Ordine pubblico: no alla schiavitù, alla morte civile e ai matrimoni omosessuali.

Quando comunemente si parla di violazione dell’ ordine pubblico il concetto che salta subito alla mente è una visione di violenza, di caos, di mancanza di regole, di pericolo per il vivere civile. Il concetto giuridico di “ordine pubblico”, richiamato da molte leggi, affonda le radici in quella stessa visione e, allo stesso tempo, si evolve: viene comunemente legato a quell’insieme di valori e principi considerati fondamentali e imprescindibili dalla collettività in un dato momento storico, in quelle date circostanze di tempo e luogo. Ad esempio, da qualche secolo, ormai, nella nostra società la schiavitù è considerata ripugnante, perché contraria ai valori fondamentali della società.
In definitiva, l’ordine pubblico è una clausola aperta, una sorta di barattolo vuoto: la società lo riempie con i concetti ed i principi che ritiene più opportuni a seconda della sensibilità e del grado di tolleranza raggiunti. Capire cosa realmente ci sia dentro il barattolo è, in pratica, come tentare di entrare nella testa di 60 milioni di persone e trarne una linea di pensiero omogenea: sulla schiavitù siamo tutti d’accordo, è ovvio, ma sui matrimoni omosessuali, di cui si discute ormai da parecchio, sembra scoppiato il caos. Da qualche mese abbiamo Sindaci e Prefetti in guerra, questi ultimi fomentati dal ministro dell’interno che minaccia anatemi dai telegiornali e dalle circolari. Al di là dei fini meramente politici e propagandistici, però, la legge parla chiaro: in generale, tutti gli atti formati all’estero possono essere riconosciuti ed avere effetti nell’ordinamento italiano, con l’eccezione degli atti contrari all’ordine pubblico. Gli esempi tipici di contrarietà sono quelli che rimandano, appunto, alla schiavitù ed alla morte civile.

L’ordinamento di stato civile (art. 18 D.P.R. 396/2000), nello stabilire la possibilità di trascrivere i matrimoni contratti all’estero, vieta le trascrizioni contrarie all’ordine pubblico: è proprio a questa nozione che si rifà il famoso appello di Alfano ai Sindaci. Facciamo un po’ di chiarezza: una cosa è la contrarietà all’ordine pubblico, un’altra è una materia non disciplinata dalle leggi nazionali per scelta della classe politica, la quale persiste nell’ignorare non soltanto le istanze provenienti dal basso, ma anche le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e le legislazioni di tutti gli altri paesi europei. Ricordiamo, infatti, che l’Italia è l’unico paese europeo a non aver ancora regolamentato le unioni civili.

Sia chiaro che i Sindaci non si sono inventati nulla e non sono impazziti di colpo: considerano il matrimonio contratto all’estero, in conformità delle norme di quel paese, trascrivibile ai sensi delle norme sullo stato civile perché non contrario all’ordine pubblico. Infatti, come può seriamente sostenersi che l’amore tra due persone adulte e consenzienti metta in pericolo i valori della società civile? Capirei se il matrimonio fosse, che so, uno di quegli orrori che vedono coinvolte le spose-bambine oppure un rapporto incestuoso.

Forse il ministro dimentica che, ad aprile di quest’anno, un Tribunale ha condannato un ufficiale di Stato civile (Trib. Grosseto, 9 aprile 2014) che aveva opposto il rifiuto alla trascrizione di un matrimonio omosessuale: la coppia in questione infatti, ha ottenuto per vie giudiziali la trascrizione dopo che il Tribunale ha riconosciuto il loro rapporto conforme all’ordine pubblico. Tutto ciò non deve meravigliare, perchè già nel 2010 la Corte Costituzionale (cioè, non il Tribunale di Cepagatti, ma l’organo preposto alla sorveglianza costituzionale dell’ordinamento) riconosce rango costituzionale alle coppie che si uniscono al di fuori del matrimonio, indifferentemente dall’orientamento sessuale. Ricordi, caro Ministro, che l’art. 2 Cost.  “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità.” Questi discorsi, insomma, possono suonare nuovi e scandalosi soltanto a chi si rifiuta di uscire dal guscio finto-democristiano. 

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