“Er traffico de droga rende de meno”. Giulia Bosetti, Presa Diretta Rai3, racconta il business dei rifugiati.

Una dura inchiesta su accoglienza e affari da “Mafia Capitale” alla Sicilia. Volto e voce narrante del reportage quello della giornalista Giulia Bosetti che sarà ospite al Festival di AltreVisioni domenica 19 aprile 2015.

Barconi con a bordo corpi ammassati gli uni sugli altri. Gente in fuga. Chi sono? Da cosa fuggono? Da dove partono? Chi organizza queste partenze?

Giulia Bosetti di Presa Diretta

Tanta materia prima facile da sfruttare e qualcuno ha fiutato l’odore di business. Domanda e offerta si incontrano. Ne nasce un business, un vero e proprio sistema su cui oggi indagano diverse procure. Tutto parte da una telefonata di un certo Salvatore Buzzi: “ti c’hai idea di quanto guadagni con gli immigrati?” E da qui parte anche il reportage di Presa Diretta, trasmesso su Rai3 e curato dalla giornalista Giulia Bosetti che sarà presto ospite a Macerata del Festival di (contro)informazione “Altrevisioni”.

La magistratura di Roma parla di un gruppo criminale, di stampo mafioso, con Carminati al vertice e Buzzi vice. Tanti gli affari di cui occuparsi, tra cui i servizi di accoglienza ai rifugiati. Servizi per cui il Ministero degli Interni spende circa 605 milioni di euro, a cui vanno sommati i fondi europei e i fondi dei singoli comuni. Le cronache giudiziarie evidenziano come non ci sia alcun controllo sull’impiego e l’utilizzo di questo flusso di denaro. Gli elementi giudiziari rivelano come i servizi vengano appaltati per gare o a chiamata diretta. Nel 2014, dietro l’onda dell’emergenza, sono stati assegnati posti letto senza passare per nessuna gara e nessun bando. Al tavolo di coordinamento nazionale che si occupava di assegnare i posti c’era Odevaine. Questi, secondo la magistratura, favoriva le coop di Buzzi, ricevendo in cambio un compenso stimato in 5000 euro. Più richiedenti asilo, significa per questo sistema e per le persone che ne fanno parte, più profitti. L’emergenza sbarchi è il carburante per sistemi come questo. Nel 2014 Buzzi ha fatturato circa 60 milioni di euro per 21 centri di accoglienza. L’accoglienza dei rifugiati rappresentava il core business dell’intero sistema. Tanti soldi pubblici che non trovano nessuna corrispondenza in servizi agli immigrati. Sulla carta gli ospiti dei centri hanno diritto ad un pocket money di 2,5 euro al giorno, un kit per igiene personale, indumenti e corsi di italiano. Nelle cooperative gestite in maniera illecita non c’è traccia di questi servizi. Gli appalti presi in assegnazione diretta si sono rivelati i peggiori. E chi si ribellava a quelle condizioni veniva espulso dal centro tramite decisione della prefettura presa però in base ad una relazione fatta dalla cooperativa.

Il reportage entra nel vivo, la giornalista Giulia Bosetti visita un centro per minori di Roma, dove per ogni minore arrivano 45 euro. I minori devono rimanere solo per pochi giorni, ma in realtà vengono trattenuti il più possibile per prendere più soldi possibili, in condizioni precarie senza acqua calda e senza riscaldamento.

Il Cara di Mineo è il più grande centro di accoglienza ed è sotto indagine da due procure. In questo centro i richiedenti asilo rimangono per mesi, anni in attesa di essere intervistati per accertare la loro condizione di rifugiati o richiedenti asilo, spingendo qualche ospite anche al suicidio. In questo centro vivono 400 persone e per ciascuno di loro il consorzio prende 35 euro. Gli ospiti percepiscono 2,5 euro caricati su una tessera valida solo all’interno della struttura. Modalità che alimenta il lavoro nero  e l’arrangiarsi, prostituzione compresa. Un universo parallelo e un appalto da 100 milioni di euro l’anno. Appalti blindati e confezionati su misura. L’autorità di Raffaele Cantone ha dichiarato illegittima la gara d’appalto e le procure di Caltagirone e Catania hanno aperto un’inchiesta in merito. Anche sul voto di scambio che coinvolge consiglieri comunali. Politica e business dei rifugiati insieme. La giornalista rivela l’importanza del ruolo avuto all’interno di questo sistema dal partito di Alfano. Ncd ha ottenuto nella circoscrizione isole il 9,1%. Il più votato è stato Giovanni La Via, proprietario della sede del consorzio che gestisce il Cara di Mineo. A Mineo Ncd ha totalizzato il 40%, e quindi 10 volte di più rispetto alla media nazionale.

Come sono stati spesi quindi quei 100 milioni di euro che vengono dallo Stato? Secondo le testimonianze di alcuni consiglieri comunali sono finiti in eventi finanziati dal consorzio: sagra del carciofo, festa del presepe, estate ramacchese ecc … .

L’inchiesta prosegue. La Bosetti partecipa ad un’ispezione in un centro per minori: tanti ragazzi, pochi posti letto e pochissimi bagni. Al centro arrivano 45 euro per ogni minore ma i ragazzi presenti non hanno nulla, nemmeno le scarpe!

Altro centro, altra visita, risultato? Muffa ovunque, niente riscaldamento ed operatori senza stipendio.

Nessuno sapeva? Qualcuno doveva sapere perché un rapporto del 2013 dell’alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati contiene esattamente ciò che viene raccontato dalla Bosetti. Carlotta Sami di UNHCR, intervistata dalla Bosetti nomina tutte le carenze e la carenza di controlli e aggiunge: “Siamo di fronte alla più grande tragedia dalla seconda guerra mondiale”. A causa dei conflitti in Medio Oriente, il mar Mediterraneo è oggi il luogo dove si muore di più al mondo.

Non esistono vie legali per arrivare in Europa e Presadiretta arriva fino in Libia per capirne di più sui trafficanti di uomini. I migranti pagano tra i 1000 e i 2000 euro. I trafficanti libici organizzano le tratte verso l’Italia. Pratica che avveniva anche sotto il regime di Gheddafi dover “per sbrigare le pratiche bastava portare le donne” come racconta un trafficante.

Ogni singolo viaggio rende a chi lo organizza circa 40 mila dollari e il governo o quello che ne resta, non ha nessun interesse o è impossibilitato a fermare il traffico. L’emergenza profughi aumenta nelle zone di guerra e in paesi come Giordania e Iraq. Un esodo dai contorni biblici è quello dei siriani. Dal 2011 metà della popolazione siriana ha lasciato il paese. I profughi finiscono nei campi per rifugiati. Le immagini scorrono, il servizio va avanti. Paesi con una situazione simile alla Giordania hanno bisogno di un sostegno internazionale ma l’Europa tace, impegnata tra rigore ed austerity. I paesi disposti a concedere visti di ingresso per siriani in fuga dalla guerra sono davvero pochi. Chi resta fuori dal circuito legale si organizza con i barconi. Altre immagini, stesse storie di disperazione e guerra: Iraq. Qui gli sfollati sono circa 2 milioni.

Da cosa scappano gli uomini che vediamo arrivare sui barconi? Esattamente da questo: guerre, bombe, fame, morte, Isis. Molti di loro hanno addosso, impresse sui loro corpi le cicatrici di questi orrori. Ed è su questi stessi corpi martoriati che lucrano mafia e politica. C’è chi vuole costruire fortezze per fermare queste masse in fuga eppure queste fughe possono essere fermate solo cessando i conflitti, investendo gli stessi soldi in percorsi di pace anziché nel buco nero delle guerra e nella grande fabbrica della criminalità.

di Ambra Ruggeri

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