Verso la II edizione di AltreVisioni: i documentari di Internazionale

Al festival di Internazionale cui abbiamo partecipato ci siamo incontrati con i giornalisti che curano l’area cinematografica della rivista: Stefano Campanoni e Sergio Fant, che selezionano e scelgono alcuni tra i migliori documentari d’inchiesta del mondo, al fine di renderli visibili in Italia usando il canale della rivista Internazionale. Sono poi realtà come la nostra che li trasformano in proposta culturale proiettandoli, coordinando la loro proposizione in cinema cittadini o addirittura organizzando ricchi e articolati eventi (come fa Via Libera MC con il festival di controinformazione AltreVisioni).
Gli otto documentari (che in un modo o nell’altro siamo riusciti a vedere interamente a Ferrara) si articolano attorno a due macro-elementi che sono comuni a tutti. Innanzitutto, ognuno di essi mostra uno spaccato della crisi economica, sociale e culturale nella quale siamo immersi: l’esproprio dei beni comuni e la fine del lavoro (Marmato, con la sua storia dei minatori colombiani in lotta con la multinazionale mineraria; ma anche Hope on the line, che ci racconta il dramma greco con gli occhi del suo leader politico più radicale, Alexis Tsipras), la non-sovranità postcoloniale (Concerning violence) e il dramma della migrazione (Days of Hope), la centralità dell’area mediterranea (la Grecia, e poi la rivoluzione siriana e la guerra in Libia). Insomma, tanti tasselli di un mondo in mutazione, sospeso tra la catastrofe globale e le tante quotidiane catastrofi locali, ma al tempo stesso aperto a possibilità radicali di trasformazione.
In secondo luogo, i documentari (veri e propri film di durata compresa tra i 75 e i 95 minuti) radicalizzano una prospettiva soggettiva e d’inchiesta, che consente allo spettatore di approcciarsi al film in maniera diretta e immediata, con tutte le contraddizioni che ciò fa emergere (come nel caso di Point and Shoot, dove il confine tra impegno personale e ideologia dell’interventismo sfuma sino alla sovrapposizione), ma dentro una prospettiva radicalmente immersiva.
Uno scorrere di temi legati tra loro dall’ambivalenza del futuro: la possibilità della distruzione e della fine, ma anche e soprattutto l’apertura possibile a un mutamento profondo. E così che il clandestino arriva ad autodenunciarsi per pretendere il proprio riconoscimento (in Documented), ed è in questo modo che Aaron Swartz rimane un simbolo della battaglia contro la nuova enclosure della proprietà intellettuale per l’affermazione del diritto all’accesso e alla condivisione.
In bilico tra rovina e futuro, si afferma uno sguardo al tempo stesso alto e profondo. Alto, perché ci consente di uscire dalla chiacchiere e dalle briglie del nostro Paese; profondo, perché ci restituisce l’interesse e la passione per i problemi reali. Giusto perché ci stimola alla comprensione di un’alterità geografica, culturale, esperienziale che è radicata in un nocciolo comune che sempre lavora per la propria emancipazione.

Gli 8 film, con trama e trailer, si trovano qui.

Di seguito l’intervista a Sergio Fant, coordinatore della rassegna di documentari “Mondovisioni” in occasione del Festival dell’Internazionale svoltosi a Ferrara il 3 4 5 Ottobre 2014.

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