Agire da ConsumAttori: il progetto del Mondo Equo Solidale

di Milena Cassano

Alla luce del successo di Cioccol’Altro, l’evento organizzato annualmente a Macerata che quest’anno ha esposto variegatissime tipologie di cioccolata e affini agli Antichi Forni dal 15 al 23 Novembre, abbiamo sentito Silvia Amicucci, giovanissima componente del Consiglio d’Amministrazione in merito alle attività svolte dal Mondo Equo Solidale.

Ciao Silvia. Spiegaci cos’è il mercato Equo Solidale e in cosa si differenzia dal mercato classico.
Mondo Solidale è una cooperativa di volontari che copre quasi tutto il territorio delle Marche, tranne Ascoli che si è distaccata fondando Ascoli Solidale, rimanendo comunque nostri colleghi. Il mercato equo solidale è un approccio alternativo al mercato classico in cui, solitamente, si arricchisce l’ultimo rivenditore mentre colui che prende di meno è, paradossalmente, proprio il primo produttore, cioè chi ha materialmente prodotto il bene. Noi del commercio equo infatti facciamo un pre-finanziamento, in cui paghiamo la metà del prezzo del bene che compreremo all’inizio dell’anno e l’altra metà al momento della spedizione finale. In questo modo il semplice contadino ha di che vivere durante l’anno e inoltre ci assicuriamo che non interagisca con altri soggetti causa principale del loro sfruttamento. Controlliamo anche che il denaro sia utilizzato per servizi necessari alla comunità; infatti se si distoglie il  contadino dal pensiero di arrivare a fine mese o a fine anno, questo si renderà conto del bisogno di altri servizi necessari, quali il servizio scolastico o il servizio sanitario, comunque estremamente importanti.

Come gestite le importazioni?
In tutti i prodotti che vedi c’è tutta una storia di relazioni tra Italia e Ecuador, Filippine, India, Bangladesh. Come Mondo Solidale avevamo diversi importatori ma abbiamo capito che preferiamo concentrarci sulla vendita al dettaglio nelle botteghe. Abbiamo progetti d’importazione diretta di maglioni di lana di alpaca del Perù, in cui vi è una nostra piccola organizzazione arroccata sulle colline a tre ore dalla cittadina più piccola che quest’anno si è equipaggiata comprando un motorino per raggiungere le varie cittadine. Inoltre, abbiamo l’importazione di incenso e olii essenziali fatti dalle donne indiane e, dal Brasile, l’importazione di olio di babbassu, olio che deriva dal frutto di una palma brasiliana che nasce naturalmente su quei terreni. Queste associazioni hanno combattuto i latifondisti proprietari delle terre dove cresce questa particolare palma ed hanno addirittura ottenuto la prima legge nazionale per la tutela di questa pianta, il cui frutto secerne appunto quest’olio particolarmente utilizzato come detergente naturale.

Qual è secondo te l’atteggiamento dell’Italia nel confronti dell’Equo solidale rispetto agli altri Paesi?
Diciamo che negli altri Paesi il commercio equo è nato dalle piccole botteghe, come in Italia. In seguito, le multinazionali hanno creato il logo Fairtrade che viene immesso su ogni prodotto equo solidale e che si è sviluppato principalmente in Inghilterra. Quindi, mentre all’estero il commercio equo si trova ai livelli delle grandi distribuzioni (e quindi non per forza c’è un controllo su quei prodotti), qui in Italia rimane nelle piccole botteghe in cui però è assicurato al 100% che i prodotti rientrano nel commercio equo. Infatti noi siamo il primo Paese che ha una certificazione dell’associazione, l’Equogarantito, che certifica appunto la provenienza dei prodotti dal commercio equo. Abbiamo quindi degli obblighi da rispettare, i quali riguardano l’ accensione del conto presso Banca Etica, l’adozione del pre-finanziamento, la garanzia della continuità nel tempo ai produttori. Inoltre, abbiamo la possibilità di fare attività nelle scuole per sensibilizzare gli studenti a questo tipo di realtà.

Parliamo di Cioccol’Altro: da cosa è nata l’dea di associare il cioccolato all’Equo solidale?
Sono dieci anni che organizziamo quest’evento e utilizziamo come tema principale il cioccolato. La nostra scelta ricade su questo particolare prodotto proprio perchè è uno dei principali prodotti coloniali che in Italia non si coltiva, arriva quindi direttamente dal Terzo Mondo e per la maggior parte da piantagioni in cui non c’è nessun controllo sullo sfruttamento dei coltivatori che ci lavorano, che spesso sono anche bambini.

Com’è stato l’evento quest’anno e quali altri eventi volete proporre per portare avanti l’Equo Solidale?
Quest’anno l’evento è stato un successo grazie al Comune, che ci ha permesso di utilizzare gli Antichi Forni, un ambiente anche molto suggestivo e affascinante. Per quanto riguarda gli altri eventi, bisogna considerare che siamo una cooperativa di quasi tutti volontari quindi molti eventi si organizzano in base alla forza che abbiamo al momento. Cioccol’Altro è quello che ci unisce di più, ma ci sono molti eventi nelle varie botteghe come la Settimana delle Spezie o del Riso. Inoltre abbiamo una legge regionale che ci permette di avere un riconoscimento e quindi godiamo di un piccolo stanziamento di fondi che ci consente di andare nelle scuole a proporre giochi, laboratori e concorsi.
Io penso che sia una realtà rarissima avere una cooperativa che si regge solo sull’aiuto dei volontari, ma è un argomento in cui crediamo moltissimo. Il voto che una persona fa diventa più importante quando si fa nella scelta quotidiana delle cose, poichè noi siamo consumAttori che nello scegliere cosa mangiare o cosa indossare, scegliamo principalmente una storia,una condizione di vita.

Il commercio equo solidale potrebbe avere una sua influenza positiva sulla crisi che ci sta colpendo?
La crisi che abbiamo è dovuta proprio a rapporti iniqui nel commercio, con la globalizzazione, con l’uso di materiali che rovinano l’ambiente e con il mancato rispetto dei lavoratori. Noi crediamo che innalzando il livello di vita degli ultimi, quando per colpa della crisi gli ultimi saremo noi, la caduta ci farà sicuramente meno male.

 


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