Una chiacchierata con Tommaso Alabardi, Presidente del Consiglio degli Studenti dell’Università di Macerata

Via Libera ha già parlato delle elezioni studentesche dello scorso novembre.

Mercoledì 28 gennaio si è riunito il primo Consiglio degli Studenti, che ha visto l’elezione di Tommaso Alabardi alla presidenza dell’organo.

“Pare che l’Italia non voglia più scommettere sull’umanesimo. Lo dimostra il nuovo decreto che regola la ripartizione del Fondo Finanziamento Ordinario, che da quest’anno si basa sul modello di costo standard per studente, e per ovvi motivi non va a vantaggio delle Università umanistico-sociali. Una sorta di rifiuto del passato, nell’ottica di un appiattimento su una dimensione esclusivamente tecnica dei saperi. In questi anni invece l’Università di Macerata ha scommesso sull’umanesimo e i risultati si sono rivelati ottimi, alla luce dell’aumento delle immatricolazioni del 27%. Alla base di questa scommessa c’è la convinzione della ricchezza e delle qualità dell’ingegnere umanistico, propenso a dibattere, a ideare e a stimolare nuove prospettive.”

Queste sono le prime parole che Tommaso ha affidato ad un comunicato stampa. Lo abbiamo incontrato per conoscerlo meglio e scoprire la sua idea di università e di partecipazione.

Parlaci di te. Chi è Tommaso Alabardi?

Sono nato ad Ancona. Fino al quinto superiore, la mia passione più grande è stata il calcio. Quando mi sono trasferito a Macerata, sono stato accolto dalla realtà di Officina Universitaria, che mi ha avvicinato alla politica.

Come e quando nasce la passione per la politica e, nel caso specifico, per la politica universitaria?

In realtà, la politica è un argomento che è sempre stato molto presente nelle discussioni in famiglia. Mamma la pratica ogni giorno e papà è molto interessato. Quando c’era nonno, passavo almeno mezz’ora al giorno assieme a lui a discutere di quello che era successo. Lui parlava ed io ascoltavo, come in un rapporto tra un maestro ed il suo allievo. Nonno è stato uno dei fattori più importanti nello sviluppo di questa passione. Quando parlavo con lui, sentivo il suo amore per la politica, la voglia e la bellezza di mettersi al servizio della comunità. È, sicuramente, il regalo più grande che mi ha lasciato.

Quelle dello scorso novembre non sono le uniche elezioni studentesche alle quali hai partecipato in qualità di coordinatore di Officina Universitaria. Ricordiamo, infatti, la tua candidatura alle elezioni del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari del 2013, nelle fila dell’ UdU. Cosa ricordi di quella esperienza?

Era la prima volta che mi sono testato effettivamente in una campagna elettorale. Mi sono candidato anche alle elezioni studentesche del 2012, ma si trattava di una prova o poco più. Del 2013 ricordo con piacere la vicinanza con il Gulliver. Ogni campagna elettorale, comunque, ti lascia qualcosa: è un mese in cui dedichi tutto il tuo tempo e tutto te stesso al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. Candidarmi per il CNSU è stato emozionante e stimolante perché ho potuto confrontarmi con realtà nazionali che, fino a pochi giorni prima, non conoscevo. Purtroppo, per cinque soli voti, non ce l’abbiamo fatta. Ma è stata una bella pagina per Officina Universitaria e per me: ho avuto il piacere di conoscere centinaia di persone. Mi sono sentito protagonista di una cosa che, in parte, era forse più grande di me.

Torniamo alla stretta attualità: 27 novembre, si chiude lo spoglio delle schede ed Officina Universitaria raccoglie il 47% dei consensi. Cosa si prova nel raggiungere un risultato del genere? Lo consideri un punto di arrivo o di partenza?

Quando c’è una vittoria elettorale di queste proporzioni (mai raggiunte da Officina Universitaria), la prima sensazione che ti invade è quella di grande soddisfazione, perché è un progetto in cui io e tutti i compagni (di oggi e di ieri) ci siamo spesi. È un po’ come se stessi catalizzando tutte le soddisfazioni di generazioni di ragazzi che hanno speso energie per nascere e far crescere Officina Universitaria. Provi anche un senso di grande responsabilità: è evidente che gli studenti hanno scelto te. E devi essere in grado di dare risposte concrete, partendo dal programma elaborato da tutta l’assemblea. Questa vittoria è sicuramente un punto di partenza. Gli studenti ci hanno dato l’opportunità di concretizzare le battaglie avviate in questi sette anni.

Nei giorni scorsi, si sono verificati alcuni disservizi nel sistema ESSETRE, che hanno alimentato, nei social network, una lunga polemica sulla inutilità della rappresentanza studentesca. Cosa ti senti di rispondere a chi dice, in buona sostanza, che i rappresentanti non contano nulla?

Ho letto con grandissimo rammarico tutte le polemiche sterili che riguardano la funzione della rappresentanza studentesca, in particolare sul problema del sistema ESSETRE. Molti hanno additato noi rappresentanti di essere persone che promettono, ma che poi non risolvono le questioni. Noi rappresentanti non siamo i tecnici che risolvono il guasto al sistema informatico. La funzione della rappresentanza studentesca è un’altra: è quella di stare continuamente a contatto con gli studenti per capire quali sono i problemi che creano maggior disagio (tra cui questo della manutenzione del software) e portare queste istanze negli organi di competenza, anche adoperando delle modalità di pressione (sit-in, foto petizioni, interventi sulla stampa). E questo stiamo facendo: basta guardare gli articoli usciti dopo la conferenza stampa successiva al Consiglio degli Studenti, in cui questa problematica è stata sottolineata. Quindi, invito tutti gli studenti a rivolgersi ai rappresentanti di facoltà ed a prendere coscienza di quella che è la vera funzione della rappresentanza studentesca. Tra l’altro, tornando al sistema ESSETRE, l’università ha stanziato 24.000,00 € per risolvere il guasto.

La campagna elettorale è stata dura e tutt’altro che priva di colpi bassi. Poco dopo le elezioni, alcuni rappresentanti uscenti hanno lanciato un appello pubblico, invitando le associazioni studentesche (a partire da Officina Universitaria e RUN, più direttamente riferibili alla sinistra universitaria) a collaborare. Il primo Consiglio degli Studenti ha visto Officina fare la voce grossa nelle commissioni d’ateneo, dove la componente studentesca è stata monopolizzata dall’associazione che coordini. Quale pensi che sarà il rapporto con e tra le associazioni studentesche?

Abbiamo deciso di prendere tutte le cariche interne al Consiglio degli Studenti perché abbiamo voluto assumerci tutti i rischi, le responsabilità, gli oneri e gli onori del risultato elettorale. Se facciamo bene, saremo rivotati. Se facciamo male, gli studenti sapranno a chi dare la colpa. Con RUN e con le altre associazioni studentesche, saremo prontissimi ad unire forze ed energie per dare più peso alla voce di tutta la rappresentanza studentesca, soprattutto nelle questioni che richiederanno unità di intenti.

I governi che si stanno avvicendando negli ultimi anni (da Berlusconi a Renzi, passando per Monti e Letta) non sono stati gentili con l’istruzione pubblica e con il diritto allo studio. Come ti poni, come si pone Officina Universitaria e come si pone il Consiglio degli Studenti in un contesto in cui l’istruzione sembra un capitolo di spesa in cui reperire fondi da investire altrove?

Ci poniamo con grande criticità. Il Consiglio di Amministrazione dell’Università degli Studi di Macerata ricorrerà al TAR del Lazio contro il D.l 893 del 9 dicembre, con il quale si determina il nuovo modello di costo standard dello studente, e contro il D.M n 815 del 4 Novembre 2014, con il quale si determina l’attribuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario. Questi decreti rischiano di tagliare i fondi ricevuti dal nostro ateneo del 20% circa, per un importo che si aggira sui sette milioni di euro. La settimana prossima convocherò un Consiglio degli Studenti straordinario in cui discutere, assieme alle altre liste, di questo modello, che vede la nostra università particolarmente svantaggiata. Vorrei uscire da quel CdS con il mandato unanime per sottoscrivere, assieme al Rettore, il ricorso al TAR per dare un segnale di unità e compattezza di tutta l’università. Questa è una battaglia che ci vede tutti coinvolti.

Può capitare, nella dialettica con i professori, di discutere di questioni che possono vedere i loro interessi divergere da quelli degli studenti. Un esempio può essere rappresentato dal numero degli appelli di esame: gli studenti vorrebbero aumentarli, i professori sono restii a farlo. Come ci si rapporta con i docenti per portare a casa il risultato?

Si deve raggiungere una mediazione che non scontenti l’uno né l’altro. Il dovere del rappresentante, in quel frangente, è quello di far capire davvero al professore l’esigenza dello studente, che, di fatto, è il motore dell’università. Il contesto universitario dev’essere organizzato in funzione delle esigenze dello studente.

Quali sono i primi tre impegni che ti senti di poter prendere in qualità di Presidente del Consiglio degli Studenti?

Il primo è quello di andare a parlare con il Sindaco per discutere dell’idea di “Macerata città universitaria”, in particolare del consigliere comunale aggiunto e dell’adozione di politiche su trasporti ed affitti volte a far emergere l’idea di cittadinanza studentesca che Officina Universitaria porta avanti da sempre.

Il secondo è quello di impegnarsi fattivamente per trovare una soluzione, assieme al Rettore ed all’amministrazione universitaria, riguardo il problema degli spazi. Penso, in particolare, a tutte le situazioni di disagio che stanno vivendo gli studenti del Dipartimento di Studi Umanistici.

Il terzo riguarda la questione degli alloggi e, più in generale, del diritto allo studio: l’anno prossimo potrebbe esserci un aumento delle domande di borse di studio, e l’Ersu deve trovarsi pronto a garantire il posto per tutti i richiedenti.

Continuerai ad essere il coordinatore di Officina Universitaria o lascerai la carica in altre mani?

Lascerò, dopo questa esperienza straordinaria, il coordinamento di Officina Universitaria. In questo momento, l’associazione è estremamente viva e ricca di ragazzi che credono nella rappresentanza studentesca. Sicuramente chi avrà le redini dell’associazione sarà valido ed in grado di farla crescere ancora di più. Intanto, dico il primo “grazie” ad Officina Universitaria ed a tutti i ragazzi che in questi due anni mi hanno fatto crescere politicamente e, soprattutto, umanamente.

Comments

comments

Un pensiero su “Una chiacchierata con Tommaso Alabardi, Presidente del Consiglio degli Studenti dell’Università di Macerata

  1. Ritengo che il problema della rappresentanza studentesca emerga in tutta la sua gravità, per quanto inevaso: le associazioni universitarie non producono contro-sapere o contro-cultura, non discutono di modelli né si pongono il problema del ruolo dell’università nella società. Si occupano di questioni tecniche, di burocrazie, di dettagli: tutte cose che rendono l’università più “funzionale”, non migliore. Non puntano ambiziosamente a modificare il ruolo che essa ha nel mondo, nella città, nel sistema formativo complessivo: cercano solo di renderla più produttiva.
    Il tema dell’umanesimo, poi… E’ esattamente la campagna che potrebbe fare il rettore… Dove sono le attività esterne ai corsi? QUali circuiti critici, di riappropriazione degli spazi e dei saperi, esistono in quegli stessi dipartimenti umanistici? Filosofi a stampino, letterati indottrinati o pseudoscienziati della politica non migliorano le condizioni della gente se sono totalmente integrati in un sistema ingegneristico (lo dice anche Alabardi, parlando di “ingegnere umanistico”). There Is No Alternative?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *