Col pareggio ci perdi: proposta di legge popolare per abolire il pareggio di bilancio in Costituzione

È possibile che il Parlamento dichiari illegale una certa politica economica?

Il buon senso porterebbe a rispondere di no: vi sono, infatti, differenti scuole di pensiero che si confrontano sul ruolo che lo Stato dovrebbe giocare in campo economico.

Eppure, nel 2012, il Parlamento italiano ha modificato l’articolo 81 della nostra Costituzione, inserendo nella carta fondamentale il principio del pareggio di bilancio. Erano i tempi del governo Monti, e si credeva che l’unica via uscita dalla crisi fosse l’adesione acritica alle disposizioni della troika.

Le camere hanno licenziato, a larga maggioranza, la legge costituzionale n.1 del 2012 che, in buona sostanza, impegna lo Stato italiano a spendere solo e soltanto quanto incassa.

Si tratta di una decisione assolutamente errata, che certifica l’impossibilità di indebitarsi per fronteggiare una fase recessiva come quella che stiamo vivendo ormai da molti anni e determina la perdita di uno strumento di politica economica estremamente efficace per impedire che una crisi possa produrre gli effetti che stiamo vivendo: disoccupazione, precarietà, assenza di reddito e di diritti.

Colpisce ancora di più come una simile idea sia arrivata addirittura nel testo che raccoglie i principi ispiratori e fondanti di uno stato. È accettabile che la scelta netta e chiara di una politica economica venga messa sullo stesso piano del principio di uguaglianza (formale e sostanziale) e del riconoscimento della pubblica istruzione, per fare un paio di esempi?

Le politiche di austerità hanno aggredito la democrazia italiana fino alle sue radici. Ed è da qui che si deve ripartire.

Alcuni mesi fa si è costituito un comitato che promuove la raccolta delle firme necessarie per invertire la rotta delle attuali politiche europee e costruire un modello diverso di Europa, in cui le persone non siano variabili subordinate alla contabilità ed alla finanza. Tale comitato è presieduto da Stefano Rodotà ed è composto, tra gli altri, da don Vinicio Albanesi, Giorgio Airaudo, Andrea Baranes, Leonardo Becchetti, Fausto Bertinotti, Francesca Chiavacci, Stefano Fassina, Nicola Fratoianni, Luciano Gallino, Maurizio Landini, Giulio Marcon, Norma Rangeri, Marco Revelli e padre Alex Zanotelli.

Va detto che, dalla nascita di questo comitato, si sono un po’ spenti i riflettori su questa iniziativa. Ed il tempo stringe: le firme andranno consegnate entro il 15 Aprile.

Nelle prossime settimane, anche a Macerata saranno organizzati alcuni banchetti: l’appuntamento è in corso Matteotti, il mercoledì mattina ed il sabato pomeriggio.

Con il pareggio ci perdiamo. Ed è il tempo di vincere.

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