Esiste il diritto alla satira?

Giovanni Di Cosimo

Si è svolto mercoledì 18 febbraio nell’aula Abside presso il dipartimento di Scienze politiche, della comunicazione e delle relazioni internazionali dell’UniMC un INSTANT SEMINAR sul tema: “DIRITTO ALLA SATIRA, TERRORISMO E SICUREZZA: TOUT EST (OU RIEN N’EST) PARDONNÉ?”  I docenti intervenuti (Giovanni Di Cosimo, Eugenia Bartoloni, Giulio Salerno e Simone Calzolaio) hanno analizzato le tematiche della satira, della sicurezza e del terrorismo dal punto di vista giuridico, focalizzandosi sulla giurisprudenza italiana (della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale) ed europea (Corte di Giustizia), alla luce dei recenti fatti di cronaca in terra di Francia.

La satira, definita dalla Sentenza della Suprema Corte n. 23314 del 2007 come una critica corrosiva e impietosa, che deforma e ironizza sulla realtà al fine di provocare il riso, sarebbe quindi un diritto soggettivo di rilevanza costituzionale. La stessa Sentenza recita: “Com’è noto, la satira è configurabile come diritto soggettivo di rilevanza costituzionale; tale diritto rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 21 Cost. che tutela la libertà dei messaggi del pensiero.” Tale principio trova però un limite nella sua attinenza con la realtà stessa; nonostante la satira sia una manifestazione del pensiero e della libertà d’espressione diversa per il suo fine e per le sue modalità dalla mera cronaca, deve comunque attenersi alla funzione di denuncia sociale e non può inoltre violare quelli che sono considerati di diritti fondamentali della persona.

Giulio Salerno

Un’altra Sentenza della Corte di Cassazione (n. 5449 del 2014), sempre in tema di satira e libera espressione del pensiero, afferma: “La peculiarità della satira, che si esprime con il paradosso e la metafora surreale, la sottrae al parametro della verità e la rende eterogenea rispetto alla cronaca.
A differenza di questa che, avendo la finalità di fornire informazioni su fatti e persone, è soggetta al vaglio del riscontro storico, la satira assume i connotati dell’inverosimiglianza e dell’iperbole.
La satira, in sostanza, è riproduzione ironica e non cronaca di un fatto; essa esprime un giudizio che necessariamente assume connotazioni soggettive ed opinabili, sottraendosi ad una dimostrazione di veridicità”.
In parole povere, la satira può essere descritta come una leale inverosimiglianza, che non può risolversi in un’aggressione infondata, gratuita e indiscriminata al soggetto della comunicazione satirica, non potendosi violare in alcun modo i valori della dignità umana. Quindi per la Giurisprudenza italiana la satira è lecita quando c’è una semplice dissacrazione della “vittima designata”, mentre è illegittima e può sfociare nella diffamazione quando la si espone al pubblico disprezzo e ludibrio, ledendone l’immagine e la dignità.

Eugenia Bartoloni

Interessante anche il dibattito sui due temi contrastanti sicurezza/libertà. Secondo una consolidata Sentenza della Corte Costituzionale del 1956, la sicurezza non può essere considerata un vero e proprio diritto giuridicamente riconosciuto e garantito, bensì una condizione sociale del cittadino, una situazione di vita civile ordinata, che necessita di uno stato altrettanto civile ed ordinato. Inforza di tale affermazione, non sarebbe possibile nel nostro Paese sacrificare diritto umani fondamentali come la libertà e la dignità in nome di esigenze ed interessi pubblici, come la lotta al terrorismo. A differenza degli Stati Uniti, in Italia (in nome del sistema costituzionale vigente)  sarebbero inammissibili (ed illegali) quei provvedimenti che legittimino la tortura in nome della sicurezza.

Mentre in Italia è il confine tra i vari diritti fondamentali è più labile e sfumato, per la Corte di Giustizia Europea valgono maggiormente le esigenze imperative dell’Unione.

Ad esempio la lotta contro il terrorismo è un obiettivo legittimo nel quale gli Stati nazionali si sono impegnati, e per tale motivo è legittimo e doveroso comprimere i diritti individuali. Le limitazioni di carattere sostanziale e le sanzioni economiche comminate ai presunti terroristi si inseriscono pienamente in quest’ottica e sono legittimate dalle necessità di sicurezza degli organi sovranazionali.

Simone Calzolaio


 

 

 

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