#TuTogliIoIncludo: riflessioni del giorno dopo

Il 25 ottobre 2014 come il 23 marzo 2002?

Azzardare paragoni con il passato, in realtà, è un esercizio di stile che lascia il tempo che trova.

Quello che non è cambiato, in questi dodici anni, è l’idea del governo di far crescere l’occupazione mediante una riduzione dei diritti e delle tutele di cui godono le lavoratrici ed i lavoratori. In sostanza, la possibilità di licenziare facilmente sarebbe un toccasana per i dati occupazionali del nostro Paese.

Quello che è cambiato, invece, è il colore politico del governo in carica: nel 2002, la CGIL ha portato al Circo Massimo circa tre milioni di persone contro l’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi. Dodici anni dopo, a Palazzo Chigi c’è il Partito Democratico, che, però, si è ritrovato a parlare la stessa lingua ed a praticare quasi le medesime politiche degli avversari di ieri.

Alla vigilia della manifestazione di sabato scorso, la CGIL ha ritrovato una determinazione che, negli ultimi tempi, sembrava – almeno in parte – smarrita, e la sua mobilitazione ha portato nella capitale un milione di persone. Un dato, quello sulla partecipazione, assolutamente non scontato né da sottovalutare, soprattutto alla luce della sfiducia che si respira nei confronti delle istituzioni politiche e sindacali. Nel piccolo della nostra realtà, da Macerata sono partiti circa venti pullman, con una rappresentanza anche di Officina Universitaria e della Rete degli Studenti Medi.

Ma, come canta Ligabue, il meglio deve ancora venire. Il primissimo passo è la votazione del jobs act. Piazza San Giovanni aspetta dalla Camera dei Deputati una risposta chiara, netta e precisa. La avrà da Sinistra Ecologia Libertà (unica rappresentanza parlamentare del variegato arcipelago della sinistra radicale). La avrà, con tutta probabilità, dal Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. Ma sono più che maturi i tempi perché un’analoga risposta arrivi anche dalla minoranza del Partito Democratico, oramai rinchiusa in un angolo dall’attivismo renziano. Finora, i vari Bersani, Civati, Cuperlo e Fassina hanno manifestato, un giorno sì e l’altro pure, molte criticità nei confronti di Renzi e del suo governo, ma, al momento della votazione, si sono sempre adeguati.

Sarà così anche stavolta? Piazza San Giovanni merita una rappresentanza politica all’altezza delle sfide che i tempi moderni stanno lanciando. Piazza San Giovanni chiede di essere ascoltata, perché un’alternativa al pensiero unico renziano esiste e va praticata.

Dall’estensione dell’articolo 18 all’introduzione di un reddito garantito, le proposte non mancano. Le politiche economiche del governo Renzi, invece, si pongono sulla stessa fallimentare strada degli esecutivi precedenti, con tagli lineari a settori strategici quali la scuola, l’università, la sanità, ed i trasporti. Non vi è traccia di politiche di sostegno al reddito o di rilancio del welfare, né di provvedimenti contro l’evasione fiscale. Al contrario, si lavora all’ennesimo piano di dismissioni pubbliche, e continua a mancare un piano industriale o energetico nazionale. Nel documento di stabilità le coperture sono aleatorie e si addossano gran parte degli oneri ancora agli enti locali.

Sarebbe necessario un nuovo piano di investimenti pubblici e privati per rilanciare l’economia. In tutta Europa, meno che in Italia ed in Grecia, sono previste forme di reddito garantito e/o di cittadinanza che sostengono le persone in difficoltà.

Nel fine settimana che si è appena concluso, Matteo Renzi ha dato appuntamento ai suoi alle Leopolda, per la quinta edizione della kermesse che lo ha lanciato su scala nazionale. In quella sede, Davide Serra ha dichiarato, ancora una volta, che il diritto allo sciopero dovrebbe essere limitato, a causa dei suoi costi troppo elevati.

Il ricordo del 25 ottobre deve dare a chi era a Piazza San Giovanni una spinta ed una motivazione in più per raggiungere questi obiettivi ambiziosi: “se parliamo di fare il possibile, sono capaci tutti. Il compito della politica è pensare l’impossibile. Solo se pensi l’impossibile hai la misura di quello che puoi cambiare.”

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