerata popolato da giovani studenti e professionisti della Scuola di Alta Formazione in Economia e Legislazione Antiriciclaggio.

È possibile cambiare il sistema economico attuale?

Un interrogativo provocatorio, cui il seminario si propone, ambiziosamente, di rispondere, utilizzando, per l’appunto, un approccio filosofico.

Un approccio che tenta di ripensare a quelle che sono le categorie essenziali del problema e re-impostarle. E’ necessario, infatti, per uscire da periodi di statica incertezza, ripensare a nuove soluzioni, intaccando le fondamenta del sistema stesso. Quello a cui invita lo stesso filosofo maceratese è il continuo sviluppo della capacità euristica, apportante nuovi modelli alternativi sia al capitalismo che al socialismo reale. E’ necessario non farsi ipnotizzare da quella propaganda neoliberista che investe ormai ogni ambito della nostra vita mascherando quel capitalismo globale nocivo all’umanità e alla natura, che tenta di trasformare l’uomo in mera risorsa, in strumento utile solo all’interno di una logica produttiva.

Forse, la via del cambiamento non dovrebbe essere percorsa solo sull’onda di nuove riforme, che sempre più spesso, oggi, assumono la forma di tagli continui a quelli che sono i settori fondativi della società (istruzione in primis) ma, attraverso l’attuazione concreta di una svolta culturale pre-politica, che coltivi la memoria della dignità umana e si fondi su una donazione di senso ed impegno per il cambiamento della società.

Una economia, dunque, che, lasciando momentaneamente da parte bilanci pubblici e statistiche, acquisti un fondamento etico e un senso di legalità condivisa che è andato estinguendosi nel tempo. Insomma, per dirla alla Buber, una etica dinamica, non imposta unilateralmente dall’esterno, ma che sia parte integrante dell’essere di ciascuno di noi, sino a divenire una dimensione metastorica e metaindividuale, impermeabile alle alterne vicende del mercato o ai rivolgimenti politici.

Non è forse, il senso di solidarietà collettiva, economica e politica, che abbiamo perso nel corso del tempo?

Non è la perdita dei valori morali nella società odierna a rappresentare la lacuna più dolorosa?

L’economia attuale, così come la politica, machiavellianamente ispirata, fin dalla sua nascita, ha rivendicato uno spazio autonomo rispetto alla dimensione morale, avvalendosi di una avalutatività metodologica che ora paga a caro prezzo.

Se da un lato le sue categorie e il suo metodo sono intrinsecamente portati al disimpegno morale, l’ideologia liberista a cui è ispirata, è essa stessa prima promotrice di valori quali la libertà e l’individuo. La libertà di cui si parla, però, non è di certo quella politica, che si appella alla responsabilità morale di ciascun individuo, ma piuttosto si tratta di liberalismo economico, impegnato ad abolire la responsabilità sociale e dunque a sostituire la dimensione dell’etica pubblica con una sorta di élite economica, che gioca virtualmente con il nostro futuro.

E’ così che oggi parlare del legame che intercorre tra etica ed economia, e del loro principale collante, la legalità, non risulta pura astrazione, proprio in quanto la visione economica dominante è, oggi più che mai, in esplicita antitesi con i sentimenti di rilevanza etica, legalità compresa.

Quello che si auspica è un ridimensionamento di quel “doppio movimento” che coinvolge società e mercato, laddove il secondo termine si espande in modo eccessivo tale da identificare la nostra comunità in una società di mercato, è necessario un’azione trasformativa che restituisca all’uomo la sua identità essenziale di Homo, prima ancora che Homo Oeconomicus- risorsa utile finché attivo, mentre considerato, se disoccupato o non produttivo, un esubero, uno scarto della stessa società che invece dovrebbe tutelarlo.

Non dobbiamo dimenticarci che siamo Dignità, Diritti, Identità. Uomini. Non Prodotti Interni Lordi.

Concludo con le parole dello stesso filosofo:

Necessaria è una svolta che si nutra del potenziale motivazionale di un’etica del bene comune e della forza trasformativa di una politica che sviluppi la democrazia attraverso la prassi della giustizia redistributiva dei diritti. Per quanti non vogliono rassegnarsi a subire la situazione esistente è un dovere pensare e proporre una via inedita di cambiamento, che permetta alla società di respirare e all’economia di servire tutta l’umanità senza distruggerne la natura intrinseca.

E’ un dovere di ciascuno di noi, nella frenesia quotidiana, impegnarsi in una riflessione, che trascenda i bisogni personali e che assuma la forma di una coscienza collettiva edificante un futuro prospero, non così lontano.

E’ un dovere di ciascuno di noi NON rassegnarsi a condizioni già esistenti.

L’appello generale è, dunque, quello di non pensare l’economia come qualcosa che si debba appiattire ad un sistema economico globalizzato ed ingovernabile, in cui l’unico ruolo del soggetto è quello di conformarsi al consenso e adeguarci all’inevitabile.

Se le più grandi svolte si sono attuate a partire dal pensiero, è necessario Pensare all’introduzione del Novum.

Un nuovo modo di pensare.

Un nuovo modo di lavorare.

Un nuovo modo di vivere.

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