#Generazione (senza) voto

Era il 24 febbraio del 2013 quando in Italia furono indette elezioni straordinarie per la formazione di un nuovo governo, dopo  lo scioglimento anticipato della Camera del dicembre 2012.  Il risultato fu senza precedenti nella storia della nostra Repubblica: nessuna coalizione riuscì ad ottenere una vittoria netta e l’allora presidente Napolitano fu costretto a incaricare Enrico Letta di un mandato esplorativo per cercare una maggioranza in parlamento.
Io mi trovavo in Erasmus  a Siviglia, in Spagna. Nonostante il momento fosse decisivo per le sorti del paese, per me, così come per i miei compagni di avventura, era del tutto impossibile comprare un volo all’ultimo momento e tornare a casa per votare. I ragazzi italiani che si trovavano in Andalusia cercarono di trovare una soluzione, ma, capendo che non c’era nulla da fare data la mancanza di tempo, decisero di organizzare una votazione “fittizia”: costruirono un seggio in un bar nel centro della città, con lo scopo di capire quale fosse il pensiero dei giovani, di far sentire la nostra voce anche se in maniera non ufficiale. Ebbene, vi posso garantire che NESSUNO votò per le due coalizioni che ottennero più voti in patria, ovvero PD, capitanata da Bersani, e PDL di Berlusconi. Iniziative simili furono organizzate in tutta la Spagna. Viene dunque da chiedersi: cosa sarebbe successo se tutti gli italiani che si trovavano all’estero in quel momento, per studio, lavoro, malattia, avessero potuto esprimere la loro preferenza?

Nell’era della digitalizzazione, dove tutto si può ottenere con un clic, nell’era in cui lo Stato promuove e finanzia la mobilità studentesca internazionale, gli italiani all’estero non possono votare a meno che non abbiano la residenza nel paese in cui si trovano, e quello fu il momento in cui più di ogni altro questa problematica emerse chiaramente agli occhi dei giovani. Nacque subito  l’hashtag  #Generazione senza voto, che richiama in maniera polemica quello positivo di #Generazione Erasmus, lanciato dai volontari di Erasmus Student Network Italia, nota ai più con l’acronimo ESN, attiva in 50 atenei italiani. L’associazione non si è fermata alla polemica sul web, e lo scorso settembre ha avviato una raccolta firme per presentare un’ iniziativa di legge di carattere popolare (http://www.esnitalia.org/generazionesenzavoto).

Le 50.000 firme necessarie sono state raccolte, e il 27 gennaio il Senato ha approvato, ad amplissima maggioranza, l’emendamento alla legge elettorale che prevede la possibilità per gli studenti in scambio di potere votare dall’estero. L’emendamento presentato dai Senatori Cociancich, Marcucci e Del Barba, dopo diversi interventi sul testo, ha avuto la benedizione trasversale da parte dell’assemblea legislativa. Qualora il testo venisse ratificato a Montecitorio, circa 25.000 ragazzi e ragazze potranno, da ora in poi, esprimere il proprio voto per corrispondenza nella circoscrizione Estero. Il presidente di ESN Carlo Bitetto ha dichiarato: “Le nostre istanze sono state finalmente ascoltate. Il Senato ha dimostrato di non essersi dimenticato dei giovani che investono per formarsi all’estero e ha dato una bella risposta.  Adesso attendiamo che la Camera faccia la sua parte”. La strada è ancora lunga ma l’inizio promette bene.

 

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