i Warsavia, le Marche e il Folk-reggae

In una trasferta dalla sua amata citanò a quel di Macerata, siamo riusciti ad intervistare, presso il bar la Tazza Ladra, Francesco Bigoni: frontman e fondatore della inebriante e folkloristica band dei Warsavia, forse uno degli esempi più autentici di come si possano fare live trascinanti unendo generi e strumenti tipicamente provenienti da generi diversi.

Ciao Francesco, dimmi, chi siete e perchè suonate?

Ciao, personalmente provengo dal campo della musica amatoriale, nonostante abbia già suonato in modo professionale come batterista per i The Gang fino al 2010, prima di questa esperienza davo rumore alla mia fantasia con chitarra e voce alle serate universitarie. Ed ecco poi un pò per caso e per fortuna, e grazie agli amici che come spesso accade ci credono più di te, ho continuato a strimpellare fino a quando siamo partiti con il chitarrista Massimo Borraccetti, si è aggiunto poi dopo varie vicissitudini Michele Martufi che incontratici per caso è subito salito a bordo.
Da Settembre 2011 è iniziata una felice collaborazione con Renzo Gnocchini alla batteria e con Marco Saltari, che si occupa degli strumenti più folkloristici come (fisarmonica, Banjo, mandolino, ecc…) e Alberto De Rosa al flauto traverso e sax. Da Ottobre 2012 dietro la batteria si siede Giammaria Montecchia (Petriolo) nell’estate 2014 fanno il loro ingresso nei Warsavia Massimo Orena e Daniele Astorri, rispettivamente Bassista e Tastierista di fama ”locale”. Il cambiamento della formazione ha influito in maniera radicale sulle sonorità e sul repertorio del gruppo dando vita ad un’evoluzione che si potrebbe definire “Warsavia 2.0”

Da cosa nasce l’unione del dialetto delle marche zozze con il folk-reggae?

Credo che il dialetto della nostra provincia, il civitanovense nel mio caso, ma anche gli altri siano il più rappresentativo della nostra spontaneità ed identità particolare, e amando de André, Guccini e de Gregori, i pezzi anche sono nati spontanei ed autentici, quasi da soli, come quando cucini un piatto in cui mescolando ingredienti diversi e nelle giuste dosi usando la sensibilità propria, siamo riusciti a costruire una nostra firma e preservare quello che è più intimo di noi, cioè il dialetto. La diversità fa sempre in modo che dall’incontro si trasmetta un qualcosa in più , un arricchimento, rispetto agli standard della musica globalizzata. Suonare è il nostro modo di trasmettere questa identità e speriamo lo capiscano più persone possibili.

 

E perchè Warsavia?

Oltre al fatto che è una città che è stata umiliata ed appiattita da guerre e trattati ma nonostante tutto ciò conserva una propria identità e valore, ci interessava sopratutto trasmettere l’idea di dare un idea di guerra saggia giocando sulle parole: War-Savia. Cercando di mostrare il conflitto contro l’uniformazione distruttiva della musica, battaglia che nel nostro piccolo combattiamo anche noi, cercando di costruire nuove forme e non distruggendo, augurando ad artisti e a tutti di essere sempre se stessi ed esprimere la propria.

 

Curiosità e progetti che vi portate dentro?
Finora abbiamo 20 pezzi, inciso un demo allo studio del Dottor Mei e molti live alle spalle tra cui esperienze suggestive tra i vicoli di Roma e un’altro festival del dialetto perugino a Bastia Umbria. Siamo su diverse radio locali Radio Urbino, Rum, Staradio, oltre che sul nostro sito in cui abbiamo creato una newsletter degli eventi e non solo. il primo maggio saremo al Vibramente festival.

 

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