Macerata “Città dei Diritti”

Per molto tempo, “spread” è stata la parola chiave della politica italiana. Ne sanno qualcosa Silvio Berlusconi e Mario Monti, protagonisti, nel 2011, di una staffetta a Palazzo Chigi perché il rendimento dei nostri titoli di Stato stava raggiungendo picchi difficilmente sostenibili e l’Europa chiedeva politiche volte a contenere e ridurre lo spread.

È proprio questo, a mio avviso, il limite più grande dell’Unione Europea, che chiede di controllare i conti, di proseguire la strada dell’austerità, di rendere sempre più precario e flessibile il mondo del lavoro. Come se al mondo non esistesse altro che un bilancio da chiudere in pareggio. Una politica che si limita a questo è destinata a perdere.

Il dibattito politico delle ultime settimane ha evidenziato tutta l’arretratezza e l’inadeguatezza del nostro paese sul tema dei diritti civili. Ma chi si occupa di misurare il nostro spread in questo settore?

I fatti, molto rapidamente: il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha chiesto ai prefetti di annullare la trascrizione dei matrimoni omosessuali celebrati all’estero, scatenando l’ira di molti sindaci, tra i quali Luigi De Magistris (Napoli), Virginio Merola (Bologna) e Giuliano Pisapia (Milano), intenzionati a non ascoltare le direttive del leader del Nuovo Centrodestra.

Qualche mese fa, il consiglio comunale di Macerata ha deliberato l’adozione del registro delle unioni civili. Tuttavia, la sua regolamentazione sta seguendo tempi troppo lunghi. Si tratterebbe di un primo passo, peraltro ben lontano dal pieno riconoscimento del matrimonio omosessuale, già riconosciuto in molti Paesi europei e che solo il permanere di una cultura intollerante e retrograda ha impedito finora di introdurre in Italia. Ciò che rende ancor più inaccettabile l’attuale stato di fatto è che, per tante situazioni giuridiche, l’amministrazione pubblica riconosce la rilevanza delle unioni di fatto. Peccato che ciò avvenga solamente laddove c’è da limitare l’accesso a benefici di legge, come nel caso di sovvenzioni e agevolazioni di imposte, in cui rileva anche il reddito della persona convivente, seppur non sposata. In questo caso, come è evidente, lo Stato e le sue amministrazioni non si fanno scrupolo nel riconoscere la rilevanza giuridica delle unioni omosessuali.

Le elezioni comunali sono alle porte. Occorre proporre con forza l’idea di Macerata “Città dei Diritti”. Non solo il registro delle unioni civili con l’estensione alle coppie di fatto delle misure per il sostegno al reddito; ma anche il testamento biologico, lo sportello per la consulenza per la fecondazione eterologa e, infine, la sala del commiato, un luogo dignitoso in cui, chi lo desidera, possa ricevere un ultimo saluto senza dover accettare la presenza di simboli di una fede che non gli appartiene, coerentemente con una visione laica dell’esistenza.

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