I film di AltreVisioni: trame e recensioni.

Al via il 10 aprile la seconda edizione di AltreVisioni Festival di (Contro)Informazione, che invaderà pacificamente Macerata nei prossimi due week end. L’ingresso ai concerti ed alle proiezioni sarà gratuito, come nella migliore tradizione di AltreVisioni, per consentire a tutti di godere, almeno per un po’, di una sana dose di informazione alternativa ai circuiti di massa.

Il programma propone aperitivi, concerti, dibattiti e proiezioni, con esperti, giornalisti, musicisti, artisti italiani e stranieri, protagonisti di eventi esclusivi, realizzati per AltreVisioni. Il cuore del Festival, ovviamente, saranno i film di Mondovisioni che proietteremo al Cinema Italia: si tratta di documentari inediti, girati in diversi angoli del mondo, tutti di grande impatto sia emotivo sia intellettuale. Per chi volesse approfondire, proponiamo di seguito una breve descrizione dei film:

Venerdì 10 aprile ore 21:00

Jose Antonio Vargas è un giornalista, vincitore del premio Pulitzer. Nasce nelle Filippine nel 1981 e risiede negli USA dal 1993, quando i nonni lo portarono con sé in California, emigrando legalmente. Solo a 16 anni capisce che i suoi documenti non sono validi. Da quel momento vive nella paura di essere scoperto, s’impegna tenacemente negli studi e diventa un giornalista di successo, lavorando per testate eccellenti e conquistando l’ambito riconoscimento. Finché nel 2011, oppresso dal peso di questo segreto, decide di autodenunciarsi come undocumented, persona non in possesso di documenti validi, rischiando così in prima persona per dar voce ai diritti dei clandestini. Documented rivela una pagina scottante dell’era Obama, denuncia l’inadeguatezza di un sistema che scambia la burocrazia con la legalità. Con un accento non trascurabile sulle implicazioni psicologiche e relazionali del vivere da cittadino “privilegiato” ma senza documenti.

 

   Sabato 11 aprile ore 21.30
  Concerning Violence è modellato su “I dannati della terra” di Frantz Fanon (pubblicato nel 1961, subito censurato, riproposto da Einaudi nel 2007), riflessione anticolonialista e preveggente, che coniò la locuzione “Terzo Mondo” ponendosi tra i testi di riferimento per il pensiero africano.Una rilettura del testo attraverso il montaggio di filmati d’archivio sulle lotte di liberazione africane, con la voce di Lauryn Hill. Il regista recupera e riassembla materiali d’archivio inediti girati dalla tv pubblica svedese tra gli anni ’60 e ’70 (con un breve inserto dell’87 in Burkina Faso), approfondendo la ricerca sull’apartheid e i processi di emancipazione politica nera. Un repertorio che scorre accompagnato da corposi estratti del testo di Fanon, didascalizzato e sovraimpresso in inglese e letto da Lauryn Hill, per riflettere sul neocolonialismo e i rapporti di violenza e oppressione tra Africa e Europa.
   

Domenica 12 aprile ore 21.o0
In Colombia, aggrappato sulle Ande, sta il villaggio di Marmato, “uno degli ultimi grandi giacimenti d’oro del pianeta”. Da 500 anni i suoi abitanti vivono grazie all’oro estratto dalle miniere, anche se con metodi e strumenti arretrati. Quando negli anni 2000 il prezzo dell’oro aumenta, il governo colombiano apre agli investimenti stranieri e le multinazionali mettono gli occhi sulle miniere, facendo pressione perché gli abitanti del posto si facciano da parte.
Una società canadese rischia di distruggere il loro sistema di vita, semplice ed onesto.
Marmato segue la cronaca di 6 anni (2008-2013) di contrapposizione tra chi si oppone al distacco dalle proprie radici, nonché unica fonte di sostentamento, e chi vuole imporre una logica di mero sfruttamento e profitto. Colonna sonora di questa vicenda sono le canzoni di Luis Gonzaga, cantautore folk di Marmato, che ricorda con i suoi testi originali le contraddizioni di chi vive da povero, ma seduto un giacimento d’oro di 20 miliardi di dollari.

Venerdì 17 aprile ore 21.00
 La vita e le battaglie di Aaron Swartz, ragazzo prodigio della rete, attivista e sostenitore del libero accesso alle informazioni, morto suicida a 26 anni dopo essere stato accusato di reati informatici e frode. Quando, come atto dimostrativo, scarica illegalmente e gratuitamente articoli scientifici, l’FBI si mette sulle sue tracce e lo spaventa. A quel punto la rete diventa per
lui la piazza su cui promuovere campagne progressiste. L’11 luglio 2011 il pretesto per arrestarlo arriva da un cavillo (la sottoscrizione di un manifesto che incita alla condivisione e quindi al download illegale). Aaron si difende, ma un procuratore ha deciso di farne un caso esemplare. Nel processo che seguirà, le imputazioni a suo carico saranno molto pesanti: oltre a 1 milione di dollari di multa, il rischio di una condanna a 35 anni di prigione. L’11 gennaio 2013 Aaron si suicida nel suo appartamento di Brooklyn.

Sabato 18 aprile ore 18.00

Un anno con Alexis Tsipras, presidente del partito greco Syriza, oggi capo del Governo greco, dalla campagna per le elezioni del 2012 fino  all’oscuramento del canale radiotelevisivo pubblico Ert nel giugno 2013. Tra gli inserti di informazione televisiva e le riprese in esterni a margine dei comizi del leader,  emerge la percezione della fatica, anche fisica, della professione politica. Il leader accenna alla propria infanzia, caratterizzata da una precoce

coscienza politica e a un’adolescenza di militante affascinato dall’ideale romantico di cambiare il mondo. Un sostenitore convinto dell’esercizio democratico: «dovremmo educare le persone a non delegare il diritto di partecipare al salvataggio del Paese, e a prepararsi alla lotta attiva continua. Ci aspetta una battaglia molto dura». Il modello esemplare della democrazia classica ateniese rimane però un miraggio lontano, come sfuocata appare la speranza invocata dal titolo.

 

 Domenica 19 aprile ore 21.00

Matt VanDyke è un timido ragazzo americano, un nerd cresciuto a Baltimora sotto l’ala protettiva di madre e nonna, dedito più ai videogiochi e al cinema d’azione che alla socializzazione. Appassionato di Medio Oriente, nel 2006  compra una motocicletta e una videocamera che monta sul casco, e a 26 anni parte per l’Africa settentrionale. Percorre in moto circa 55 mila chilometri, attraversando, in tre anni, Marocco, Tunisia, Egitto, Giordania, Siria, Turchia. L’amicizia con un giovane libico lo porterà anni dopo a unirsi alla rivoluzione contro Gheddafi. La natura del viaggio di VanDyke è così eccezionale da trascendere il ritratto lineare del “nerd divenuto uomo”. È infatti grazie alla forma del doc (inteso come genere cinematografico) che Matt cura e supera il proprio doc (disturbo ossessivo compulsivo), ma la trasformazione non è unilaterale: le immagini forgiano la nuova identità, ma il modo di mettersi in scena determina il film stesso. Certo è che Matt ottiene una nuova indole, contro tutte le apparenze: quella dell’attivista.

 

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