#OvunqueProtetti: Vinicio Capossela si racconta alla città di Macerata

di Martina Romano. Una lunga fila, teatro pieno e persino numerose contestazioni. Questa era la situazione nella piazza della città lo scorso giovedì 18 giugno aspettando l’arrivo di uno degli artisti più attesi della 26° edizione del festival della canzone popolare e d’autore Musicultura, il poliedrico Vinicio Capossela, ospite di un incontro/racconto all’interno del progetto “Ovunque protetti” il quale prevedeva anche l’allestimento di un percorso espositivo nelle sale degli antichi forni volto a ripercorrere, attraverso foto e video, alcune tappe della carriera dell’artista giunta ormai al 25° anno di attività.

Un eterno viaggiatore che si racconta, Capossela apre la valigia dei suoi ricordi e accompagnato dal suono di uno strumento a lui molto caro, la fisarmonica, ci rende partecipi di momenti, luoghi e incontri che hanno caratterizzato il suo cammino.
Inizia proprio dal principio la narrazione di questo suo viaggio, dall’audace scelta del nome da parte del padre che decide di chiamarlo “Vinicio” rompendo così l’importantissima tradizione dei nomi di famiglia, lasciandosi ispirare dalla passione che aveva per i 45 giri di “Vinicio Fisarmonica e Ritmi” oltre che dal nome del protagonista del kolossal di Mervyn LeRoy “Quo Vadis?”.

Mosso forse da questa domanda (dove vai?) l’animo irrequieto dell’artista trova come risposta l’intraprendere viaggi che lo portano alla scoperta degli altri e di sé stesso, di un mondo da raccontare con la musica e con le parole.
Un viaggio che lo porta alla scoperta della musica rebetika, espressione di una Grecia chepreferisce avere rabbia più che paura”, fino ad arrivare in un’America che vede come un “immenso fondale scenografico nel quale si amplificano le solitudini, un luogo dove si è soli in modo più epico” e da questi luoghi ogni volta ripartire per ritrovare la sua Itaca, che definisce come “unica e possibile quella che abita in una lingua, in un racconto. Quel punto di partenza in cui si torna inevitabilmente cambiati”.

Sul palco ad accompagnare il nostro “viandante narratore” lungo la strada del suo racconto, ci sono le domande del giornalista e critico Jhon Vignola, le letture del poeta Ennio Cavalli e l’intervento del professor Marcello La Matina e di due studenti, Andrea Mangiola e Benedetta Castellani, pronti ad esporre alcune delle domande lasciate dai visitatori in un apposito spazio della mostra.

Dopo aver risposto ai dubbi e le curiosità degli ammiratori, Capossela si cimenta nella lettura di alcuni brani tratti dalla sua ultima fatica letteraria: “Il paese dei coppoloni”, romanzo candidato al premio strega 2015 dall’editore Feltrinelli, un romanzo che, anche grazie al linguaggio utilizzato, sembra provenire da un tempo lontano e dove non si può non notare il forte legame con la terra, quella dei padri.

L’incontro volge dunque al termine e l’artista decide di salutare e ringraziare per l’accoglienza sedendosi al pianoforte per suonare una delle sue ultime canzoni: Ovunque proteggimi, un regalo davvero molto apprezzato e ricambiato da un caloroso applauso da parte di tutto il pubblico presente.

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