La doppia faccia digitale dell’America

Nella foto: Aaron Swartz

In attesa di AltreVisioni 2015, il Festival organizzato da ViaLibera il prossimo Aprile, ci riallacciamo al documentario Terms and Conditions may apply proiettato nella scorsa edizione e che esplorava il mondo, a volte oscuro, del destino dei nostri dati online, di come essi vengano manipolati, venduti ed usati a nostra insaputa. L’occasione per parlare di ciò, questa volta, riguarda due provvedimenti passati sotto silenzio ma che sono, in realtà, punti molto importanti, se è vero che Intenet rappresenterà uno spazio fondamentale per esprimere ed esercitare i diritti democratici.

Il presidente Obama, infatti, si sta battendo per far approvare la legge sulla net neutraliy, una garanzia essenziale per quanto riguarda la circolazione dei dati e, soprattutto, l’accesso all’informazione. In poche parole, la neutralità della rete implica che tutti i dati gestiti dagli internet provider – come, per esempio, le compagnie telefoniche – abbiano una uguale “dignità” e quindi nessuno di essi può godere di una priorità di trasmissione.

Un fatto molto importante, soprattutto in prospettiva: in futuro, infatti, gli Internet Provider potrebbero decidere di far pagare un sovrapprezzo per alcuni servizi che avrebbero quindi una corsia preferenziale, lasciando indietro le altre trasmissioni dati (caso già avvenuto, tra l’altro, con T-Mobile). Uno scenario inquietante, che introdurrebbe una disparità in un mondo che, per sua essenza, vive all’interno di un unico spazio. Si vuole evitare, insomma, un internet a due velocità: uno veloce pagato a caro prezzo, l’altro lento e in subordine per chi non paga.

L’amministrazione Obama, in questo caso, si impegna su di un tema molto importante che, seppur non avvertito, può gettare le basi per affermare principi fondamentali su di un mezzo ancora non regolamentato e che sembra sempre più fondamentale per la vita democratica delle società.

Questo gesto importante, però, si accompagna ad una serie di azioni compiute dal servizio di intelligence interno degli Stati Uniti – l’NSA – il quale controlla a tappeto ogni trasmissione online senza alcun riguardo per la privacy del resto del mondo, anche con azioni palesemente illegittime. Un caso tristemente famoso è quello di Aaron Swartz, genio informatico morto suicida proprio per le pressioni e la conseguente imputazione per hackeraggio dopo una intensa lotta avuta proprio con l’NSA (racconteremo meglio la sua storia con il documentario The Internet’s Own Boy: The Story of Aaron Swartz in AltreVisioni 2015). Infatti, secondo le direttive del presidente Obama, l’intelligence americana avrà la facoltà di conservare ogni comunicazione intercettata che non sia di cittadini americani per 5 anni. Un potere inaudito e che gli Stati Uniti, in assenza di una regolamentazione internazionale, si sta arrogando di propria volontà.

Insomma, ancora una volta l’America mostra la sua doppia faccia, sia come terra dalle infinite possibilità e slanci, sia come luogo del controllo e del potere che fa di tutto per affermarsi in ogni angolo del mondo, reale e virtuale che sia. Una natura ambivalente, forse, insita nella stessa natura degli Stati Uniti, nazione di schiavisti che credevano nella libertà. Quello che possiamo fare, sicuramente, è cercare di avere più coscienza di come i nostri dati vengano utilizzati nella rete, luogo in cui nulla può mai più scomparire una volta immesso ed in cui non esiste alcun tipo di anonimato. Essere coscienti di tutto questo è la strada giusta anche per essere più responsabili di fronte alle nostre libertà democratiche.

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