Arte e decrescita: intervista al pittore Federico Bruglia

Via Libera oggi è con Federico Bruglia, pittore marchigiano di 24 anni e promotore, insieme ad altri artisti, del primo gruppo nazionale di “Arte e Decrescita”, ramo artistico del Movimento della Decrescita Felice.

F.G. Ciao Federico, grazie per averci concesso questa intervista. Iniziamo proprio da “Arte e Decrescita”; come nasce questo Movimento e qual è il suo obiettivo?

F.B. Ciao Francesco, il Movimento nasce dalla constatazione che oggi il sistema dell’arte contemporanea non ha nulla di diverso dalla logica del mercato, per cui l’essere innovativo è sempre sinonimo di buono, non si pensa più a realizzare un’opera d’arte ma a produrre una merce, e ci poniamo l’obiettivo di fare un arte da contemplare, non da usare, il che porta inevitabilmente a una rivoluzione culturale. Bisogna, come dice Latouche, ‘deconolizzare l’immaginario’.

F.G. Insieme agli artisti marchigiani Maurizio Governatori, Simone Paolini Caroli e Marco Orazi, sei uno dei promotori e firmatari del Manifesto Ri-forma, il quale elenca i principi e le idee che stanno alla base del Movimento “Arte e decrescita”. L’idea principale è che oggi come non mai, anche nell’arte, ci sia il bisogno di conservare e non di progredire. Perché secondo voi l’arte contemporanea – quella che criticate – cercando  “l’innovazione perpetua” finisce per perdere di significato e non avere più alcun senso artistico?

F.B. Perché l’arte è l’unica attività umana disinteressata, libera. L’arte non vive più di vita propria se deve rispondere a degli imperativi che fanno parte del sistema economico – finanziario.

F.G. In uno dei passaggi del manifesto scrivete che si dovrebbe “ritornare alla natura, ai suoi tempi, alle sue pause rigenerative” e che “anche l’arte deve ritrovare i suoi tempi, le sue pause  ricominciare da dove il lavoro è stato interrotto”. E ancora: “dobbiamo proprio ricominciare dalla terra, dalla natura mai perfetta, l’im-perfezione è la vera bellezza, e ci salverà perché è armonia.” Potresti spiegarci meglio questi passaggi e come in un mondo che si è in gran parte dimenticato della terra, delle campagne, l’arte possa e debba essere uno dei mezzi per ristabilire un contatto con la natura?

F.B. Hai detto bene, ci si sta dimenticando della terra, della natura. Hai mai visto un albero fare frutti tutto l’anno? Non  esiste una cosa del genere eppure oggi chi si ferma è perduto; l’arte può e deve ristabilire un contatto con la natura perché si è sempre alimentata da essa, la sensibilità sta alla base della creazione artistica, ed è natura. Perdendo il contatto con la natura, e quindi con la realtà, si arriva all’alienazione, e questo sta accadendo con il trionfo del virtuale, dell’immateriale. Il saper disegnare per esempio oggi viene visto quasi con disprezzo, sicuramente come superfluo, quando invece non c’è niente di paragonabile per comprendere ciò che hai davanti, la realtà. Quando disegno penso totalmente, con la mano, col corpo, e la conoscenza che ne deriva è, NATURALMENTE, reale.

F.G. È molto interessante il parallelismo con l’agricoltura e nello specifico con quello che sta accadendo con le multinazionali dei semi (Monsanto, Novartis, ecc.) dove si favoriscono appunto le multinazionali a discapito dei piccoli agricoltori. Nel manifesto scrivete che l’autoproduzione sia dell’agricoltore sia dell’artista, fuori dai recinti delle lobby industriali, culturali, saranno considerati fuorilegge e antimoderni. La domanda è difficile, ma cosa si può fare secondo te per evitare tutto questo? Un fruitore, un amante dell’arte potrebbe in qualche modo sostenere l’arte indipendente svincolata dalle logiche di mercato cui abbiamo fatto riferimento?

F.B. Già il fatto che i grandi musei di arte contemporanea siano quasi deserti è una dimostrazione che il cuore ha ancora il sopravvento sulla mente. Perchè è questo che bisogna fare, conservare la propria umanità, scegliere ciò che ci piace, ciò che ci fa sentire, capire qualcosa, piuttosto che ciò che ‘dicono sia all’ultima moda’. Si deve ricordare che la bellezza, l’arte, la cultura sono di tutti, o di nessuno, sicuramente non di una élite, per cui godere dell’arte istintivamente, senza aver bisogno di un altro che ti spieghi cosa vuol dire, è un diritto umano.

F.G. Parlando del tuo percorso di artista dici che l’esperienza all’Accademia di belle arti (di Urbino) ti ha deluso perché già dai primi anni si tende a creare dei “prodotti” artistici vendibili, quasi dei “marchi” da inserire nel mercato senza considerare il naturale sviluppo artistico del giovane pittore, mentre tu hai sempre cercato di rivendicare e difendere la tua originalità e la tua personale ricerca. Sei riuscito e riesci a coniugare la tua visione dell’arte con quello che viene invece richiesto dall’esterno?

F.B. Ma se l’esterno chiede questo per me sarebbe un fallimento coniugare la mia visione dell’arte con una non-visione standardizzata!

F.G.  Sono d’accordo. Nel corso della tua formazione c’è stato qualche artista contemporaneo o passato che hai utilizzato come punto di riferimento o a cui ti sei in qualche modo ispirato?

F.B. Ci sono artisti con cui per certi versi mi trovo molto in sintonia, altri che ammiro perché hanno raggiunto una bellezza universale, che posso osservare per cercare di capire con che sguardo lavoravano, o semplicemente per motivi di tecnica. Da Giotto, ai grandi del Rinascimento, sicuramente rivedo molto i grandi maestri dell’arte italiana, che per me non sono ‘antichi’, anzi non possono non essere sempre contemporanei (Schiele diceva che l’arte non può essere moderna, l’arte è eterna).  Poi Cézanne, Picasso, Matisse, qualche espressionista, Otto Dix, Bacon, Freud…

F.G. Cosa vuoi rappresentare con le tue opere?

F.B. Vorrei trasmettere il senso di ciò che ho davanti, far parlare il soggetto, non me. Non fare speculazioni filosofiche ma ‘semplicemente’ tradurre un senso in segno.

F.G. Sappiamo che si è conclusa da poco una tua mostra personale a Porto Recanati. Come è andata? Quali sono i tuoi progetti futuri?

F.B. Benissimo, non pensavo che potesse interessare così tanto, è stata una bella scoperta, gente molto diversa che non dava un semplice colpo d’occhio ma si fermava, con calma; certi sguardi mi sono rimasti impressi. Verso l’inizio dell’anno prossimo farò una mostra a Loreto, poi da maggio a giugno i miei lavori saranno esposti alla casa vinicola Garofoli, quindi già ci sono altri eventi in programma! Per il resto non so, l’importante è lavorare!

F.G. Grazie per la disponibilità, complimenti per il tuo lavoro e per il progetto che state portando avanti.

F.B. Grazie a te!

Contatti:

federicobruglia@hotmail.com

http://www.artedecrescita.it/

https://www.facebook.com/sbtartedecrescita?fref=tl_fr_box

 

 

 

 

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