Anteprima dei brani e intervista ai Pure Marmelade

Ci siamo spinti fin nell’entroterra marchigiano per portarvi un’ esclusiva dei brani dei Pure Marmalade, band i cui membri – DD (voce), Frankie (alla chitarra) Pam Pish (al basso) e Jack (batteria) – vantano, nonostante la giovanissima età (meno di vent’anni), un curriculum davvero promettente… facendoci ancora sperare che il rock, quello suonato col cuore, non sia per forza un prodotto della demenza senile!

Semifinale Mangiadischi music contest


Diteci ragazzi, quando nascono i Pure Marmelade e perchè questo nome?
Abbiamo iniziamo quest’esperienza quattro anni fa suonando, per la prima volta, all’apertura del Festival antirazzista di Filottrano; abbiamo poi vinto Rata In Sound 2013 e partecipato all’Homeless Rock Fest nel 2012; abbiamo vinto questa edizione dello stesso con il progetto Little Pieces of Marmelade (Daniele voce e batteria, Frankie alla chitarra).
Il nostro nome proviene da un’espressione del film Jay & silent Bob, dalla scena in cui giudicano un gruppo come “marmellata”: un eufemismo dispregiativo, che è un po’ il nostro modo di dire che non ci interessa seguire uno stereotipo di musica ed è autoironico verso il nostro strimpellare per necessità vitale.

Cosa vi ispira nella creazione dei vostri pezzi?
Ogni membro del gruppo è musicalmente onnivoro, con una libreria di generi che spaziano dal Grunge al Funky, ed è un tendere verso la psichedelia a guidarci, ma più importante è la modalità di creazione via jam sassion, dato che per tutti noi quattro, la musica rappresenta il mezzo più rapido per esprimere e condividere quel che proviamo. Di base iniziamo attorno a un nucleo ritmico a cui si aggiungono altre melodie e strumenti che formano la massa “semisolida” del nostro sound.

Avendo ormai sperimentato sia la registrazione che il live, come vi ponete verso questi due?
Nei live quel che conta è l’immediatezza e il suono per come lo proviamo noi. Se dovessimo riportare la nostra musica su di una tela saremmo decisamente Monet, un’impressione fresca e immediata delle nostre sensazioni. In studio abbiamo provato a mantenere l’autenticità e il suono vivido del live senza riarrangiamenti.

w/ Lleroy Dong Montefiore

Cosa provate mentre suonate e cos’è la psichedelia per voi?
La musica è il nostro veicolo di condivisione e gli strumenti sono diventati ormai estensioni del nostro corpo, e in quanto tale la psichedelia è per noi una conseguenza del suono, di per sé la musica può derivare anche da un semplice rumore e riesce a trasmettere qualcosa quando quel suono generico parte dal cuore e passa nel vivo delle nostre emozioni. Ciò che conta è entrare in contatto con gli strumenti per disegnare vie al di fuori delle linee del comune rock moderno.

Qual’è il vostro stato attuale?
Dall’avvio della formazione per come è ora, siamo man mano cresciuti insieme sia musicalmente che umanamente, soprattutto nell’interazione ritmica tra gli strumenti. L’Homeless, con il suo ambiente e la sua impostazione è stato un momento fondamentale per la nostra maturazione.

Da poco abbiamo registrato in diretta il nostro secondo EP, al Potemkin Studio insieme al Dottor Mei, e lo rilasceremo fisicamente nella prima metà di dicembre dandone un assaggio il 12 al Terminal di Macerata, il 13 al Drunk in PUBlic di Morrovalle ed il 27 al Glue Lab di Ancona.

 

 

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