“Perchè la pazienza ha un limite.Pazienza no.”: 27 anni senza Paz

“Mi chiamo Andrea Michele Vincenzo Ciro Pazienza […] Ho la patente da sei anni ma non ho la macchina. Quando mi serve, uso quella di mia madre, una Renault 5 verde. Dal ’76 pubblico su alcune riviste. Disegno poco e controvoglia. Sono comproprietario del mensile “Frigidaire”. Mio padre, anche lui svogliatissimo, è il più notevole acquerellista ch’io conosca. Io sono il più bravo disegnatore vivente. Amo gli animali ma non sopporto di accudirli. Morirò il sei gennaio 1984.”

 

E’ così che Andrea Pazienza descrive in modo scanzonato sè e il suo lavoro, quasi predicendo la sua morte che avvenne esattamente 4 anni dopo, il 16 Giugno 1988, nella casa di Montepulciano.

Una personalità estremamente eclettica, la cui genialità e sensibilità sconvolse i genitori già da piccolo quando, a 12 anni, mostrò loro un disegno del suo funerale.La madre turbata gli chiese perchè nel disegno c’era gente che rideva e lui rispose: Mamma, c’è sempre qualcuno che è contento.

Consapevoli del suo straordinario talento, Andrea proseguì gli studi superiori al Liceo Artistico di Pescara e in seguito, si iscrisse al DAMS di Bologna, città che ebbe una grande influenza per la sua crescita artistica e spirituale; infatti, furono proprio le contestazioni giovanili bolognesi che fecero da sfondo al suo primo fumetto “Le straordinarie avventure di Penthotal“, il cui il protagonista è il narratore, cioè Andrea stesso, che disegna senza alcun tipo di consequenzialità diverse storie che rappresentano il suo caos mentale e fisico durante quegli anni.

In questo periodo si avvicina a grandi nomi, come il fumettista Tanino Liberatore, e fonda il mensile Frigidaire in cui compare per la prima volta il personaggio di Zanardi. Un personaggio che divenne presto famoso perchè particolarmente empatico con la generazione di giovani bolognesi della fine degli anni Settanta, poichè è la classica rappresentazione di un ragazzo senza ideali in un’ epoca di rivoluzioni considerate inutili, estremamente annoiato dalla vita che, per destarsi da questa noia, fa del male alle altre persone.Come lo descrive Pazienza: “La caratteristica principale di Zanardi è il vuoto. L’assoluto vuoto che permea ogni azione.”

 

Un vuoto che forse lo stesso Andrea si porterà dietro per tanti anni, anni costellati di successi, in cui firma diverse locandine di film (tra cui “La città delle donne” di Federico Fellini) e di album e grandi collaborazioni, come l’indistruttibile amicizia nata con Roberto Benigni durante la sceneggiatura del film “Il piccolo diavolo”, che poi il comico gli dedicherà.
Un vuoto che la madre vede nei suoi occhi quando lo va a trovare a Bologna dicendogli “Non sei più l’Andrea di mamma”.

Ormai lontani i giorni in cui Paz trascorreva le sue amate estati sul Gargano con una tranquilla spensieratezza, Andrea viene catturato dal vortice dell’eroina. E’ proprio con il suo “Gli ultimi giorni di Pompeo” che viene fuori un’immagine cruda e reale di una vita scandita dalle dosi, dalla rabbia per essersi autodivorato e dall’orgoglio di non voler mai cedere del tutto al senso di colpa.Un capolavoro che brucia e che fa comprendere appieno a chiunque lo legga quale sia la spirale di godimento e di autodistruzione che lega un essere umano alla “roba”.

La sua vita ormai gli stringe, Paz non è più il ventenne che ha conquistato intere generazioni con i suoi capolavori e non è più il giovinetto con il visino seducente che ha fatto innamorare tante ragazze: è diventato l’ombra di sè stesso e, il 16 giugno di ventisette anni fa viene trovato morto, forse per overdose.
Al padre confida il suo grande desiderio “Se mi dovesse succedere qualcosa, voglio solo un po’ di terra a San Severo, e un albero sopra”, quasi come un’ ormai inesaudibile richiesta di voler tornare alla purezza che ha contraddistinto i suoi anni più felici nella città in cui è nato.
Oggi la genialità di Paz è celebrata in tutta Italia, molte sono le mostre organizzate con i suoi disegni e molti sono i giovani che continuano ad appassionarsi ai suoi personaggi e ai suoi fumetti, quasi come se rivivessero in essi quell’insofferenza interiore, ancora oggi estremamente presente nell’animo umano, che solo Paz è riuscito a trasferire su carta attraverso matita e colori.
“Vuoi mettere risorgere,risorgere,risorgere”.  ( Pompeo )

 

 

 

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