Questi matrimoni s’hanno da fare!

di Milena Cassano e Francesco Bolognesi

I tempi in cui Giovanardi acclamava a gran voce che l’omosessualità era una malattia, e ribadiva con veemenza in un’intervista: “donne che si baciano? È  come vedere una persona che fa pipì in strada” sembrano finiti. L’Italia appare ormai pronta a togliersi di dosso la puzza di vecchio che da anni sta impestando l’Europa in merito al riconoscimento dei diritti alle coppie omosessuali.

Ormai conscio del fatto che solo l’Italia (e il Nord-Est europeo) non vanta una disciplina in merito, Matteo Renzi, presidente del Consiglio, dichiara che la proposta sarà ispirata al modello tedesco “Eingetragene Lebensgemeinschaft” e verrà esaminata dal Senato dopo la riforma elettorale. Questa proposta dichiara che i matrimoni tra coppie omosessuali saranno iscritti in un apposito registro e questi ultimi potranno finalmente usufruire degli stessi diritti delle coppie eterosessuali sposate e quindi reversibilità della pensione, possibilità di assistenza negli ospedali e nelle carceri e diritto alla successione in caso di morte.

Tutto questo all’indomani dello scontro che ha visto protagonisti il Ministro degli Interni Angelino Alfano e il sindaco di Roma Ignazio Marino. Quest’ultimo ha posto in essere un atto altamente simbolico che difende, secondo il sindaco, il diritto all’amore: ha infatti eseguito in Campidoglio la registrazione di ben sedici matrimoni omosessuali celebrati all’estero. Un’iniziativa che ha portato enorme gioia alle coppie, finalmente considerate tali, ma che ha scatenato un’eruzione di polemiche tra i vescovi e soprattutto da parte di Alfano che si è messo nuovamente in mezzo affermando che quelle trascrizioni sono considerate semplici autografi e dunque non efficaci; questo perché non esiste ancora appunto una legge che tuteli la questione. Ci sarebbe da ricordare al Ministro che gay e lesbiche godono di diritti fondamentali, tra cui il diritto al rispetto della loro vita familiare, affermato più volte dalla Corte Europea e persino dalla Corte di Cassazione e dunque la semplice trascrizione di matrimoni tra persone dello stesso sesso è perfettamente legale.

Ma ormai questi problemi non si ripeteranno; infatti, mentre Renzi a Domenica Live spiegava alla Barbara D’Urso la questione della proposta sulle unioni civili seduto su una sedia che poco prima probabilmente aveva ospitato un ex tronista, Papa Bergoglio ha convocato un Sinodo straordinario sulla famiglia. Un’assemblea che ha lavorato con grande libertà confrontandosi sui reali problemi che affrontano le famiglie odierne, senza pregiudizi o chiusure bigotte. Infatti, nel Sinodo si è finalmente ammesso che “alcune famiglie vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale” MA “nonostante non esiste fondamento per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia” nondimeno “gli uomini e le donne con tendenza omosessuale devono essere trattati con rispetto e delicatezza”.

Un enorme sforzo per la Chiesa che si trova a dover procedere al passo con uno strano mondo in cui gli etero snobbano il matrimonio e i gay lo invocano ferocemente.

Ma è vero che la legge prevede espressamente il divieto dei matrimoni gay?È una questione alquanto dibattuta, ma in realtà non esiste nessuna norma che vieti il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il codice civile italiano (che si ricorda è del 1942) parla di moglie e marito, e per tale motivo si ritiene che legittimi solo unioni tra uomini e donne. Un esempio è l’art. 143 c.c., che prevede gli stessi diritti per entrambi gli sposi; si potrebbe quindi ipotizzare che gli altri articoli, che si rivolgono genericamente ai coniugi, siano attuabili anche agli omosessuali. E ciò sarebbe sicuramente più conforme ai dettami costituzionali di quanto accade ora: secondo l’art. 3 della Costituzione infatti, “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali di fronte alle legge, senza distinzione di sesso”, e “spetta alla Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economici e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Anche l’articolo 29, che sancisce l’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, visto nell’ottica della totale parificazione dei cittadini voluta dalla nostra Carta fondamentale, non andrebbe che a confermare la giusta pretesa delle coppie omosessuali.

Quanto sopra detto veniva confermato dalla Corte di Cassazione, che con la Sentenza del 15 marzo 2012  ha stabilito che la legge italiana non richiede espressamente che i coniugi siano un uomo e una donna. Tale visione del matrimonio infatti, non si dimostra più adeguata alla attuale realtà giuridica, essendo stata radicalmente superata la concezione secondo cui la diversità di sesso dei nubendi è presupposto indispensabile, per così dire “naturalistico”, della stessa “esistenza” del matrimonio.

Quindi, oltre al dibattito politico, vi è anche un acceso dibattito giurisprudenziale (esistono anche interpretazioni differenti circa le norme citate) sulla tematica affrontata, che creano ulteriore confusione.

È chiaro come la palla ora debba passare alla politica, che deve risultare degna di fare questo piccolo ma decisivo passo in avanti sulla strada della dignità dei propri cittadini, e legiferare con celerità al fine di impedire altre discriminazioni.

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