Appunti di una serata omofoba

Venerdì 20 febbraio sono stato all’incontro “Educati da chi?” organizzato dalla curia maceratese, con interventi del vescovo di Macerata e dell’avv. Gianfranco Amato. Provo a riportare alcune delle sensazioni e delle riflessioni fatte quella sera.
1. l’arrivo: corso Cavour intasato, cinema Excelsior esaurito nei posti e in piedi, anche la chiesa dell’Immacolata colma. Capisco l’interesse della questione e la partecipazione sia dei “favorevoli” che dei “contrari”, ma non avrei mai immaginato un tale numero di persone. Riuscitomi a infilare nel cinema all’interno di un gruppo parrocchiale di Tolentino giunto in autobus, ho messo a fuoco la ragione: questo appuntamento era stato costruito fin nei minimi dettagli dalle diocesi, dalle parrocchie, dalle gerarchie ecclesiali. Non un semplice incontro pubblico, ma un vero e proprio momento di concentrazione.
2. l’ambiente: contrariamente alla primissima impressione, capisco subito che non sono una mosca bianca in mezzo a un gregge di mosche nere. Non c’è un travolgente entusiasmo per l’intervento introduttivo del vescovo, né un generalizzato e contagioso applaudire. Applausi parecchi, decisamente non eccessivi.
3.l’inizio: si introduce la tematica utilizzando un video durissimo sui totalitarismi, il regime nazista, i campi di concentramento, l’Unione Sovietica e i gulag. Decido di filmarlo, per portarlo a casa come prova e promemoria di quel che sarà detto. Ma cosa c’entrano questi temi, visto che parliamo di teoria del “gender” e di famiglia? Nel secondo video si capisce l’operazione teorica che viene messa in atto: si estrapola un breve discorso tenuto da papa Francesco in aereo, nel quale paragona l’approccio “arcobaleno” proprio delle istituzioni europee con le imposizioni educative degli stati totalitari. Ecco avvenuto l’aggancio: le teorie del genere (omosessualità e omogenitorialità, con una spruzzatina di “educazione sessuale” e conoscenza del corpo umano) vengono statalmente imposte, proprio come avveniva nei regimi nazi-fascisti con la teoria della razza. Accostamento curioso e pericoloso, considerando che nella sola Germania hitleriana furono imprigionati 60.000 omosessuali, di cui 10.000 mandati nei lager, dai quali in 7.000 non sono mai usciti.
4. circospezione: rimane la freddezza general e nel frattempo comincio a inquadrare le 10 persone che ho attorno. 3 ragazzi alla mia sinistra commentano criticamente ogni intervento del palco, mentre hanno in mano il testo della legge contro l’omofobia e il depliant dell’evento; le due coppie davanti a me, silenti, sembrano non condividere le critiche dei tre ragazzi, ma non dicono niente e uno di loro si addormenterà dopo un’oretta; alla mia destra, due ragazze si tengono per mano assentendo a ogni mio gesto stizzito.
5. i relatori: si parla di “media mainstream che falsificano l’informazione“, di “colonizzazione ideologica“, di “dominio delle teste“, di “neofascismo“. Si cita Orwell e ci si appella alla costituzione. Si direbbe di essere in un circolo comunista, se le vittime non fossero “la teoria della bipolarità” o “l’ecologia della vita” (che sa molto di meccanicismo biologico, ma tant’è).
6. costituzione: il richiamo alla carta costituzionale è fatto solo per ritornare alla famiglia “tradizionale”. Nulla muta, tutto immobile, il giusto e normale è fermo al 1948. Ma vabbè.
7. fallacia logica. Il comiziante (perché di vero e proprio comizio si è trattato) Amato è tornato a sostenere strane equazioni:
a) la famiglia non si fonda solo sui sentimenti, ma anche su finalità educative, bipolarità e riproduzione. Detto che sui primi due non si vede perché due uomini o due donne non possano avere finalità educative e sentimenti comuni (e anche tra gli etero: magari tutti i figli avessero genitori con queste due caratteristiche), dal terzo punto possiamo dedurre che una coppia sterile non è una famiglia né potrà mai esserlo; mentre sulla bipolarità, beh questa è affermazione metafisica e indimostrata. Un assunto.
b) se conta solo il sentimento, allora ci si può sposare anche con il proprio cane per il quale si provano “sentimenti”. Questa asserzione è una palese idiozia per due motivi: innanzitutto perché la categoria di “sentimento” vive di desideri e sfumature decisamente diverse, tra le quali possiamo distinguere il sentimento di amore per il proprio cane e quello di amore per chi si ha accanto. C’è poi un secondo passaggio fondamentale che viene completamente censurato: è l’autodeterminazione. Io e il mio cane non VOGLIAMO riconoscere giuridicamente il nostro rapporto. Personalmente, ho amato anche personaggi di libri, oggetti. Ho perso la testa per Anna Karenina e desiderato il mio cuscino, ma NON VOGLIO riconoscere il nostro rapporto. La richiesta di legiferare sulle unioni civili e di essere visti e accettati come “coppia”, di avere dei diritti reciproci nasce da una domanda di riconoscimento sociale e individuale, che non esiste col mio cane né con Tolstoj. Quando esisterà (col mio cane, o con 5 donne come dice Amato) allora combatteremo per il nostro riconoscimento. Prospettiva inquietante? O aperta e plurale?
8. falsità. Meccanismo tipico dei comizi è quello di smuovere le emozioni e la pancia degli ascoltatori nella prima parte, per poi inserire i presunti “fatti” o le “verità” alla fine, lateralmente, dandoli per assodati. Amato, dopo aver ripetuto che la bipolarità o l’istinto riproduttivo sono fondanti qualunque famiglia (affermazioni non motivate, come detto), conclude sostenendo che “la psicologia dice la stessa cosa” o, peggio, che spesso “la scienza viene asservita all’ideologia”. Traducendo: la scienza dice la stessa cosa quando ci da ragione oppure, quando non ce la da, lo fa perché asservita all’ideologia. Premesso che si potrebbe molto discutere di ideologia, fedi, identità nel nostro tempo, i fatti son semplici: ormai praticamente nessuno psicologo sostiene “l’ignominiosità o traviamento” degli omosessuali (cito San Paolo, lettera ai romani) né ritiene l’omogenitorialità pericolosa. Invito a leggere il documento di 4 mesi fa dell’associazione italiana di Psicologia a riguardo (trovate qui).
9. generalismi. La falsità infondata raggiunge un livello tragicomico con la citazione (che ritorna in ogni intervento pubblico di Amato) circa il ritrovamento dei corpi di un uomo una donna e i loro due figli, avvenuto in Germania; questa scoperta svelerebbe la “transtoricità” della famiglia monogama eterosessuale. La storia dimostra abbondantemente il contrario e anche in questo caso l’argomentazione è semplicemente illogica: questa scoperta muove a commozione, non universalizza certo la famiglia! Se avessimo trovato il cadavere di un Socrate che abbracciava un Platone qualunque avremmo forse dovuto sostenere la generale omosessualità di tutti, nello spazio e nel tempo?
10. il reato di omofobia, la legge Scalfarotto e la libertà d’opinione: tralasciando la discussione strictu sensu sulla legge, il tema qui è il diritto o meno di esprimere posizioni che contestino l’esistenza stessa (la “naturalità”) di una parte della nostra popolazione. A mio modo di vedere, questo diritto non c’è. E’ una limitazione alla libertà di espressione? Si. Una giusta limitazione. Così come per fortuna non ci si può più appellare a una teoria delle razze per motivare la presunta inferiorità dei neri, la stortura degli ebrei, l’accanimento sugli immigrati. Per fortuna non si può richiamare in vita Mussolini o rinvigorire Hitler. In questa ottica, fanno sorridere gli appelli alla libertà di espressione che provengono da quello stesso mondo cattolico che magari sostiene l’ora di religione a scuola condotta dai vescovi (che scelgono i prof pagati dallo Stato) o il crocifisso negli istituti. Fa sorridere, nel Paese della laicità velata. Ma voglio essere chiaro: la libertà di espressione viene limitata, ed è giusto così. Ogni regime democratico definisce (paradossalmente, proprio per essere tale) dei confini entro cui vale il “gioco democratico”. Questi confini si possono condividere o meno, ed è qui che si fonda il conflitto politico e culturale sulle regole del gioco. Lontano da qualunque idea universale di verità e giustizia, non credo alla neutralità delle istituzioni e ritengo giusto escludere le voci fasciste o quelle omofobe dal dibattito pubblico. Ritengo che sia giusto escludere dalla discussione le posizioni che non riconoscono la naturalità dell’omosessualità, ma al tempo contesto lo stesso ragionamento escludente che accusa di terrorismo (dunque di violazione dell’ordine democratico) il movimento NO TAV. Là si gioca la battaglia politica. In quest’ottica, impedire ai preti (faccio un esempio) di contestare l’omosessualità o omogenitorialità Vangelo alla mano è semplicemente una garanzia del rispetto delle regole democratiche di confronto e riconoscimento reciproco.
11.omosessuali discriminati. Un’altra discutibilissima affermazione di Amato, postata sempre alla fine del ragionamento e dunque data per assodata, è quella in cui sostiene l’assurdità dell’aggravante omofoba per reati commessi contro omosessuali. Si chiede “Perché non c’è l’aggravante anche per reati contro soggetti svantaggiati quali anziani o disabili?” In fin dei conti, dice Amato, non esiste un problema contingente di discriminazione degli omosessuali che motivi una legge ad hoc. Qui sta la falsità. Non esiste? Evidentemente si è perso qualche fatto (un esempio a caso: qui ) oppure ha poco spirito per notare le difficoltà di molti gay di dichiararsi e vivere i rapporti normalmente. Ma tant’è.
12. uscita. Sono andato via prima, verso le 10.50, quando un terzo della platea superiore dormiva beatamente (chi aveva il posto a sedere). Sono uscito con una sensazione strana, per certi versi elitaria: solo l’ignoranza può credere a quanto viene detto qui. Chiunque abbia la lucidità di guardarsi attorno e conoscere le persone, di studiare un pochino e informarsi in maniera elementare non si ritrova nelle tante affermazioni dette. Esco con il sentore che questa grande iniziativa sia stata organizzata con lo scopo di tutelare chi con la legge contro l’omofobia non potrà più parlare da un pulpito contro i gay depravati. Ops, naturalmente non diremo mai “gay depravati”, ma piuttosto “insensata teoria del gender”, che profuma di rispetto e democrazia. Forse, era una sorta di richiamo alla truppe per un eventuale referendum abrogativo. Non so.

Penso che la modernità (o post-modernità, fate vobis) porti con sé cambiamenti di portata globale. Credo che la civiltà occidentale (o meglio, ciò che sta diventando egemone in quella società multiforme e non pacificata che è la nostra) espliciti oggi una serie di tratti differenziati: un modello economico fondato su profitto e speculazione, una cultura laica innestata in una forte secolarizzazione, libertà di stampa e di espressione a fronte di un sempre maggiore monopolio dei mezzi classici di informazione, la libertà della rete e i vincoli proprietari della legge, un nichilismo profondo che diviene bulimia del consumo. Penso che ad alcuni di questi tratti (le libertà di autodeterminazione, il nichilismo, la laicità) si contrappongano brutalmente delle forme teistiche e religiose disposte a combattere fino in fondo una battaglia da cui dipende la loro stessa sopravvivenza. Chiamiamo fondamentalismo islamico una di queste forme politiche. Possiamo chiamare radicalismo cattolico (o spiritualismo, o neomilitantismo cattolico) quell’omogeneo gruppo di persone che nella nostra società cerca di resistere ad alcuni dei cambiamenti culturali che ci attraversano, rivendicando la libertà di esprimere opinioni che la larga maggioranza di noi ritiene semplicemente discriminatorie. Venerdì ne abbiamo soltanto avuto un esempio.

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8 pensieri su “Appunti di una serata omofoba

  1. Articolo molto bello, persino avvincente in alcuni passaggi, ma completamente scollegato dalla realtà.Procedo per punti:
    · Il titolo “Cronaca di una serata omofoba”. In che cosa avrebbe ravvisato l’omofobia il signor Stefano Casulli “della Mancia”? Si è dimenticato di spiegarlo? Oppure implicitamente anche lui conferma la tesi dell’avv. Amato che non nega l’esistenza dell’omofobia, ma ne spiega la difficilissima – per non dire impossibile – definizione in termini precisi e oggettivi. Siamo nuovamente nel campo delle impressioni soggettive? Nessuna parola (il video della serata su youtube lo dimostra ampiamente) contro gli omosessuali e l’omosessualità… ma questo sarebbe un dato troppo oggettivo da scrivere in una cronaca tanto appassionatamente personale!
    · Infatti oltre la metà dell’articolo è impiegato a descrivere la location e “la situation” piuttosto che il merito della questione. Strano che non si sia soffermato a descrivere il colore delle poltrone della sala! Forse avrebbe dovuto utilizzare meglio le sue energie “attentive” per cogliere la logica all’interno del discorso di Amato (che lui chiama comizio… ma altri potrebbero definire lectio magistralis…)
    · Tanto scarsa è la concentrazione dell’intrepido giornalista che… nel passaggio del matrimonio non fondato solo sul sentimento si dimentica di specificare (si sarà appisolato?) – guarda caso – che in quel passaggio Amato stava citando un ragionamento dell’on. Scalfarotto…
    · Nell’articolo manca la parola bambini. Tutta la serata era incentrata sulla loro tutela, che fine hanno fatto? Ecco, forse, la radice di ogni problema. Assillati dal reclamare diritti soggettivi rischiamo di dimenticare chi non ha voce per reclamarli. Eppure la serata era intitolata “Educati da Chi?”. Il video che accostava ideologia gender e nazifascismo anche per me è stato un pugno allo stomaco, ma non intendeva accostare la comunità LGBT alle dittature del secolo scorso, bensì il sistema educativo manipolato dell’epoca con quello insinuato in alcune scuole all’insaputa dei genitori e talvolta dai professori (con nomi e dati precisi. Non impressioni!).
    · Da bravo giornalista imparziale, il reporter “de noatri” abbandona la sala alle 10.50… prima delle conclusioni e del dibattito (non previsto, ma aperto ugualmente lasciando esprimere solo i pareri contrari… io stesso avrei voluto fare una domanda, ma considerato l’orario ho ritenuto giusto dare la precedenza a voci divergenti)
    · Ciliegina sulla torta “l’imparziale” Casulli, prima di chiudere il suo “pezzo” con altre sue impressioni, ci dà un dato oggettivo: 1/3 della “platea superiore” “dorme beatamente”. Peccato non abbia con sé uno smartphone o una macchina fotografica per documentarlo. Le numerose foto in circolazione mostrano un pubblico attento e partecipe con gli occhi ben aperti (sebbene gli occhi chiusi non significhino di per sè dormire, l’apparenza talvolta inganna). Viene l’atroce dubbio: che abbia assolutizzato il suo… di sonno (della ragione?), per giustificare la sua uscita precoce… magari per scrivere tempestivamente le riflessioni a margine da “caccia alle streghe” (visto che lui non l’ha scritto, stavolta mi servo io dell’espressione molto in voga tra gli oppositori alla serata)
    Concludo con una osservazione provocata dalla prima foto dell’articolo, messa lì -forse subconsciamente – per ricordare che in televisione, da anni, quotidianamente, assistiamo al bombardamento sui temi dei diritti LGBT, rispetto ai quali ricordo che la stessa chiesa non è insensibile come si vorrebbe far credere. Invece l’avvocato Amato e altri con capacità argomentativa simile (e non sono pochi come si vorrebbe far credere) non vengono mai invitati dal mainstream radical chic dei Fazio vari. A te non viene il sospetto che forse il gran numero di partecipanti alla serata sia dovuto proprio a un deficit informativo e formativo sull’argomento? Forse certe argomentazioni spaventano? Infine come non domandarsi che fine ha fatto la maglietta JeSuisCharlie? Persino l’arcobaleno non è più tanto bello se si oscura qualche colore… perché non piace!

  2. @Daniele: la foto è la prima utile che compare su Google Image parlando del convegno. Penso che la “comunanza” della rete consenta di condividere le informazioni e le immagini, rendendole accessibili ai più. Non conosco il fotografo, altrimenti proprio come per articoli altrui avrei citato senza problemi. Grazie a te, se ne sei l’autore
    @Lorenzo: Rispondo per punti:
    a) penso che si capisca dal titolo “appunti” che il mio articolo non vuol riportare asetticamente tutto ciò che è stato detto, ma estrapolare gli elementi più significativi di una serata nel suo insieme. L’omofobia è di difficile definizione? Concordo, proprio come non è facile capire se il razzismo inizi sul “sporco negro”, sul “sporco nero”, sul “brutto nero” o sul “zitto nero”. Ma l’importante è riconoscere il problema e cercare di arginarlo (proprio come razzismo o fascismo), anche puntando sulla disincentivazione che la legge consente. Ma non girerei troppo attorno al punto, perché qui il problema è chiaro: dove si è parlato contro gli omosessuali, dici? Beh, è sufficiente dire (anche senza citare San Paolo, come cmq fatto da Amato) che due gay non possano avere finalità educative comuni o che “la bipolarità è imprescindibile per fondare un rapporto d’amore” per sostenere implicitamente che un rapporto sentimentale gay non può essere amoroso.
    b) la logica di Amato non è stata capita? cosa non avrei capito?
    c) ho la prova che forse tu non ha seguito il mio, di discorso. La “logica del sentimento” (se a questo vogliamo ridurla) è di Scalfarotto? Appunto! Il problema è che la critica che Amato ne fa (punto 7a nell’articolo) è semplicemente inadeguata.
    d) poco da aggiungere. Parlare dei diritti dei bambini a papà e mamma è esattamente discutere di omogenitorialità. Ma perché, i bambini non hanno forse anche il diritto a crescere in una famiglia bianca, quindi intelligente e lavoratrice, direbbe un razzistone? E qui, aggiungo una cosa (perché ho discusso di questo altrove): diritto al padre e alla madre. Ai bambini che perdono il padre, allora, perché non chiedere allo stato di riassegnargliene un altro?
    e) ho abbandonato la sala per questioni personali (dovevo passare a prendere la mia compagna rimasta a piedi in periferia, proprio a essere pignoli…).
    f) si poteva documentare con una foto la dormita di parte della sala, è vero. La prossima volta mi attrezzerò!
    Per quanto riguarda la conclusione, mi limito a constatare una cosa: a Tolentino, a Macerata, a Recanati, a Civitanova i referenti delle parrocchie hanno chiamato personalmente a casa le famiglie per invitarle ad essere presenti all’incontro. La gente ha partecipato per mancanza di informazione, quindi? Penso, come ho scritto, che molti fossero presenti ben consapevoli di cosa andavano ad ascoltare e con unìidea chiara in testa, mentre la grande maggioranza fosse comunque stata coadiuvata e sollecitata da “strutture” che avevano interesse a che l’evento riuscisse bene.
    Detto ciò, ti faccio notare due cose:
    1. non hai avuto niente da appuntare alle mie argomentazioni. Niente. Quindi ti ringrazio.
    2. nel mio articolo non c’è alcun giudizio sulle persone né su chi interveniva, se non al punto 12 dove molto esplicitamente metto le mani avanti scrivendo che era una “sensazione elitaria”, non un giudizio. Nel tuo commento si contesta me come “presunto e intrepido giornalista de noaltri”, dando per assodate delle valutazioni sul mio operato (come la mia uscita) che appunto valgono quel che valgono.
    Ah, un’ultima cosa: non ho mai indossato la maglia “Je suis Charlie”, perché ritengo che la libertà di espressione assoluta non esista e possa produrre discriminazione. Sono i confini di questa libertà che uno stato di diritto definisce, e che a mio avviso dovrebbero escludere le posizioni omofobe dalla scena pubblica.
    Saluti

  3. Chi legge si farà un’opinione. Non pretendo di convincere nessuno, ma reclamo il diritto di pensarla diversamente. Almeno sinché il decreto Scalfarotto o analoghi non lo impediranno! Ma non permetto a nessuno di definire il mio punto di vista (e di quelli che erano in sala) “omofobia”, perché si tratta di una semplice esigenza di libertà. Ti ringrazio per lo spazio e per la pubblicazione (dopo 48 h. …ho temuto la censura), salutandoti canticchiando “Bella Ciao”… servirà come promemoria!

  4. Come come come? Non c’è alcun giudizio sulle persone? Quando dici che solo l’ignoranza può credere a quanto detto quella sera, stai chiaramente dando dell’ignorante a tutti, e mi sembra un giudizio bello e buono. Inoltre, definendo la serata omofoba, definisci tutti coloro che sono convinti della bontà dell’intervento di Amato di essere omofobi… E dove sta scritto? Significa che se vai a vedere Milan Juve devi essere per forza di una delle 2 squadre e non puoi essere dell’Inter. Tu, come tutti quelli che tu chiami omofobi, giudichi, e di che tinta!!

  5. @Lorenzo: penso di aver spiegato come la penso. Quella che tu chiami libertà, la tua richiesta di libertà, è la stessa richiesta che potrebbe fare un razzista di scrivere liberamente certe cose. La pensiamo diversamente, niente da dire.
    @Marco: confermo, il punto 12 è stata una posizione provocatoria e giudicante, motivata dal mio scrivere “per appunti e sensazioni”. Ad ogni modo, ho ampiamente spiegato il perché: certe cose non sono opinabili, ma false. Certi fatti non esistono. Chiunque sappia riconoscerlo lo sa. Ma penso che l’intero articolo lo spieghi meglio di quanto non possa farlo io in un commento.

  6. Addirittura ergersi a portatore della verità assoluta dichiarando false le cose dette mi sembra eccessivo… Un bel bagnetto d’umiltà ti farebbe bene.

  7. @Marco, i sofismi lasciali perdere. Ho scritto e argomentato quel che ho detto. Non intendo ripeterlo. Quindi lascia da parte questa saccenza, perché ho motivato ampiamente tutto, entrando nel merito. Tutto il resto, ripeto, è sofismo retorico per chiamarsi ragione.

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