Loredana Lipperini: su Incalza, Girlanda e la Quadrilatero.

Pubblichiamo, di seguito, un lucidissimo articolo di Loredana Lipperini, comparso il 17 marzo sul suo blog http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/, in cui vengono riassunti gli scandali ruotanti attorno all’annosa questione della Quadrilatero, il grande progetto di opere viarie tra Marche ed Umbria iniziato oltre 10 anni fa. Loredana Lipperini, giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica, sarà nostra ospite al festival Altrevisioni domenica 12 aprile, all’interno del dibattitto “Fare giornalismo d’inchiesta oggi” presso il Cinema Italia (qui il programma completo del festival). Tra le sue ultime opere letterarie figura “Non è un paese per vecchie”, edita da Feltrinelli.

AVERLO SCRITTO NON CONSOLA: SU INCALZA, GIRLANDA E LA QUADRILATERO

Il fatto di averlo detto, e scritto, non consola neanche un po’. Ieri è stato arrestato Ercole Incalza. Ieri è stato indagato, per turbativa d’asta, Rocco Girlanda. Il costruttore Riccardo Fusi è già stato condannato a due anni nel 2012. Questi tre nomi appaiono nella storia della Quadrilatero. Non da oggi, evidentemente. Prima della sottoscritta, che non ha fatto altro che narrare una storia, hanno raccontato, indagato, denunciato, Milena Gabanelli e Sandra Amurri. Qui sotto vi riporto una versione estesa di quanto appare in Questo trenino a molla che si chiama il cuore.
Non consola affatto, lo ripeto. Perché, come avvenuto per Mafia Capitale, erano storie note. E storie lunghe, che si sono protratte per anni mentre sui giornali locali si dedicavano articoli alle benedizioni vescovili alle opere di ingegno che distruggevano una valle. Amen, fratelli e sorelle.

Nel 2005 Milena Gabanelli ospita su Report un servizio di Giovanna Boursier sulla Quadrilatero e sulla finanza creativa, che si chiama poi Project Financing e funziona esattamente come è stato detto: ai comuni viene assicurato che la strada si ripagherà da sola, “perché aumenterà il valore dei terreni e su questi terreni si svilupperanno attività redditizie”, che in sostanza significa: se lo Stato non ha i soldi per costruire la strada a quattro corsie, se li fa prestare dalla banca e ripagherà il debito attraverso l’affitto dei terreni e una parte di ici, che invece di andare ai comuni arriverà alla Quadrilatero, la quale toglie loro ogni possibilità di decidere perché sta investando (con i soldi altrui) su un guadagno presunto, e in base a quel guadagno presunto gestisce il territorio come se gli appartenesse. O anche, per dirla con Eugenio Duca, “i finanziamenti sono in larga parte pubblici e per la restante parte determinati da soggetti pubblici che mettono nuove tasse ai cittadini e ai produttori per consentire ad alcuni cittadini privati di “catturare il valore” delle decisioni politiche”.
Un delirio logico cui si oppone l’antica giustificazione: tutti bravi a criticare, noi facciamo. E’ quello che dice a Boursier Gennaro Pieralisi: “Noi son 50 anni che aspettiamo e non abbiamo mai visto niente. Che aspettiamo altri 50 anni?”. E quando la giornalista gli fa notare che è piuttosto strano che lo Stato deleghi una Spa formata da due società pubbliche a occuparsi di strade quando ha l’Anas, pubblica, che dovrebbe occuparsene, Pieralisi risponde: “la realtà è questa. Noi siamo un pezzo dello Stato. Quindi non possiamo dire sempre ma perché lo Stato. Lo Stato in questo momento siamo noi”. Ricapitolando ancora: la Quadrilatero Marche spa eroga fondi allo Stato, ovvero a se stessa, e viene pagata dallo Stato, dunque da se stessa. Dice Pieralisi: “Noi abbiamo dato ad Anas 6 milioni e 716 mila euro e poi abbiamo dato a Sviluppo Italia un milione e 92mila euro. Attenzione qua dentro ci sono le progettazioni che abbiamo pagato all’Anas. Perché per fare le strade bisogna fare i progetti quindi le progettazioni le abbiamo incaricate all’Anas e le abbiamo dovute pagare”. E giustamente Boursier riassume: “Quadrilatero paga l’ Anas, l’ente pubblico che i tecnici per fare i progetti li ha al suo interno. Stipendiati dallo stato”.
Non solo. Il progetto è stato pagato più di una volta: da Quadrilatero, da una società di revisione contabile, dalla Camera di Commercio di Macerata, dal Ministero dell’ Economia e dall’ Anas. Ancora: tra i sette consiglieri di amministrazione c’è Ercole Incalza, quattordici proscioglimenti per reati legati alla pubblica amministrazione al 2013, ingegnere brindisino, consulente del ministro Lunardi, direttore generale del Ministero dei Trasporti e numero uno del Tav, nonché nei consigli di amministrazione di Arcus, altra società dello stato ma commissariata, e di metro Parma, e implicato nelle opere fantasma di Italia 90. Inoltre ci sono i consulenti, che solo nel 2004 costano 3 milioni e 700.000 euro. Li enumera lo stesso Pieralisi a Boursier: “C’abbiamo la strada Spa, lo studio Silvestri e associati, lo studio Caporale, Giuffrè, lo studio legale Amato, il notaio Castellini, l’avvocato Annoni, l’avvocato Mastri, la Price Water House, la Sodexo, la Kpmg”. Gabanelli riassume: “La Quadrilatero è una società nata tre anni fa per fare una strada, è formata dall’Anas e da Sviluppo Italia. Il Consiglio d’ Amministrazione non è proprio al di sopra di ogni sospetto, i lavori non sono ancora partiti. Dunque Sviluppo Italia, un’agenzia governativa che, come dice la parola, deve aiutare lo sviluppo nelle aree dove ce n’è bisogno. Ma in che modo? è difficile saperlo. La sede è a Roma in Via Calabria”. A via Calabria arriva Boursier e non riesce a cavare una sola risposta decente dai dipendenti: “è una società di finanziamenti al Mezzogiorno…”. “Non lo so e neanche mi interessa…sarà un carrozzone come tanti…”. “Sviluppo Italia è una società per lo sviluppo per il Mezzogiorno, giusto?”. “Facciamo attrazione di investimenti. Guardi io sono stato assunto il 4 settembre no, per fare attrazione investimenti, quindi dovrebbe essere una cosa che fa ben sperare”. “Fa attrazione di investimenti esteri, credo che facciano molte attività, però conviene che chiede al responsabile della … “ “Si fa una riunione, si vedono dei documenti, si fanno cose del genere….noi stiamo facendo valutazione, investimenti pubblici, sui programmi d’investimento”. Su cosa? “I por e i pon”. Ovvero? “I por sono i programmi regionali di sviluppo, quelli finanziati dalla Commissione Europea”. Poi arrivano anche i pit :” noi stiamo vedendo cosa quello che è successo sui por, i pit, questo monitoraggio dei pit, sono tutte sigle”.

A lavorare su queste sigle ci sono i cinquantacinque dipendenti di Quadrilatero spa, che non è soggetta al controllo della Corte dei Conti a differenza del suo azionista di maggioranza Anas. Chi sono? Lo racconterà Sandra Amurri in una spietata serie di articoli su L’Unità. Per esempio Antonella Faggiani, dipendente della società di revisione che controlla la Quadrilatero, la “Rsm Ria & partners spa”, e che si dimette dalla società e viene assunta dalla Quadrilatero come responsabile area amministrativa. E l’architetto maceratese Fabrizio Romozzi, direttore generale e consulente tecnico della Quadrilatero, fino al 2003 consulente del viceministro dell’Economia Baldassarri che riceve compensi dalla Banca delle Marche (14mila euro nel 2003, e 42mila euro nel 2004) – la stessa banca che ha vinto la gara per la tesoreria unica della Quadrilatero, ricordiamolo – mentre lui è direttore generale della società che bandisce la gara. Non solo: la gara per assegnare i “servizi di supporto” alla progettazione del maxilotto 1 (la statale 77, la Via, casa), viene indetta dall’Anas nel 2003 per 2 milioni e 800 mila euro e viene vinta da un gruppo di imprese di ingegneria, fra cui la EOS, il cui amministratore unico, fino a cinque giorni prima dell’aggiudicazione provvisoria, era proprio Romozzi, che quindici giorni dopo diventa direttore generale della Quadrilatero. La ridda di nomi e passaggi è impressionante: ci sono società che ricevono centinaia di migliaia di euro e che fra i propri azionisti hanno gli ideatori della legge obiettivo dentro la quale nasce la Quadrilatero, ex consulenti a cui Anas ha dovuto interrompere il rapporto per guai legali che riappaiono nella spa di cui Anas fa parte, figli e figlie cui viene assicurato un posto sicuro.


Rendersi opachi, dice Duca, significa evitare il controllo. E rigettare ogni protesta. Ricorda Sandra Amurri che esiste un ricorso straordinario al Capo dello Stato fatto da Legambiente e Italia Nostra contro la società Quadrilatero e il Cipe, in cui viene denunciato il devastante impatto ambientale che le opere avranno in un territorio carsico dove c’è un’ importantissima riserva idrica che rifornisce gran parte dell’Umbria. La Quadrilatero è difesa dall’avvocato Marco Annoni, che compare anche fra le le consulenze pagate dalla Quadrilatero nel 2004 (7 miliardi delle vecchie lire). E io continuo a non capire. Leggo gli articoli di Sandra Amurri, guardo Report, leggo la cartellina di Duca. E infine gli chiedo: l’impatto ambientale c’è stato. Eccolo. Sono andati avanti. Perché i comuni e i cittadini non si sono opposti? “Perché, dice Duca, hanno ottenuto la sudditanza”. E gli industriali? “Alcuni di loro concordavano sull’assurdità del progetto. Poi hanno partecipato alla gara con altre cordate”. E i Comuni? E i piccoli produttori? “Hanno obbedito al diktat”. E il diktat è semplicissimo: vuoi la strada? Bevi o affoghi.
E poi i lavori si fermano. “Si fermano perché devono mungere altri soldi. In questi casi il Meccanismo si rovescia. Tu, Stato, diventi il mio schiavo. Se non mi paghi, blocco i lavori”. Nel luglio 2005 siamo a un costo stimato di oltre due miliardi di euro. I ricavi dovrebbero venire dagli incassi per i PAV, ma non succede niente. Gridano alla truffa, gli amministratori, e protestano contro la gestione degli appalti e il ritardo patologico. Protesta il presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca, perché la Regione ha erogato milioni di euro e lo Stato circa un miliardo e nel frattempo il “contraente generale” (i raggruppamenti di imprese che vincono le gare) ne ha richiesti altri 456 milioni. Un’architettura assurda, spiega Duca, con cui si maschera un progetto nel quale tutto è garantito da finanziamenti ed entrate pubbliche ma produrrà costi ancora occultati, oneri finanziari, debiti, sprechi e contenziosi che saranno tutti a carico dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali
E chi sono le aziende dei raggruppamenti? Il maxilotto 1 è affidato al gruppo Valdichienti, una società di progetto costituita da Strabag (che detiene il 36%), dalla Glf, società del gruppo Fincosit e dalla Cmc di Ravenna, entrambe con il 28% delle quote. L’altro socio è il Consorzio Stabile Centro Italia, che detiene quote per un valore pari all’8%, ed è costituito da diverse imprese tra cui quelle del gruppo Anemone. Anemone, quello indagato per la ricostruzione a L’Aquila e il G8 alla Maddalena. Nel maxilotto 2 c’è Riccardo Fusi Btp, che sta per Baldassini-Tognoli-Pontelli e fa parte del raggruppamento Ati Consorzio stabile Opera e Tecnologie e Sistemi Integrati di Costruzione per la realizzazione del Maxi lotto . E poi c’èRocco Girlanda, che a Riccardo Fusi chiede nel 2009 di dare al cementificio, per il quale lavorava, una commessa da 80 milioni di euro per costruire proprio la Quadrilatero, e che, con la benedizione di Denis Verdini, viene promosso sottosegretario alle Infrastrutture per il governo Letta, proprio per seguire la Quadrilatero, che infatti inserisce nel decreto del fare. Ma c’è un problema. Duca mi fa vedere il bilancio dell’Anas. Le ultime gare per la Quadrilatero sono andate deserte. Tutte e otto. Significa che non c’è un euro dai privati e che la Quadrilatero la finanzia tutta lo Stato, ovvero l’Anas per il 95%, e per esempio Impresa Spa chiede proprio ad Anas di intervenire per assicurare i fondi mancanti per proseguire i lavori.
Aspetta aspetta, ma chi è Impresa spa? E’ quella che si è aggiudicata la realizzazione della seconda linea della tramvia di Firenze, finendo nei guai anche là, è quella che si è aggiudicata i pezzetti della già nominata Btp. E’ quella dell’imprenditore napoletano Raffaele Raiola, specializzata nella realizzazione di grandi opere, e da tempo in crisi di liquidità. E ha anche un precedente sgradevole: il 21 ottobre 2010, il personale del Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Napoli ha ispezionato un suo cantiere per i lavori di ampliamento dell’autostrada A3 Napoli-Pompei-Salerno-Torre del Greco. Non significa nulla, ma in questo inizio 2014 il Procuratore generale della Corte d’appello di Ancona ha detto che “L’ombra delle organizzazioni criminali si allunga sugli appalti per la realizzazione del “Quadrilatero” Marche-Umbria” attraverso “imprese edili facenti capo a personaggi campani e calabresi”. E i casalesi qui c’erano, si mormorava di bocca in bocca nei paesi, e pare che infine siano riusciti a farli andare via. Non gratis.
Di tutto questo poco trapela. Anzi, il modello Quadrilatero, si dice, va esteso anche alla Fano-Grosseto, in barba al Comitato per la Bellezza, perché è considerato innovativo per la politica, e ancora a giugno 2014 il viceministro delle infrastrutture e trasporti del governo Renzi, Riccardo Nencini, va a magnificare “il nuovo modo” di finanziamento delle opere pubbliche, e dice che “bisogna fare come la Quadrilatero, perché tutti si devono rendere conto che è finito il tempo in cui paga lo Stato”. Che infatti continua a pagare, ma chi lo sa? I giornali locali parlano anzi delle magnificenze dei lavori, postano foto di processioni e primi piani di bravi ingegneri e solerti operai, e negli articoli si dichiarano stufi della vecchia Statale 77, che nasce addirittura nel 1928, ci rendiamo conto?

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