Inchiesta sul Cinema Italia [PARTE SECONDA]: gli spettatori

Prima di andare all’articolo, leggi la prima parte dell’inchiesta: Inchiesta sul Cinema Italia [PARTE PRIMA]: i costi di gestione

Maurizio Rinaldelli, presidente Nuovo Cinema

Due settimane fa abbiamo aperto l’inchiesta sul Cinema Italia, parlando di alcuni dettagli tecnici e dei costi di gestione di una struttura che può ospitare 480 persone al proprio interno e si compone di una grande sala, un importante atrio cui si accede dall’accesso principale e un vasto spazio retrostante la sala, cui si potrebbe accedere dall’ingresso posteriore (C.so Matteotti).
Abbiamo visto che il Cinema Italia, attualmente, rappresenta una macchina economicamente non sostenibile, a causa di costi di gestione elevatissimi (quantificabili in 1000 euro mensili) e degli scarsi margini di guadagno sui biglietti, che ad oggi producono gli unici introiti del cinema.
Riprendiamo il nostro approfondimento con un altro capitolo, quello degli spettatori.

2. Gli spettatori.
La petizione “sostegno al cineteatro Italia” [che si può trovare qui] ha raggiunto quota 400 adesioni. Una cifra tutto sommato significativa, che tuttavia nasconde una visibile problematica: il numero di spettatori del Cinema. Sebbene la gestione sia inevitabilmente complicata, non può essere nascosta la difficoltà nell’attrarre una massa significativa si frequentatori. Nel corso dell’ultimo anno, la media di spettatori per ogni proiezione è stata inferiore a 10 (con punte di eccellenza con la riproposizione di Dallas Buyers Club, o col festival AltreVisioni che ha superato i 90 spettatori a spettacolo). Entriamo nel dettaglio: l’ultimo continuativo ciclo di proiezioni si è tenuto a cavallo con le feste natalizie: Melbourne, Neve, Un gatto a Parigi hanno composto la trilogia delle vacanze. Numeri? 24 aperture in due settimane per un totale di 180 ingressi, per una media di 7,5 spettatori per ogni film. Perché?

L'assemblea di Banca Marche al Cinema Italia

Dalla risposta a questa domanda passa qualsiasi futuro del cinema.

Inoltre, bisogna riscontrare la sempre più risicata presenza di scuole all’interno della struttura, a causa della riduzione dei fondi agli istituti e la triste, tristissima, limitazione degli spazi democratici per gli studenti, colpevoli di chiedere assemblee autogestite sovente non concesse. Non è raro, tuttavia, che siano privati a chiedere l’utilizzo del cinema per eventi propri.

Ma tornando ai dati iniziali: perché questa crisi di spettatori? Da dove deriva? O peggio: il Cinema risponde a un reale bisogno/desiderio dei cittadini, oppure no? Come dobbiamo leggere queste cifre?

Una risposta che non è semplice e va articolata con micro e macro-processi. La crisi del cinema nell’era dello streaming? La cultura commerciale delle multisale? L’insostenibilità dei costi dei biglietti? Una mancata differenziazione dei prezzi (nella città degli studenti)? Una proposta troppo di nicchia? Una scarsa rete di sostegno all’associazione Nuovo Cinema? L’assenza delle istituzioni? Sono solo alcune delle questioni che si intrecciano, che mi limito ad elencare lasciando volontariamente inesausta la risposta. In ogni caso, è qui che si gioca la partita del progetto-Cinema-Italia.

Una partita che non sarà breve, e che anzi con l’avvento delle elezioni comunali rischia nelle prossime settimane di essere giocata male e strumentalmente sul corpo esausto di un Cinema che dovrebbe essere un bene comune di tutta la città, dentro una sfida culturale e sociale tutta da inventare.

 

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