La Modesta Proposta di Varoufakis-Galbraith in Italiano!

La creazione del mio blog coincide con la campagna per una nostra risoluzione razionale della crisi dell’Eurozona. Per noi, intendo Stuart Holland ed io. Tale soluzione, crediamo sia da sempre adatta per il corrente assetto istituzionale ma richiede una visione chiara assieme ad alla volontà politica per metterla in atto. Soprattutto, può essere condivisa da persone di diverso orientamento politico in quanto è fondata sul comune buon senso, assiomi e raccomandazioni politiche minimali.

La proposta pubblicata nel novembre del 2010, ha visto da allora diverse revisioni, in risposta all’evoluzione della crisi. Nel luglio del 2013 è stata pubblicata la versione 4.0 che ha visto l’aggiungersi di James K. Galbraith tra i promotori.

1. Prologo

l’Europa si sta disintegrando. Mentre nei passati anni la Banca Centrale Europea ha operato stabilizzando il mercato dei titoli, le economia del centro Europa e della periferia sono andate alla deriva. Mentre succedeva ciò, i costi umani e il collasso sono divenuti una minaccia crescente.
Non è solo un problema dell’Eurozona: le conseguenze di una rottura dell’Euro distruggerebbero l’intera Unione, anche se si mantenesse il nome. La deflagrazione europea si pone come un pericolo globale.

Seguendo una serie di errori e ritardi evitabili, la leadership europea continua a negare la natura della crisi continuando a proporre scelte errate che oscillano da un’austerità draconiana ad un Europa federale.

Per contro, vogliamo proporre soluzioni immediate e coerenti con la legislazione e gli attuali trattati europei.

Vi sono in questa crisi quattro sotto-crisi: bancaria, del debito pubblico, disinvestimenti ed ora quella sociale. Il risultato di cinque anni di politiche fallaci.
la nostra Modesta Proposta contiene dunque quattro ambiti, coinvolgendo le istituzioni esistenti e non richiedendo nessuna mossa ostruita da molti paesi membri, come le garanzie nazionali ed i trasferimenti fiscali. Non richiede neanche una modifica ai trattati, che molti elettori potrebbero rigettare.

Qui proponiamo un New Deal Europeo, come quello utilizzato dai nostri antenati per guidare il progresso per mesi, attraverso misure, che come abbiamo già detto, rientrano interamente nell’assetto istituzionale che i governi europei hanno concordato.

 

2. LA NATURA DELLA CRISI DELL’EUROZONA

La crisi dell’Eurozona nasce da quattro dominii interconnessi.

Crisi bancaria: c’è una generale crisi bancaria, scatenatasi principalmente dalla catastrofe della finanza americana. Ma l’Eurozona ha provato un’incapacità particolare nel reagire al disastro, ed è un problema di gestione e struttura. La peculiarità di una banca centrale non rispondente a un governo e gli stessi Stati senza supporto della banca centrale stessa, li espone verso la rete globale delle mega-banche non riuscendole assolutamente a supervisionare. La risposta europea è stata proporre una piena unione bancaria, una misura al principio audace ma anche minacciata sia dal ritardo e diversiva rispetto ad una azione necessaria nell’immediato.

Crisi del debito: la stretta del credito del 2008 ha dimostrato la disfunzionalità del principio di perfetta separazione del debito pubblico. Forzando la creazione di fondi di salvataggio che non violassero le clausole di non intervento nello statuto BCE e del trattato di Lisbona. L’Europa creò il temporaneo European Financial Stability Facility (EFSF) e poi il permanente European Stability Mechanism (ESM). La creazione di questi nuove istituti ha incontrato le esigenze immediate di finanziamento dei diversi Stati membri, ma mantenendo il fallace principio della separazione del debito pubblico e non potendo dunque contenere davvero la crisi. Uno stato sovrano, Cipro, andò di fatto in bancarotta imponendo controlli di capitale nonostante rimanesse nell’Euro.

Durante l’estate del 2012, la BCEarrivò con un nuovo approccio: l’Outright Monetary Transactions Programme (OMT), che riuscì per un po’ a calmierare il mercato del debito. Ma fallì lo stesso nel risolvere la crisi, poiché è basato sulla minaccia verso il mercato delle obbligazioni che non poteva essere credibile nel tempo. E mentre teneva sospesa la minaccia della crisi del debito pubblico, fallì nell’invertire la tendenza. L’acquisto di obbligazioni da parte della BCE non può ristabilire la volontà di prestito dei mercati in fallimento o la capacità d’indebitamento dei governi.

Crisi degli investimenti: la carenza di investimenti in Europa mette a rischio gli standard di vita e la competitività internazionale. La sola Germania realizzava dopo il 2000 un surplus tale da rendere ovvio il collasso delle zone in deficit commerciale al colpire della crisi nel 2008. L’onere dell’aggiustamento ricadde precisamente sulle zone in deficit, che non potevano permetterselo. Non si poteva neanche rimediare via svalutazione o nuova spesa pubblica, dunque lo scenario era pronto per disinvestimenti nelle regioni in cui invece ve ne era più bisogno.

Dunque, l’Europa è finita con bassi investimenti nel complesso e un anche più impari distribuzione degli investimenti tra le regioni in surplus e in deficit.

La crisi sociale: tre anni di impietosa austerità hanno imposto il loro tributo alle popolazioni d’Europa. Da Atene a Dublino e da Lisbona alla Germania dell’est, milioni di europei hanno perso l’accesso ai prodotti di base e alla dignità. Le pensioni sono state tagliate, la disoccupazione è rampante, mentre la perdita di abitazioni e la fame stanno crescendo con le tasse sui beni di prima necessità in continuo aumento. Per la prima volta da due generazioni, gli europei stanno mettendo in dubbio il progetto europeo, mentre i partiti di estrema destra guadagnano consensi.

qui la seconda parte! Stay tuned.
fonte: www.memmt.info

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