L’altro, il diverso e le Guerre Stellari

Nell’ultimo mese, come sappiamo, c’è stato – e c’è – un grande dibattito sulla questione degli immigrati e dei richiedenti asilo all’interno del nostro territorio, uno “scontro” che ha riguardato soprattutto i costi e le risorse che vengono impiegate dalla collettività per la loro accoglienza. Una discussione che, come spesso accade, sfocia in posizioni che portano il segno dell’ira, dell’odio e della violenza, posizioni generate dalla paura, a volte dalla incapacità, di comprendere la situazione in cui siamo gettati.

A tal proposito, uno degli insegnamenti più importanti che il vecchio maestro Jedi Yoda riserva al giovane Anakin Skywalker nel film La minaccia fantasma è: «la paura conduce all’ira, l’ira all’odio; l’odio conduce alla sofferenza». Nella sua disarmante semplicità, questa affermazione coglie una dinamica antropologica essenziale, una spirale che molto spesso ritroviamo nei rapporti umani anche di questa galassia, non solo in quelle lontane lontane.

Infatti, la paura è molto spesso il primo sentimento che ci si presenta nell’incontro con l’altro, soprattutto quando l’altro è anche il diverso. La paura è quel sentimento che ci porta a non voler comprendere, a rifiutarci di capire come stanno le cose; un sentimento che ci rinchiude all’interno dei nostri sicuri confini vedendo tutto ciò che rimane fuori come una minaccia alla nostra stessa sopravvivenza. Come cantava Pierangelo Bertoli, «del resto capire è un fatto difficile, a volte spaventa» e, evitando a piè pari facili buonismi, non è sempre immediato e tanto meno facile, rinunciare alle proprie sicurezze e mettersi in gioco, provare a capire. Ma, ancora più in profondità, liberarsi dalla paura significa ammettere la propria fragilità – come singoli e come comunità – ammissione che non sempre si è disposti ad accettare.

La paura e la volontà di non voler capire conduce poi direttamente all’ira: quando non si è disposti a mettersi in gioco, nasce la rabbia verso chi manaccia la propria fragilità (poiché anche se non ammessa, comunque presente). Un sentimento di rivalsa allora molto spesso ci prende dal di dentro, e si cerca nel diverso e nell’altro la radice di ogni male: estirpata quella radice, anche il male se ne andrebbe. Ma non sempre funziona così, anzi, semmai è vero il contrario.

L’ira poi, conduce direttamente all’odio: verso chi ci minaccia, verso chi ci toglie le possibilità, verso chi mette in crisi la nostra vita e la percezione di quello che ci circonda. Orai non importa più capire; anzi, capire è semplicemente pericoloso perché tutto quello che c’era da sapere già si è saputo. Infine, ogni odio provoca sofferenza poiché l’odio provoca a dire parole e compiere gesti, purtroppo, che offendono sia chi li compie sia chi li subisce, alimentando ancora di più la spirale che ci trascina nell’incomprensione più abietta.

Che fare, dunque, per evitare quanto più possibile l’innescarsi di tali meccanismi? In primo luogo, a mio avviso, evitare di farsi prendere della paura. Solo rimanendo lucidi, infatti, è possibile una visione serena dei problemi e delle soluzioni che possono essere intraprese per risolverli. Annegare il problema nell’ira e nell’odio non lo soffoca, ma semmai lo ingigantisce nell’ombra per farlo esplodere in futuro con più fragore. La tattica di sopravvivenza dello struzzo non porta da nessuna parte, se non alla sofferenza.

Superare la paura e restituirsi alla comprensione è il prerequisito fondamentale per l’incontro con l’altro e con il diverso, per offrire soluzioni capaci davvero di evitare sofferenza fuggendo dalle reazioni rabbiose o dai sentimenti di odio. Una via che, seppur difficile, è l’unica percorribile se vogliamo continuare – ritornare? – ad essere uomini in mezzo ad altri uomini.

Comments

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *