Capolavoro di propaganda: migliaia di poveracci se la prendono con chi sta peggio

di Domenico Viola. Negli ultimi mesi stiamo assistendo ad una vera e propria campagna mediatica di distrazione di massa e di disinformazione totale su quella che possiamo definire come la ‘questione immigrazione‘. Non è possibile che nel 2015, l’opinione pubblica possa lasciarsi soggiogare dalla solita azione mistificatoria dei media, palesemente volta a suscitare odio e magari violenza tra quelle che potremmo definire come le due facce della stessa medaglia, ossia noi italiani e i nostri fratelli immigrati.

Vorrei ricordare che il Mohamed di oggi è il Giovanni degli anni ’30 e quando altri Paesi come gli Usa, la Germania, l’Argentina, il Belgio o anche alcune aree come il Nord Italia pullulavano di immigrati, cioè di italiani specialmente provenienti dal Meridione, la rispettiva attività economica nel complesso non presentava gli stessi dati angoscianti e raccapriccianti che registriamo oggi nel nostro Paese e in tutta l’Eurozona da ormai 5-6 anni. Un motivo ci sarà pure.

Ripercorrendo alcuni dati riportati dalla Banca d’Italia, si può scoprire come le rimesse che gli immigrati hanno guadagnato qui nella nostra Penisola e che in parte hanno mandato al proprio Paese ogni anno (come del resto facevano i nostri nonni ai loro tempi!), ammontavano nel 2013 a 5,5 miliardi di euro.

D’altro canto, a causa della crisi finanziaria dei mutui sub-prime e delle criminali politiche di austerità imposte dalla tecnocrazia Europea, l’economia reale italiana (ovvero quella del lavoro, dei redditi, dei fatturati delle pmi, dei servizi essenziali ecc), ha perso e perde in media ogni anno qualcosa come oltre 200 miliardi di euro!

Infatti il Pil italiano è crollato del 9,1% dal picco pre-crisi toccato nel 2007 e le misure di austerità avranno impatti al di là del loro periodo di attuazione. Entro il 2025, l’Europa potrebbe avere, con tanto di immigrati al proprio fiancoda 15 a 25 milioni di poveri in più se le misure di austerità continueranno. Tale cifra è equivalente alla popolazione dell’Olanda e dell’Austria messe assieme.

In aggiunta, sono state 201 le persone che lo scorso anno si sono tolte la vita per motivazioni economiche, rispetto ai 149 casi registrati nel 2013 e agli 89 del 2012. Dunque solo nel triennio 2012-2014, il numero complessivo di suicidi in Italia, per motivi legati alla crisi economica, ammonta a 439 individui.

Mica male eh questa Eurozona: se non fosse che, dietro la freddezza tipica dei numeri, si nasconde una mole enorme di vite umane, con una tal perdita di ricchezza reale e annessi effetti sociali apocalittici direi, quasi tipici di uno scontro bellico!

Secondo quanto riportato dall’Istat invece, il numero di immigrati presenti in Italia ammonta, al 1° gennaio 2015, a 5 milioni 73 mila unità rappresentando l’8,3% della popolazione residente totale, di cui una parte sicuramente lavorerà producendo ricchezza qui in Italia, spesso e volentieri in condizioni economiche e morali indegne, mentre una restante parte non lavorerà affatto.

Al contrario, secondo quanto riportato da un rapporto stilato dal Cnel ad Agosto 2014, la disoccupazione reale italiana (diversa e ben maggiore rispetto a quella riportata dalle statistiche ufficiali), ammonta ad oltre 7 milioni di unità, ovvero a circa il 30% della popolazione attiva totale. Senza contare i Cassaintegrati (240 mila), i Neet (700 mila) e gli esodati (200 mila circa).

Possiamo dunque asserire che, in base ad una semplice ricerca dei dati, non esiste un nesso causale tra l’elevata disoccupazione reale italiana e la presenza di immigrati nel nostro Paese. Oppure tra la perdita netta annuale di ricchezza finanziaria e reale e la presenza degli stessi immigrati.

Purtroppo coloro i quali continuano stupidamente a ritenere gli immigrati come ‘la causa’ di tutti i nostri mali commettono un errore madornale e i relativi giudizi discriminatori lasciano il tempo che trovano. Essi non sono minimamente consapevoli che, il post-colonialismo economico-finanziario del Sud del Mondo si è manifestato e si manifesta con i 3 pilastri neo-liberisti del Washington Consensus, rinvenibili in quelle famose “condizionalità per il bailout”, le quali si concretizzano nei Programmi di Aggiustamento Strutturale (= austerità e riforme strutturali!), imposti dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, in nome e per conto delle solite oligarchie finanziarie ed industriali.

Quelle stesse condizionalità che da qualche anno stiamo provando sulla nostra pelle noi miseri popoli dell’Eurozona, in compagnia degli stessi immigrati, sarebbe da aggiungere.

Vorrei quindi rivolgere l’attenzione verso tutti quei razzisti che oggi puntano il dito contro le vittime, senza neppure conoscere l’identità dei carnefici. Strategie simili e identiche politiche macroeconomiche neo-classiche e neo-liberiste ìsono state e vengono tuttora applicate qui nell’Eurozona, così com’è stato in tutti gli anni ’80 e ’90 nei Paesi del Sud-Est Asiatico, dell’Africa Sub-Sahariana e dell’America Latina. E per tale ragione, autoctoni e gli immigrati rappresentano ora come ora le due facce della stessa medaglia, ovvero dell’oppressione e della schiavitù finanziaria neo-feudale che si realizzano mediante la privazione della sovranità monetaria di uno Stato.

Non a caso adottando l’Euro, l’Italia ha perso assieme agli altri 18 Stati europei quello che noi della Mosler Economics definiamo Monopolio Pubblico di emissione della valuta. E come ho esplicitato nel mio primo articolo pubblicato su memmt.info, il nostro Governo, adottando questa moneta per noi straniera (Krugman 2011, nda),perdendo tutti quegli strumenti di politica macroeconomica con cui migliorare la vita e l’attività economica dei propri cittadini e mediante cui promuovere un sentiero di crescita e di sviluppo socio-economico frutto del processo di dialettica democratica conseguita a livello di repubblica.

Dunque, non vi è alcuna possibilità all’interno di questa gabbia di torture che prende il nome di Eurozona,  organizzare nel migliore dei modi la convivenza e l’integrazione civile e proficua degli immigrati all’interno della nostra società. E questa inabilità da parte delle istituzioni domestiche non può che condurre alla formazione di ‘ghetti sociali’ e un ulteriore degrado della società stessa.

In uno spazio di privazione materiale, di disoccupazione e di sotto-occupazione di massa, di calo vertiginoso dei salari reali (poteri d’acquisto), di assenza di servizi essenziali di qualità, di contrazione sempre maggiore dei diritti e delle tutele fondamentali sanciti nella nostra oramai defunta Carta Costituzionale, l’immigrazione non è altro che uno strumento di cui il capitalismo scriteriato si serve per poter esercitare quella pressione al ribasso sui salari dei cittadini e su quel che resta della dignità economico-morale del lavoro, dei residuali diritti imprescrittibili ed inalienabili per cui i nostri avi hanno versato lacrime e sangue.

E in questo scenario Orwelliano 2.0, i media si servono della ‘questione immigrazione’ per poter sistematicamente distrarre l’attenzione della massa verso falsi problemi e le false cause, oltre che per suscitare ulteriore odio e attrito tra gli stessi oppressi, mentre gli oppressori rimangono nel loro mondo ‘ideale’ sconosciuti ai più e completamente intoccati. Quando infatti milioni di ‘poveracci’ sono convinti che i propri problemi dipendano da chi sta ancora peggio, siamo di fronte al capolavoro di propaganda delle classi dominanti.

E’ bene dunque smetterla di infierire nei confronti degli immigrati, i quali al pari degli autoctoni, rappresentano un’altra categoria di quella che potremmo definire, per usare le parole di Marx, umanità sofferente.

E a tal proposito desidero lasciarvi con una canzone che ricalca a pieno il tema dell’immigrazione, affinché la musica possa costituire, insieme alla conoscenza, quell’arma utile per il futuro a combattere questa guerra di classe in corso d’opera.

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