Mutando riposa – l’arte di Giorgio Staffolani

Travolti da una musica elettronica selezionata direttamente dal celebre Franko B, nonché presentatore dell’evento, ci immergiamo nella folla del Roxy Bar di Macerata in pieno momento aperitivo, per incontrare un giovane che si sta facendo conoscere con la sua inattaccabile voglia di fare e uno spirito in continua tensione. È Giorgio Staffolani, classe ’90, la cui ricerca rappresenta una personale via per capire il mondo che ci circonda e un desiderio di maggiore consapevolezza di sé.

Ciao Giorgio, andiamo subito al punto, sei uno scultore?

G. Allora, nasco come pittore con una laurea del triennio in pittura e decorazione, e la mia specializzazione attuale è in scenografie e trompe l’oeil. L’idea stessa di effrazione degli spazi, assieme all’illusione, mi ha sempre affascinato. Al momento sono al primo anno della specialistica in scultura.

E qui porti in mostra in modo lampante il passaggio dalla pittura a necessità della materia.

Esatto, sono esposti tre lavori differenti: il primo del 2012, è un dipinto fondamentale in collage ed è proprio con questa realizzazione che ho sentito il bisogno della tridimensionalità, come un intrigato paesaggio boschivo si mostra al viandante, che è appunto il tema del quadro; la seconda realizzazione è una serie di tre lastre di rame che via ossidazione e bloccaggio del processo chimico diventano texture e rappresentazioni in divenire, arrivando infine alla terza esposizione con una rappresentazione di volto, dunque una personalità, intessuta da una molteplicità di fili conduttori.
Become (l’essere e il divenire) rappresenta le catene che legano l’uomo al suo passato, cosi come l’ossidazione consuma e deteriora progressivamente il metallo. Rappresenta l’aspetto transitorio e precario dei sentimenti e del tempo che è il tema centrale della mostra assieme ai passaggi della materia.

E come mai la scelta di questi materiali?

Come significante ho usato il rame, poiché è uno dei più antichi metalli scoperti dall’uomo ed è inoltre duttile, malleabile, un ottimo conduttore. È anche una superficie semispecchiante a ricordare l’ultraterreno; inoltre la sua ossidazione, verde, contrasta in modo straordinario con l’originaria tonalità di questo metallo.
Importantissima è inoltre la processualità: per me l’arte è meditazione, ed il fare arte è un momento di riflessione interiore fondamentale nella nostra vita che ci permette di immergerci completamente in noi stessi. In become ho cucito i fili e ritualizzato con questo gesto ripetitivo la creazione dell’opera. La gestualità proveniente dall’esperienza come percussionista è stata determinante nel mio lavoro: ogni movimento della creazione è passata dall’essere pulsazione ritmica, a gesto e dunque segno.

Dunque una resa tridimensionale di sensazioni momentanee, o qualcosa di più?

L’aspetto transitorio è visibile, ma come nelle tre lastre di rame – flusso – esso è estremamente rallentato, con solo alcune parti ossidate ed altre invece che lo saranno in divenire, giorno dopo giorno. Con ciò ho reso visibile l’essere proiettati nel non più, il passato, e le incrostazioni che ci rendono immobili senza darci tempo di realizzare di essere immersi nel flusso della realtà, in cui le emozioni e gli stati continuano a cambiare nel tempo.
Fondamentali per me sono stati i frammenti di Eraclito in Fiume col suo “Mutando riposa”, poiché nulla rimane uguale a se stesso nel perdurare e susseguirsi del tempo e perfino gli oggetti più statici e asettici, per come lo percepiamo noi e per come procede l’oggetto, non sono mai gli stessi.
Un ringraziamento particolare lo rivolgo a Franko B per il suo fondamentale sostegno.

Per contatti: giorgio.staffolani@hotmail.it

 

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