Inchiesta sul Cinema Italia[PARTE PRIMA]: i costi di gestione

Cinema Italia chiuso dall'8 gennaio

Le pagine dei giornali locali, dopo il consueto tiranneggiare della cronaca nera o delle chiacchiere da provincia, nelle passate feste natalizie si son trovate ad affrontare due questioni decisamente complicate: il bando sul teatro di Villa Potenza, con conseguente esclusione della storica compagnia del Teatro Rebis; la chiusura del Cinema Italia, divenuta effettiva l’8 gennaio. È tuttavia assolutamente necessario uscire dagli sterili botta e risposta che finiscono per riempire i giornali, provando ad entrare nel dettaglio delle problematiche, alla ricerca delle cifre e dei numeri reali.

Con questo articolo diamo inizio ad un’inchiesta sul Cinema Italia. Il nostro intento è di spiegare come stanno veramente le cose: solo così potremo tutti farci un’idea chiara e magari lavorare al meglio per una soluzione positiva, che abbia al centro il bene di quella comunità-in-divenire che dovrebbe essere la nostra città.
Il Cinema Italia è gestito dall’associazione Nuovo Cinema Italia dal 2006, quando vinse il bando provinciale. Scaduto nel 2012, l’assessorato alla cultura ha prorogato l’assegnazione per due anni, fino al settembre 2014, quando è stata rinnovata la convenzione per sei ulteriori anni (2020). Tutto ciò si è reso possibile anche perché l’associazione Nuovo Cinema ha vinto un bando regionale per il finanziamento (del 50% + 30% di tax credit) del nuovo impianto digitale. Per capirci, su 60.000 euro più di 40.000 vengono coperti dal bando, consentendo così la sostanziale digitalizzazione della sala cinematografica.

1. Quanto costa un Cinema.
Le case fornitrici dei film chiedono il 50% dell’incasso nettissimo dei biglietti. Prendiamo ad esempio un biglietto di ingresso di 5 euro: 2,50 euro vanno alle case fornitrici. Sui restanti 2,50 euro, 50 centesimi vanno alla SIAE (il 10% del biglietto totale). Rimangono dunque 2 euro per ogni biglietto venduto. Con questa cifra bisogna pagare: 30 euro per il proiezionista, 20 euro circa di apertura cassa, 35 euro di riscaldamento (sono circa 1000 euro al mese). Consideriamo poi le inevitabili spese di telefono, elettricità, connessione e locandine, che ammontano a qualche decina per ogni proiezione. Immaginiamo una proiezione con 100 spettatori che pagano 5 euro a biglietto.
80 x 5,00 euro → 400 euro incasso lordo
80 x 2,50 euro → 200 euro alla casa fornitrice del film
80 x 0,50 euro → 40 euro alla SIAE
RIMANGONO 160 euro
Se togliamo 30 euro per il proiezionista, 20 per l’apertura cassa, 35 per il riscaldamento, 75 per locandine, elettricità, connessione, telefono e pulizie.
RIMANGONO 0 euro.

Maurizio Rinaldelli, presidente Nuovo Cinema

Quindi una sala come il Cinema Italia è sostenibile avendo 80 spettatori paganti (media di 5 euro) per ogni spettacolo… Una cifra che nemmeno la più frequentata multisala di Roma può garantire. La richiesta fatta da Maurizio Rinaldelli, presidente dell’associazione Nuovo Cinema, 10.000 rientra dunque dentro questi parametri: 10.000 euro rappresentano infatti il costo pulito (anche un po’ ribassato) delle semplici utenze annuali del cinema. Un modo per abbattere i costi fissi.
E’ dunque sostenibile, così com’è, il Cinema Italia? La risposta univoca è NO. Non lo è per questioni strutturali, per costi delle case fornitrici, di SIAE e per costi di gestione che sono alti, trattandosi di una sala con quasi 500 posti a sedere e numerosi ambienti. E quando un assessore al centro storico o una qualunque associazione parla di “partecipare alla gestione” del Cinema Italia deve tenere presenti questi costi.
Nella prossima puntata (mercoledì 28 gennaio) il numero degli spettatori.

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